3. L’ironia dei fratelli Coen non viene mai tradita

Come si diceva, la novella spettatrice ingenua si porta dietro la presunzione di affermare che poteva bastarle il film dei fratelli Cohen, per conoscere Fargo e l’universo che gli gira intorno. Niente di più sbagliato, adesso lo sa. Ma da brava cinefila anche un po’ snob (più di quanto vorrebbe) apprezza il richiamo continuo che la serie Fargo fa al film in questione, da cui tra solo ispirazione e mai i veri dettagli della trama. E quindi la sola vista di Billy Bob Thornton, tanto caro ai Cohen, e di tutta quella bella violenza gratuita, la gratificano. Non perché abbia mire perverse, sia chiaro; per il semplice fatto che la serie Fargo abbia quella parvenza cinematografica di cui pare andare tanto orgogliosa. Vedendo la prima stagione, infatti, si nota subito come i registi di riferimento non si tradiscano, ma anzi si utilizzino come metro di paragone. Soprattutto nell’uso di una certa sferzante ironia e di una narrazione improntata su personaggi perlopiù bizzarri, che si relazionano molto spesso ad un mondo quasi più bizzarro di loro. Insomma, la novella spettatrice ingenua della prima stagione di Fargo, apprezza l’impronta cinematografica, soprattutto perché può notarla e far notare agli altri che l’ha notata.
4. Quanto conta la volontà di un solo uomo?

Lester Nygaard è il protagonista della prima stagione di Fargo, ma poi non lo è più. Poi torna ad esserlo. Insomma, ha i suoi alti e bassi ma di certo è uno dei personaggi predominanti ed è anche uno di quelli che ci porta ad apprezzare la sferzante narrazione che Noah Hawley riprende dai fratelli Cohen. Lester non sa chi è, e ci trasmette benissimo il suo senso di inadeguatezza rispetto alla sua stessa vita e al mondo in cui vive. Lester è la novella spettatrice ingenua, solo che lui ne è consapevole. Il paradosso più grande di Fargo sta proprio nel dare una grandissima importanza alle scelte di un uomo, mentre il resto del mondo sembra restare a guardare. La novella spettatrice ingenua sa che Lester è un personaggio che funge da espediente per una visione del mondo piuttosto distorta, ma non vuole ammettere che ci si rivede in molte cose. Chi non vorrebbe che venisse eliminato un problema con un cenno impercettibile della testa? E, quindi, anche se non vuole, la novella spettatrice ingenua empatizza con Lester Nygaard. E si sente in colpa per questo. Perché la volontà di un uomo non dovrebbe smuovere così tanto l’universo. Eppure lo fa, in silenzio e nell’ombra. Come nei migliori horror che la novella spettatrice ingenua non ha visto.





