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Che peccato, Dollface

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Attenzione, l’articolo contiene riferimenti alla seconda stagione di Dollface. Evitate la lettura se volete evitare spoiler.

Eccoci qui, a distanza di più di due anni dalla prima stagione di Dollface. Come dimenticare il quartetto strampalato di amiche composto da Jules, Madison, Izzy e Stella? L’ultima volta le avevamo lasciate al matrimonio della sorella di Jeremy, l’ex di Jules. Un evento che le aveva unite più che mai nonostante fossero moralmente a pezzi. Da allora la situazione, però, non è migliorata, anzi è addirittura peggiorata. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato una pandemia che ha portato con sé una serie di inevitabili cambiamenti. È innegabile come questi ultimi abbiano impattato in maniera forte sull’umanità e, in questo caso, sulle giovani generazioni acuendo sentimenti di ansia e inadeguatezza. La creatrice di Dollface, Jordan Weiss, è sempre stata attenta alla contemporaneità e alle problematiche che affliggono i suoi coetanei. Infatti, già con la prima stagione la produzione Hulu ha dimostrato, con un piglio originale, di trattare tematiche importanti: ricordiamo quella relativa all’abuso dei social, all’inadeguatezza di giovani adulti che non si sentono all’altezza della loro vita, al rapporto amore-amicizia. Con la seconda, quindi, la casa di produzione non poteva esimersi dal raccogliere la sfida creata dai cambiamenti del mondo post pandemia presentando un prodotto tutto sommato divertente ma che si perde un po’ per strada nonostante il potenziale.

Dollface 2

Dollface 2 si apre in maniera esilarante ma veritiera: le prime inquadrature mostrano lo spaccato di due anni di vita di ragazze che durante il lockdown si sono lasciate un po’ andare sprofondando in un abbruttimento un po’ goffo. Ma dimostra anche che non bisogna disperare perché non tutti i mali vengono per nuocere: il periodo di stop forzato fornirà ad alcune la spinta per ricominciare. Tra tutte, però, non avremmo mai scommesso sul fatto che a ripartire in quarta sarebbe stata proprio la nostra Jules dato che l’abbiamo conosciuta come asociale per natura e profondamente impacciata. Contrariamente alle aspettative, la protagonista interpretata dalla frizzante Kat Dennings, evolve in maniera positiva mostrandosi molto più self confident, pronta per avere di più da se stessa e per se stessa sia a livello sentimentale che lavorativo. Convinta che sarebbe stata licenziata da Woom, infatti, si trova a essere vice del CEO della compagnia e sentimentalmente, dopo aver scommesso sulle sue potenzialità, comincia a giostrarsi addirittura tra due ragazzi. Ma Jules, come Madison, è alla soglia del trentesimo compleanno, così comincia anche a fare un bilancio della sua vita tenendo conto della to do list prima della nuova decade.

Cosa non funziona?

Per cominciare, alcune situazioni sono ripetitive e la scrittura si avvale di scenari già visti. Tant’è che anche quando l’evoluzione di Jules potrebbe prendere una piega diversa, mostrandola più sicura a livello sociale e lavorativo, la storyline ricade nel cliché della storia d’amore, vissuta in maniera più matura e consapevole, ma comunque già vista. Inoltre il personaggio di Jules probabilmente non dovrebbe essere così self confident e risoluto. Spieghiamoci meglio: la ragazza, muovendosi con sicurezza nella seconda stagione, perde lo stereotipo di nerd un po’ imbranata per il quale i personaggi interpretati dalla Dennings sono famosi, per acquisire quello di girl power. Potremmo quasi affermare che, per quanto l’idea sia buona, il cambiamento marcato di Jules sia un po’ in rotta di collisione con la serie limitando la stessa attrice che non riesce a esprimere il suo potenziale comico appieno. Ciò anche per un’altra ragione: la produzione non è più incentrata sulla bambolina che deve imparare a camminare con le sue gambe dopo una lunga relazione, si tratta di un gruppo coeso, un insieme di Dollfaces che devono riprendere in mano la loro vita per diventare adulte. Quindi, quella che era una serie incentrata sul personaggio principale diventa serie corale, che potrebbe anche essere interessante, ma in realtà non sfruttando tutte le buone idee appena abbozzate rischia di scomparire tra le altre comedy americane dello stesso genere: divertente ma non memorabile.

Parliamo di Madison, l’amica che cerca di rimettersi in piedi puntando tutto sulla carriera lavorativa ma senza fortuna. Nella prima stagione è un personaggio di successo a cui Jules guarda anche con un po’ di sana invidia, ora è l’esatto opposto. È probabilmente colei che soffre di più la seconda stagione: il suo, infatti, diventa un iter prevedibile, scontato e a tratti un po’ macchinoso. Non la aiuta nemmeno la spalla che la produzione le affianca per far ingelosire Jules, l’amica di una vita. Il personaggio di Ruby, infatti, convince poco: manca di carisma se paragonato alle altre ragazze della serie.

Per quanto riguarda Stella e Izzy, possiamo affermare che i loro percorsi evolvono in maniera più positiva, redendo la sottotrama che le riguarda più interessante se paragonata alla precedente. Stella, ad esempio, è una socialite a cui sta stretto il tirocinio nel mondo finanza, quindi decide di rilevare un bar in bancarotta che la porterà anche verso un nuovo amore. La coppia formata con Liv mette in luce un nuovo aspetto della ragazza, ormai matura e disposta a mettere radici. Anche nel momento in cui capisce di essere innamorata decide di non scappare ma piuttosto di instaurare un rapporto con il figlio di lei rinunciando a serate e feste a cui era abituata. Ma Stella in questa stagione sembra quasi rappresentare l’alter ego di Jules. Presentato come un personaggio che ha tutto (bellezza, simpatia, talento per gli affari), risulta un po’ finto e anche fastidioso. È la leader che il gruppo non mette quasi mai in discussione e nei confronti della quale spesso è piuttosto indulgente.

E poi c’è Izzy. Inizialmente la donna interpretata da Esther Povitsky è presentata come profondamente insicura sotto tutti gli aspetti della sua vita. (Non dimentichiamo che è la stessa che nella prima stagione non ha rivelato il suo vero nome ai colleghi). Durante la pandemia, però, a differenza delle amiche per cui il tempo si è praticamente fermato, è andata avanti e ha intrapreso una relazione sana con Liam, il ragazzo che lei stessa ritiene “troppo”. Troppo bello, troppo intelligente, troppo tutto per quello che lei crede di essere. Così il senso di inferiorità di Izzy, che passa dalla sfera relazionale a quella lavorativa, pervade la seconda stagione di Dollface. È come se la ragazza prendesse il posto di Jules ma portasse avanti, rispetto alla prima stagione, un iter opposto: non parte sola per ricominciare, decide di lavorare su se stessa e per questo di stare sola. Izzy, infatti, a un certo punto prende le distanze da Liam per lavorare sulla sua persona, anche a livello professionale. È quello il punto di svolta che segna la crescita del personaggio e sottolinea il carattere emotivo di una serie come Dollface che non deve solo far ridere e distrarre.

Che peccato, Dollface

Dollface

È proprio il caso di dirlo: la seconda stagione di Dollface poteva essere migliore. Non è un bilancio negativo il nostro, anzi. La serie comunque porta avanti un filone narrativo interessante, ha idee molto buone (sulla carta) e ha il merito di guardare sempre e comunque alla contemporaneità per trattare temi comuni a tutte le giovani generazioni. La paura di non essere all’altezza, di non aver raggiunto obiettivi e traguardi alla soglia di un’età, come quella dei trent’anni, che la società impone, la precarietà dei rapporti in un mondo post pandemico influenzato dai social. È esplicativo come, ad esempio, tutte e quattro le ragazze, ma Jules e Madison in particolare, soffrano della FOMO (fear of missing out) nonché la paura di essere sempre in rincorsa rispetto agli eventi, convinte di essersi perse qualcosa. Sarà questo, d’altronde, il motore dei loro cambiamenti che permetterà loro di portare avanti una presa di coscienza e un’evoluzione psicologica. È tutto giusto e ne vale la pena. Anche perché Dollface è comunque una serie leggera e divertente che sa mixare in maniera ponderata reale e fantastico (pensiamo alla donna gatto o all’aeroporto) ma non ha quel qualcosa in più che avrebbe potuto renderla memorabile. In fondo, lo abbiamo già sottolineato, alcune situazioni sono ripetitive, alcuni scenari sono già visti e il cliché è dietro l’angolo. Quindi, il sequel del prodotto generazionale incentrato sull’amicizia delle 4 ragazze, approdato su Disney+ il 27 aprile, è meno entusiasmante, senza dubbio. Probabilmente ne è consapevole anche la casa di produzione tant’è che non è arrivato il rinnovo per la terza stagione.