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Riusciremo mai ad andare avanti senza Don Matteo?

Don Matteo

Tra i quadri più celebri di Paul Gauguin, ne spicca uno dalle forti atmosfere tahitiane. Il titolo di questa tela è emblematico e contiene al suo interno alcuni dei massimi quesiti esistenziali dell’umanità: da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Nel lontano 1897 però, Gauguin si macchiò della colpa di aver omesso fra queste domande, una delle più fondamentali: riusciremo mai ad andare avanti senza Don Matteo? Un quesito che attanaglia molti e che, a differenza degli insoluti millenari quesiti citati dal pittore impressionista, ha fortunatamente una risposta. Una risposta chiara, secca, lampante: no.

Don Matteo esordisce nei palinsesti Rai il 7 gennaio del 2000 e da quel giorno non se n’è mai più andata.  Dodici stagioni, con una tredicesima in fase di produzione, che hanno accompagnato gli spettatori di Mamma Rai per oltre vent’anni, affascinando grandi e piccini, senza mai far perdere l’interesse di differenti generazioni. Ma a cosa si deve questo incredibile e duraturo successo? Indubbiamente alla struttura vincente delle puntate di questa serie, un vero e proprio archetipo che verrà ripreso più volte dalle serie Rai degli anni a venire. Se ci pensate, da una puntata di Che Dio ci aiuti (ma non solo) a una di Don Matteo, della struttura cambia realmente poco: abbiamo un mistero alla base, contornato da situazioni comiche e storie d’amore e riscatto e un’inevitabile risoluzione.

Una ricetta, che nella sua disarmante semplicità, continua a funzionare anno dopo anno. Per questo motivo, possiamo definire Don Matteo come una “figura cristologica” del panorama seriale, visto che dalla sua messa in onda, ci ritroviamo a parlare di un avanti Don Matteo (a. D. M.) e di un dopo Don Matteo (d. D. M.)

Ma la detective story alla base, non funzionerebbe se non fosse per tutto quel familiare contorno che l’immaginario di Don Matteo ha saputo creare. Cosa faremmo senza le geniali uscite del Maresciallo Cecchini? Un personaggio che Nino Frassica è riuscito a plasmare a sua immagine e somiglianza, in grado di trasportarci in vent’anni di situazioni assurde, comicamente surreali e, anche quando molto simili tra di loro, sempre fresche e divertenti. Cosa faremmo senza la nostra amata Natalina, la burbera perpetua di Don Matteo? Nervosa e insofferente, ma dal grande cuore. Un grande personaggio che, grazie all’aiuto del sagrestano Pippo e dei piccoli ospiti che animano la canonica, ci ha trasportato in situazioni assurde che ci hanno sempre fatto sbellicare dalle risate. Come dimenticare la puntata in cui Natalina incontra su un sito di incontri quello che crede possa essere l’uomo da lei tanto desiderato, per poi scoprire che altri non si trattava che dello stesso Pippo?

E che dire dei capitani? In principio integri e ligi all’ordine, si lasciano presto tutti andare di fronte all’irresistibile compagnia di un amico come il Maresciallo Cecchini. Anceschi, Tommasi e Olivieri sono anche accomunati da una generale goffaggine nel gestire le loro relazioni amorose, ma, paradossalmente anche grazie alle grottesche situazioni create dall’aiuto del Maresciallo, alla fine riescono sempre a trovare il loro happy ending o quantomeno nel caso dei primi due! Con il Capitano Olivieri è infatti ancora tutto in divenire: che succederà all’interno della tredicesima stagione? Personaggi di contorno forse, ma essenziali per l’equilibrio della serie, indispensabili per creare quel clima di estrema familiarità che solo in una serie tv come questa possiamo sperare di trovare.

E poi? E poi c’è quel detective in tonaca, che, con quel tono pacato e quell’espressione unica, non sbaglia mai un colpo. Con intuizioni in grado di far invidia anche al ben più celebre Sherlock Holmes, Don Matteo risolve i crimini più intricati quando ancora i carabinieri brancolano nel buio più totale. Ma non si ferma qui, perché il sacerdote non si limita a risolvere i casi, ma si spinge oltre, facendo una cosa tanto semplice quanto poco scontata: perdonare i colpevoli. Un qualcosa di unico all’interno del genere crime, un’idea vincente che tanto successo ha garantito alla serie Rai non solo nel nostro Paese, ma anche all’estero. Non importa quanto efferato sia stato il crimine, quali le ragioni che hanno condotto il colpevole a compiere le atrocità, Don Matteo sarà sempre lì, pronto a perdonare e a confortare quelle anime smarrite, ma non perse, ad accoglierle nel suo abbraccio di compassione. Così ad ogni puntata, dopo tante risate, quando giunge il momento del sentito discorso del prete-detective, beh, la lacrima scende in automatico.

Troppo forte Don Matteo!

– Maresciallo Cecchini

A questo punto, sorge spontanea la domanda: cosa succederà ora che l’amatissimo Terence Hill passerà il testimone a Raoul Bova aka Don Massimo? (qui tutte le novità sulla prossima stagione) Molti abbandoneranno probabilmente la serie, perché Don Matteo, dall’alto del suo eterno carisma, il capello biondo e le sagge parole, risulta essere una figura davvero insostituibile. Ma certo è che, qualora la serie continuasse a seguire quel suo così caratteristico archetipo, il prodotto non perderà in qualità e il seguito del pubblico non diminuirà bruscamente di numero. Don Matteo continuerà a vivere, così come vive attualmente nelle trame delle altre serie Rai.

Ora però vi dobbiamo lasciare, sentiamo infatti una familiare canzoncina provenire dalla nostra cucina. È la sigla di Don Matteo, che per tutta l’estate accompagna i pranzi di milioni di italiani. E che fai, te ne privi?

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