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5 film che mostrano il lato più autentico e pericoloso della montagna

Una scena tratta dal film Everest

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Vette imbiancate, laghi ghiacciati, freddo pungente che ti arrossa il naso, mercatini: è decisamente il perfetto starter pack per una cartolina natalizia.  E, sappiamo bene, quanto in questa atmosfera sia importante lo sfondo, soprattutto se è fatto da bellissime montagne innevate.

Ma la montagna non è solo sfondo. La montagna è meta, è luogo di meditazione (Conosci le Le Guide di Headspace?), è luogo di pace. Lo sanno bene i tanti che dedicano la vita a scalare quelle vette meravigliose. Purtroppo, come spesso accade, la montagna diventa anche luogo di disastri e sopravvivenza, di storie che a volte riescono ad avere un lieto fine e a volte terminano in tragedie.


In occasione della giornata internazionale della montagna, vogliamo proporvi 5 film che vi raccontino queste storie. Ecco, per voi, 5 film che mostrano il lato più autentico e pericoloso della montagna.

1. 127 ore

127 ore
Credits: 20th Century Fox

Diretto da Danny Boyle, 127 ore è un film che racconta la storia vera di Aron Ralston, durante un’escursione in montagna. Durante una discesa in un canyon nello Utah, un masso si stacca e gli blocca il braccio destro contro la parete rocciosa. Aron rimane intrappolato da solo, con poca acqua, pochissimo cibo e nessun modo per ricevere aiuto. Nei giorni seguenti cerca disperatamente di liberarsi, registra messaggi per la sua famiglia e combatte contro fame, sete, allucinazioni e disperazione. Quando ormai è allo stremo, dopo 127 ore di prigionia, decide di fare l’unica cosa che può salvarlo: amputarsi il braccio con un piccolo coltellino. Riesce poi a uscire dal canyon, incontra altri escursionisti e viene salvato.

Il film racconta di un’esperienza intensa e claustrofobica in montagna, che riesce a essere coinvolgente nonostante la storia si svolga quasi tutta nello stesso punto. James Franco offre una delle interpretazioni più potenti della sua carriera. Il film racconta non soltanto una tragedia, ma anche un viaggio interiore: sopravvivenza, rimpianto, resilienza e riscoperta del valore dei legami. È duro, a tratti difficile da guardare, ma estremamente efficace. Il film è considerato molto fedele ai fatti reali, anche perché Aron Ralston ha collaborato personalmente alla produzione. È infatti considerata come una delle trasposizioni più accurate e rispettose di una storia vera nel cinema recente.

2. Everest

everest
Credist: Universal Pictures

Everest è un film sulla montagna spettacolare e cupo. Racconta la tragica spedizione avvenuta nel maggio 1996, quando due gruppi commerciali, la Adventure Consultants guidata da Rob Hall e la Mountain Madness di Scott Fischer, tentano di raggiungere la vetta più alta del mondo. Il film segue vari alpinisti, tra cui Rob Hall, il postino texano Beck Weathers, il giornalista Jon Krakauer e lo stesso Scott Fischer. Dopo giorni di acclimatamento, affrontano l’ascesa finale, ma una serie di ritardi e imprevisti li porta a trovarsi ancora in quota quando sopraggiunge una tempesta violentissima. La bufera trasforma la salita in una lotta per la sopravvivenza. Alcuni riescono a salvarsi, altri, tra cui Rob Hall e Scott Fischer, non torneranno mai al campo base.

Il film ha una resa visiva impressionante: paesaggi, suoni e condizioni estreme sono ricostruiti in modo molto realistico. Il tono è sobrio e rispettoso, senza sensazionalismi inutili. È un film che non cerca un singolo eroe, ma racconta la fragilità umana di fronte a una montagna che non perdona. Probabilmente, chi non conosce la vicenda, potrebbe desiderare spiegazioni più dettagliate sui fattori tecnici del disastro. Infatti, il film è considerato abbastanza fedele ai fatti reali della tragedia del 1996, ma con alcune semplificazioni. Nel complesso è un film sulla montagna potente, realistico ed emotivamente forte.

3. North Face – Una storia vera

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Credits: Archibald Enterprise Film Srl

North Face – Una storia vera è un film sulla montagna teso, realistico e drammatico, che si concentra sulla brutalità autentica dell’alpinismo degli anni ’30. È ambientato nel 1936 e racconta il tentativo di scalata della parete nord dell’Eiger, una delle più difficili e pericolose delle Alpi. I protagonisti sono due alpinisti tedeschi, Toni Kurz e Andreas Hinterstoisser, amici e compagni di scalata. Sulla montagna incontrano anche una squadra austriaca. Quando le condizioni del tempo peggiorano, i quattro si ritrovano a collaborare per sopravvivere. Una tempesta devastante li sorprende sulla parete nord e uno dopo l’altro i membri della spedizione muoiono, finché rimane solo Toni Kurz. Nonostante gli sforzi dei soccorritori, muore poco prima di poter essere raggiunto.

Tra i suoi punti di forza vi è la resa dell’atmosfera cupa e realistica, realizzata grazie all’uso di location vere e alla ricostruzione fedele dell’attrezzatura dell’epoca. Il film può contare su un buon equilibrio tra storia umana e ricostruzione tecnica della scalata. La scena finale con Toni Kurz è estremamente intensa e rispettosa della realtà storica. Il film è ampiamente fedele alla reale tragedia della parete nord dell’Eiger del 1936, ma presenta alcuni elementi romanzati. Possiamo dire che nel complesso è un film sulla montagna coinvolgente, triste e molto immersivo.

4. Touching The Void

touching the void
Credits: FilmFour, UK Film Council, Channel 4, PBS, Darlow Smithson Productions

Touching the Void è una delle rappresentazioni dell’alpinismo più realistiche mai portate sullo schermo. Diretto da Macdonald, è un film sulla montagna che racconta la vera vicenda degli alpinisti Joe Simpson e Simon Yates, impegnati nel 1985 nella scalata della parete ovest del Siula Grande. È un ibrido tra documentario e ricostruzione drammatizzata (Scopri – Le 5 migliori docuserie crime uscite su Netflix nell’ultimo periodo): Simpson e Yates raccontano in prima persona gli eventi. I due raggiungono la vetta, ma durante la discesa Joe scivola e si frattura una gamba. Simon tenta di calarlo, finché, senza saperlo, lo cala oltre uno strapiombo. Tenuto solo dalla corda, sotto una bufera e convinto che entrambi sarebbero morti, Simon prende la decisione più difficile: tagliare la corda. Joe precipita in un crepaccio, ma sorprendentemente sopravvive. Con la gamba rotta e in condizioni disperate, riesce a trascinarsi per chilometri verso il campo base.

La regia è essenziale ma potentissima. La narrazione è asciutta, senza romanticismi o eroismi forzati: la montagna è mostrata come un ambiente ostile e brutale. Inoltre, il film riesce a rendere con grande intensità la psicologia della sopravvivenza, la solitudine totale, la disperazione e il limite umano. È un film sulla montagna estremamente coinvolgente, crudo e autentico. Il film è considerato quasi totalmente fedele ai fatti veri; infatti, si basa sul libro autobiografico di Joe Simpson, Touching the Void. È un film autentico, spietato e molto vicino alla realtà, sostenuto dalle testimonianze dirette dei protagonisti, risultando uno dei più potenti racconti di sopravvivenza nella storia del cinema.

5. The Summit

the summit
Credits: Image Now Films, Pat Falvey Productions, Passion Pictures, Diamond Docs

The Summit, diretto da Nick Ryan, è un docu-film sulla montagna che racconta gli eventi dell’1 agosto 2008, quando diverse spedizioni internazionali tentarono insieme la scalata al K2, una delle montagne più pericolose del mondo. Il documentario alterna: interviste ai sopravvissuti, ricostruzioni drammatizzate degli eventi sulla montagna e filmati reali girati durante la spedizione, soprattutto da Gerard McDonnell, alpinista irlandese. La narrazione segue la confusione dei gruppi lungo la via degli Abruzzi, i ritardi dovuti alla fissazione delle corde, e infine la serie di incidenti concatenati che portò al disastro. Il film dedica particolare attenzione alla morte di Gerard McDonnell.

The Summit è un documentario potente e angosciante, uno dei più intensi sul tema dell’alpinismo. Le ricostruzioni sono ben realizzate e rendono chiara la complessità della situazione sul K2. Inoltre, le testimonianze dirette dei sopravvissuti aggiungono autenticità e prospettive spesso contrastanti. È un documentario molto accurato dove può esserlo, ma inevitabilmente ricorre a interpretazioni quando mancano testimonianze dirette. La tragedia del 2008 è complessa e piena di versioni contrastanti: The Summit le raccoglie, ma deve comunque modellarle in una narrazione coerente.

Come abbiamo visto, questi film fanno della montagna non un semplice sfondo delle vicende, ma la rendono vera è propria protagonista. Non c’è dubbio che anche lei abbia un’anima. La montagna è presenza imponente, da amare, quanto da temere. “Nella montagna c’è la libertà, la purezza, la bellezza. Ma chiede in cambio rispetto” e queste narrazioni mettono al centro l’umanità e la vulnerabilità dei protagonisti di fronte alla grande forza delle vette da scalare.

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