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Doctor Who – La sottovalutazione dei companion maschili

Doctor Who

Tra le tante polemiche che ho sentito e letto dopo l’annuncio di Jodie Whittaker come Tredicesimo Dottore in Doctor Who quella che più mi ha fatto sorridere riguardava la presunta perdita di un personaggio che per cinquant’anni è stato un modello maschile e l’improvvisa esaltazione della figura delle companion.

Mi ha fatto sorridere perché, dopo anni passati in questo fandom, in cui ho visto le companion odiate (il caso più clamoroso è sicuramente quello di Clara Oswald) e sminuite, adesso sono improvvisamente diventate i personaggi più importanti di Doctor Who, quelli che le ragazze dovrebbero tenere come modelli.

Ora, con questo non voglio dire che le companion non siano importanti. Come lo stesso Steven Moffat ha più volte ribadito, le companion sono l’occhio con cui noi vediamo il Dottore. Il rapporto con la companion alle volte aiuta ad accettare il nuovo Dottore (com’è successo quando Nine si è rigenerato in Ten), altre ci rende più complicato farlo (Clara e Twelve nell’ottava stagione non hanno proprio un rapporto idilliaco).

Serie Tv companion

Quello che mi fa sorridere è che, proprio perché le companion sono così importanti, nessuno (o quasi) in dodici anni di New Who si sia lamentato della mancanza di companion maschili. Senza contare che, quando il companion maschile c’è stato, sia stato bellamente sottovalutato. Rory Williams ancora oggi gode di scarsissima considerazione proprio dalla parte maschile del fandom.

E io mi ritrovo a chiedermi perché i ragazzi dovrebbero voler assomigliare al Dottore e non a Rory? Rory Williams è un essere umano decente. Salva e aiuta a salvare vite ogni giorno (è un infermiere e ama il suo lavoro) e il suo unico desiderio (almeno all’inizio) è sposare la ragazza che ama e con cui è cresciuto. Quando il Dottore entra nella sua vita, quando lo segue perché si rende conto che Amy ha bisogno di quelle avventure, ha bisogno del Dottore, inizia anche il suo percorso di crescita.

Diventa man mano meno timido, meno insicuro, più coraggioso. Arriva a sacrificarsi per Amy molte volte (tanto che ci scherziamo tutti sulle innumerevoli volte in cui è morto), ad aspettarla per 2000 anni. Addirittura prende il suo cognome: Amy e Rory sono i Pond, non certo i Williams.

Serie Tv companion

Eppure, Rory è sottovalutato. Anzi, viene considerato un modello più dalle ragazze che dai ragazzi. Così com’è sottovalutato Mickey, che pur non essendo un companion vero e proprio, è un altro personaggio maschile con una crescita incredibile. Perché passa dall’essere un ragazzo di vent’anni che ha paura di tutto a un uomo che combatte per una giusta causa.

Anche Danny Pink, odiato da quasi tutto il fandom, è un brav’uomo. Un uomo normale. Un insegnante di matematica che s’innamora di una collega, che la tratta con rispetto, che la ascolta quando parla e cerca di capirla anche se non sempre è facile perché Clara, viaggiando con il Dottore, ha molti segreti da mantenere. Un uomo il cui amore è capace di resistere non solo alla morte, ma anche alle macchinazioni di Missy e all’alienazione dei sentimenti che essere un Cyberman procura. Un uomo che ha la possibilità di tornare dal mondo dei morti e di riprendere la sua vita da dove l’ha interrotta, passandola insieme alla donna che ama, ma che cede la sua possibilità a un bambino.

Danny Pink companion

Insomma, Danny Pink è un eroe, un modello, eppure il fandom preferisce detestarlo. Come detesta Clara perché è troppo protagonista, perché è rimasta per troppo tempo, perché assomiglia troppo al Dottore, perché lo rimprovera, perché l’ottava stagione è troppo incentrata su di lei. E a odiarla, spesso, sono proprio le stesse persone che adesso esaltano la figura della companion come vera protagonista di Doctor Who – nonostante cambi più spesso del Dottore e nonostante l’attrice che la interpreta possa competere solo nella categoria best supporting actress.

È come dire che in Sherlock Sherlock e John sono coprotagonisti (cosa che peraltro non è troppo lontana dal vero), ma comunque la serie prende il nome di Sherlock appunto, e Martin Freeman viene candidato come best supporting actor esattamente come Andrew Scott, nonostante il personaggio di Jim Moriarty appaia molto meno e abbia un ruolo molto meno rilevante rispetto a quello di John Watson.

Quello che voglio dire è che le categorie esistono e, che ci piaccia o no, il Dottore è il protagonista di Doctor Who e i companion i coprotagonisti. Il che non significa, ovviamente, che i companion non possano essere scritti bene o recitati bene. Non significa che i companion a loro volta non possano essere eroi.

Rose ha assorbito l’energia della TARDIS, rischiando di morire, per tornare indietro a salvare il Dottore, Martha ha salvato la Terra camminando e raccontando la sua storia per un anno intero, completamente sola, Donna ha preteso che il Dottore salvasse qualcuno anche se l’eruzione del Vesuvio era un punto fisso nel tempo, Amy ha salvato una specie dall’estinzione, Clara ha salvato il Dottore e ha fatto sì che i Signori del Tempo gli concedessero un nuovo ciclo di rigenerazioni, Bill ha salvato la Terra da un’invasione aliena. E questa è solo una minima parte di quello che hanno fatto.

Quindi sì, le companion sono eroine loro stesse, sono personaggi forti e da cui è giusto prendere ispirazione.

Ma la mia domanda è e resta una sola: perché non vale lo stesso per i ragazzi? Perché i ragazzi non possono avere come modello il prossimo companion, se le premesse sono queste?

Leggi anche- Doctor Who: il ritorno del Dottore e la companion che sorride

Written by Olimpia Petruzzella

Tra un'indagine con Sherlock Holmes e un viaggio e l'altro col Dottore, sono anche riuscita a laurearmi in Archeologia (River, grazie ancora per quella dritta... e per avermi presentato Euripide!) e fare un master in sceneggiatura alla Silvio D'Amico. Perché siamo tutti storie, alla fine. Ed è meglio farne una buona, no?

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