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Dexter, condannato a essere solo

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Perdersi, e poi ritrovarsi. Provare a essere liberi, ma con la costante preoccupazione di dover intrappolare un mostro. Il proprio mostro. Quello che prova a divorarti dall’interno, e col quale devi invece imparare a convivere. Per evitare che prenda il sopravvento, e che ti uccida.

La vita di Dexter Morgan è stata, fin dall’inizio, un autentico bagno di sangue. Perchè Dexter nel sangue ci è nato, il sangue di sua madre Laura Moser. Uccisa brutalmente in un container che cambierà per sempre, e in maniera inesorabile, l’esistenza di un bambino inconsapevole. Che sarebbe potuto diventare tutt’altro e invece è condannato a essere questo: un uomo con un mostro al suo interno.

Troppo forte il trauma per essere dimenticato. Troppo forte il dolore, così forte da anestetizzargli i sentimenti. Un meccanismo di difesa attuato dal subconscio, molto probabilmente. O forse altro. Fatto sta che Dexter diventa un sociopatico, e il suo padre adottivo Harry se ne accorge. E non si accorge solo di questo. Capisce che dentro quel bambino apparentemente innocuo, calmo e serafico, si nasconde una bestia assetata di sangue. Lo stesso sangue in cui è nato, lo stesso sangue che lo perseguiterà a vita, obbligandolo a rivivere gli stessi traumi con la morte di sua moglie Rita. Moglie che gli fa anche da madre, ma che come tutte le madri di Dexter, è destinata a scomparire. Avvolta dal sangue, ancora una volta. Una condanna esistenziale alla quale Dexter non sembra avere alcuna possibilità di sfuggire.

Se un mostro non puoi sconfiggerlo, l’unica cosa che puoi fare è accettarlo. Guardarlo in faccia e dirgli che sei più forte di lui. Che riuscirai in qualche modo a sottometterlo, a farlo stare alle tue regole. E questo Dexter fa. Aiutato dal padre Harry, indirizza la sua brama di mietere vittime verso alcune specifiche categorie di esseri umani. Assassini, pedofili, stupratori. Mette la propria ferocia al servizio della comunità, utilizzando il marcio che c’è in lui per fare piazza pulita del marcio che c’è a Miami. Ma lui, in fondo, continua a rimanere intrappolato assieme al suo mostro. Inesorabilmente intrappolato.

Nonostante provi a educarsi a stare all’interno della società, e nonostante ci riesca, Dexter non dà mai l’impressione di essere veramente felice. Non può mai esserlo un uomo costretto a uccidere per sopravvivere. Grazie a Harry ha sviluppato il senso di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma questo non basta per alleggerirlo. Anche perchè si tratta di giusto e sbagliato molto sfumati, creati e codificati ad arte per far coesistere il mondo di Dexter con quello delle persone che lo circondano. Un meccanismo limitato, per un uomo che potenzialmente non avrebbe avuto limiti.

Perchè Dexter è estremamente intelligente e dimostra anche di saper voler bene alle persone, a suo modo. Un modo costretto, a tratti asettico, ma autentico. Il rapporto con la sua sorella adottiva Debra, intenso ai confini del deviante, ne è dimostrazione. Così come ne è dimostrazione il suo sconfinato amore per i bambini, dai figli di Rita a suo figlio Harry Jr. Per i bambini, Dexter ha un senso di protezione estremo. Non è un caso che i pedofili siano tra le sue vittime preferite. Sempre la condanna, che ritorna implacabile. Perchè l’atipico serial killer, proteggendo i bambini, sublima l’idea di voler proteggere se stesso. Che da bambino è stato privato della possibilità di scegliere chi sarebbe potuto diventare. Chi sarebbe voluto diventare.

Dexter

Non un tecnico della scientifica che ha a che fare dalla mattina alla sera col sangue, probabilmente. Anche quella è l’ennesima condanna a cui deve sottostare. Con la quale deve convivere. Il suo trauma si trasforma nel suo talento, arrivando ad atteggiarsi a naturale predisposizione. Ma di naturale non può esserci niente in un uomo che ha visto sconvolgere davanti a se il corso degli eventi ancor prima che gli eventi cominciassero a esistere.

E così Dexter vive, e per vivere uccide. Si costruisce una perfetta routine per non farsi beccare mai, come gli aveva insegnato suo padre Harry. Morto anch’esso, guarda caso. Tutti muoiono attorno a Dexter, che sia per mano sua o per mano di qualcun’altro.

Ha degli amici. Ha delle fidanzate, ma a parte Rita sono tutte donne che nutrono il suo mostro interiore, piuttosto che aiutarlo a controllarlo. Lyla la più pericolosa, e costretta a una fine tragica inflittagli dallo stesso Dexter. Hannah, invece, la più ammaliante, quella a cui Dexter proprio non riusciva a resistere: troppo simili in tutto, troppo connessi in tutto. Sarà di fatto a lei che Dexter affiderà suo figlio Harrison, e sarà per lei che rovinerà definitivamente la sua vita. E quella dell’amata sorella Debra, morta per troppo amore. E straziantemente consegnata al mare in tempesta.

Condannato a vita a non scoprire mai se stesso, ma soprattutto a non scoprire mai chi sarebbe stato davvero. Dexter è stato privato di questa possibilità. Talvolta sembra come un alieno sceso sulla terra. Non dotato dei sentimenti tipici di qualsivoglia essere umano medio, ma provvisto di una grande capacità analitica e autoanalitica. E come un alieno intelligentissimo sceso sulla terra, analizza sempre a fondo tutto ciò che gli sta attorno. Senza capirlo mai davvero, però. Senza riuscire a capirlo intimamente.

Condannato, sempre e comunque. Al punto tale che la condanna gli sembra, alla fine, l’unica soluzione possibile. Smette di lottare col proprio mostro, si fa vincere. Si isola dal mondo, perchè al mondo ha portato solo morte e distruzione. Anche se non voleva, anche se probabilmente, senza quel bagno di sangue iniziale, il suo destino sarebbe stato completamente diverso. Dexter si condanna all’eterna solitudine, per non far rivivere a suo figlio Harry i suoi stessi incubi. Per salvare almeno lui, e per non farlo convivere col mostro che ha dentro. Sperando che il mostro non glielo abbia trasmesso.

Guarda in faccia il proprio oscuro passeggero e gli consegna, definitivamente, la propria esistenza. Forse più libero ora, ma tremendamente svuotato dopo aver provato disperatamente a vivere come un essere umano qualunque. Se quel terribile omicidio all’inizio della sua vita non lo avesse colpito così a freddo, chissà. Sarebbe potuto essere un uomo straordinario.

Non lo saprà mai, però. Ogni tanto, nella sua spoglia casa in cui torna ogni sera dopo aver tagliato la legna, si chiederà che cosa sarebbe successo se non fosse successo tutto quel che è successo. Ma quel che è stato è stato, e Dexter è condannato a essere ciò che è sempre stato. Solo, in un mondo che non ha mai avuto la possibilità di capire fino in fondo.


Written by Vincenzo Galdieri

Sostanzialmente scrivo baggianate, ma gli dò un tono talmente epico che a volte rischiano pure di sembrare cose interessanti

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