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Doctor Who – Il marketing e la scelta del tredicesimo Dottore

Doctor Who

La scelta di Chris Chibnall – nuovo showrunner di Doctor Who che riceverà le consegne dal nostro mai troppo amato/odiato Steven Moffat questo Natale – di scegliere Jodie Whittaker, una donna, come Tredicesimo Dottore non ha mancato di suscitare feroci polemiche. Polemiche che si sono concentrare soprattutto sull’esprimere commenti sessisti e sul blaterare qualcosa a proposito di una certa strategia di marketing che avrebbe messo in atto la BBC.

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È risaputo, infatti, che durante le tre stagioni che hanno visto Peter Capaldi protagonista i ratings si sono abbassati. Complice il fatto che il modo di gestire le storie di Moffat non è apprezzato da tutto il fandom, che Capaldi è “troppo vecchio” (o almeno è considerato così da una parte del fandom), che la BBC ha fatto casini con la messa in onda della nona stagione (orari sempre diversi, ma di base intorno alle 20:00 ora inglese, quando la gente normalmente esce), la situazione è precipitata, per così dire.

Quindi, a rigor di logica, cosa sarebbe sensato fare? Scegliere come nuovo Dottore un attore che accontenti il maggior numero di fan.

E voi credete veramente che Jodie Whittaker sia la scelta più ovvia, la risposta ai problemi della BBC?

Personalmente, viste appunto le critiche feroci che si sono scatenate, unite alla decisione di una parte del fandom di abbandonare Doctor Who senza concedere nemmeno una possibilità né a Chris Chibnall né tantomeno a Jodie Whittaker, a livello di marketing non mi sembra sia stata una scelta esattamente felice.

Volete sapere quale sarebbe stata una scelta felice per Doctor Who? Un attore maschio bianco sui 30 anni, possibilmente belloccio, con magari anche un piccolo fandom personale. Qualcuno come Eddie Redmayne, insomma. Che sì, è troppo costoso e troppo impegnato, ma infatti non dico che doveva essere lui, ma qualcuno come lui.

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Insomma, quel tipo di attore che, come già David Tennant e Matt Smith, attiri proprio quella parte di pubblico che ha abbandonato Doctor Who perché Capaldi era troppo vecchio, troppo poco attraente. Insomma, quelle fangirl che vedono le Serie Tv solo perché c’è un attore figo.

Che, chiariamolo, non è una brutta cosa, eh! Anche io ho scoperto Serie (alcune meravigliose!) perché ci recitava un attore per cui avevo una crush. Ho iniziato Game of Thrones per questo motivo! E va bene, perché alla fin fine guardiamo le Serie Tv nel nostro tempo libero e possiamo farlo per qualunque motivo, che questo sia appunto un attore, una ship ecc.

Quindi se non consideriamo figo il nuovo attore che interpreta il Dottore e non c’è nessun altro motivo per seguire questa Serie, basta mollarla e basta. Altrimenti si scatenano solo flame inutili come quelli su Capaldi, che viene considerato meno di Tennant e Smith, quando in realtà è un attore molto più bravo di loro. E questo non per sminuire gli altri due (bravissimi, eh!), ma perché Capaldi ha una carriera quarantennale alle spalle e un Oscar.

Quello che voglio dire è che Jodie Whittaker non è stata una scelta di “comodo”, una scelta “facile”, una scelta di marketing. Tutt’altro. È la scelta scomoda, il cambiamento radicale, quello che potrebbe persino portare Doctor Who alla chiusura per gli ascolti troppo bassi. E la BBC questo lo sa, ma ha voluto tentare lo stesso.

Per questo mi viene da sorridere quando leggo commenti che classificano questa scelta come fanservice alle SJW (social justice warrior), termine dispregiativo per indicare quelle persone (soprattutto ragazze), che si battono tanto per un ideale da arrivare all’estremismo dello stesso. Perché questo tipo di fan non sono poi tanti e perché le persone maggiormente contrarie al Dottore donna sono – sorprendentemente – donne.

Insomma, i motivi per cui hanno scelto Jodie Whittaker -una donna – come Tredicesimo Dottore possono essere tanti, ma di certo non si tratta di una manovra di marketing.

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Written by Olimpia Petruzzella

Tra un'indagine con Sherlock Holmes e un viaggio e l'altro col Dottore, sono anche riuscita a laurearmi in Archeologia (River, grazie ancora per quella dritta... e per avermi presentato Euripide!) e fare un master in sceneggiatura alla Silvio D'Amico. Perché siamo tutti storie, alla fine. Ed è meglio farne una buona, no?

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