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Nate, il re fragile di Euphoria

Nate Jacobs in una scena di Euphoria

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Nel vortice emotivo e viscerale di Euphoria, Nate Jacobs (Jacob Elordi) emerge come una figura tanto tragica quanto, atrocemente, magnetica: il re fragile di una giungla adolescenziale dominata da fragilità e illusioni. Dietro l’aspetto atletico e la maschera del ragazzo perfetto, Nate porta con sé un tumulto interiore fatto di pugni repressi, ambizione feroce e desiderio di controllo. Questo personaggio non è altro che l’incarnazione delle tensioni che travolgono l’uomo moderno: l’impetuosità del maschile che teme la fragilità, l’emersione delle paure che fan tremare il trono di chi, in apparenza, comanda tutto. Qui esploriamo la parabola di Nate: come la sua regale fermezza non sia che un fragile equilibrio su cui si posa, sussurrando, la voce corrosiva dell’insicurezza e della violenza.

In un mondo saturo di immagini perfette e virali, Nate incarna l’iper-mascolinità tossica, ma anche la sua dissoluzione: re in frantumi che rivela progressivamente le crepe sotto la corona. Confronti mortali, gelosie narcotiche, rabbia che si trasforma in ossessione. Seguendo la sua evoluzione, analizziamo come Euphoria intrecci la storia di Nate a quella della contemporaneità, tra stereotipi, trauma intergenerazionale, bisogno di riconoscimento. Mettendo a nudo il re fragile, scopriamo che il vero trono non è la forza, ma la capacità di sentirsi vulnerabili senza cedere al vuoto.

Euphoria e l’incarnazione della fragilità della mascolinità tossica

Nate Jacobs di Euhporia
credits: HBO

Nate Jacobs appare inizialmente come il ragazzo perfetto: bello, atletico, sicuro di sè. Il re della scuola. Con accanto la sua regina, Maddy Perez (Alexa Demie). Ma dietro alla facciata si annida un mare in tempesta, generato dalla disfunzione familiare e dalla volontà di dominare un ambiente percepito come ostile. La sua figura è plasmata da un padre autoritario, che non accetta le proprie responsabilità. Insieme a Nate, attorno all’ingombrante figura paterna ruotano un fratellastro misterioso e una madre piena di tensioni non espresse, vittima anche lei di un marito represso e violento.

Nella lezione di questa Serie, Nate diventa sovrano di un regno emotivo che ha un solo comando: controllo assoluto. Eppure, il suo regno è retto su sabbie mobili. La fragilità emerge nei momenti di cedimento: esplosioni violente, fughe notturne, manipolazioni di chi gli sta attorno (Maddy in primo luogo; in seguito Jules Howard e Cassie Howard). Il contrasto tra la facciata e la frattura interna è ciò che rende questo personaggio tragicamente drammatico.

In un contesto adolescenziale dove predominano perfetti feed social e status virtuali, Nate risponde con prestanza fisica e intimidazione, ma anche con cadute psichiche che confermano la sua esistenza. Ha bisogno di essere temuto, desiderato e ammirato. Quando questi elementi vacillano, la sua fragilità prende il sopravvento, e il re cade: nell’autoinganno, nella rabbia, nell’autodistruzione.

Manipolazione, desiderio, violenza: il grido della fragilità

La sua dinamica con Jules è esemplare. La tensione tra desiderio, controllo e insicurezza si manifesta con forza: Nate tenta di piegare Jules alla sua volontà, ma ogni sforzo rafforza il suo senso di inadeguatezza. Nel momento in cui Jules sfugge, il re si sente tradito, spodestato. Allo stesso modo, la convivenza con Maddy è schermaglia amorosa e battaglia di maschere: Maddy lo ama come vorrebbe essere amato lui stesso – con forza, possesso, controllo. Ma questa relazione è destinata, come abbiamo visto, a implodere. Lo scontro di gelosia e violenza che entrambi portano nel loro rapporto è incontrollabile.

Euphoria non evita l’incubo, ti fa a pezzi: assistiamo a viaggi nell’odio, nella vendetta, nella rabbia che si manifesta come brutalità fisica e psicologica. Ma in Nate, la violenza è l’espressione estrema della fragilità. Un grido a cui segue poi una atroce consapevolezza: non conoscere altro modo di amare. Il linguaggio della violenza, sia psicologica che fisica, è l’unico che abbia mai conosciuto. E la replica è inevitabile.

Nate e Maddy in una scena di Euphoria
credits: HBO

Lo specchio sociale di una mascolinità fragile

Nate è lo specchio degli stereotipi tossici: forza, dominio, controllo, silenzio emotivo. Tuttavia, Euphoria compie il gesto radicale di mostrarne gli effetti disastrosi: sull’individuo, sulle relazioni, sulla psiche. In lui, la mascolinità tossica non è cliché, ma trauma incarnato, un’eredità che diviene rovina personale. Il retaggio del controllo patriarcale emerge quando il re si sfalda e le sue insicurezze lo travolgono come uno tsunami inarrestabile.

Nel corso delle stagioni, la narrazione di Nate segue un tragitto discendente: dalla convinzione di dominare a pezzi, alla crescente dissoluzione. È un percorso che riflette le fratture nella mascolinità della società contemporanea. Euphoria mostra l’inevitabile crollo in tempo reale, attraverso lo sguardo di Nate che perde il potere e si ritrova fragile, solo, persino spaventato. In primis da sé stesso.

Cosa attende Nate Jacobs: redenzione o ulteriore disastro?

Il futuro narrativo di Nate è aperto. Può trovare una forma di redenzione, riconoscere il proprio dolore e rompere il ciclo, oppure precipitare nel disastro definitivo. Euphoria sembra suggerire che la rabbia può diventare consapevolezza, ma solo se il re fragile accetta di cadere e, attraverso la caduta, impara ad alzarsi.

Nate, il re fragile di Euphoria, non è solo un personaggio: è specchio dell’adolescenza contemporanea, crocevia tra maschile, vulnerabilità, violenza e ricerca di sé. La sua fragilità regale è denuncia e via di salvezza. Il dolore che non teme di non riuscire a reggere la corona, ma che forse può insegnare che la forza è anche smettere di fingere di non farcela. In questa luce, Nate non è solo un re che vacilla: è un richiamo potente alla complessità, alla necessità di abbattere troni costruiti su menzogne. Per ricostruire una nuova immagine svincolata da catene e retaggi debilitanti anche per il maschile.