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L’inquietante e ammaliante fotografia di Dark

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Dark, serie tv tedesca originale Netflix, ha avuto il suo esordio nel 2017: una serie tanto affascinante quanto complessa, enigmatica e non di facile visione. Ma Dark è prima di tutto rivoluzionaria: il regista e ideatore Baran bo Odar è riuscito a sviluppare un progetto completamente differente, dando un taglio originale a una storia ammaliante, mai scontata e ricca di colpi di scena. Il tema è filosofico, dal momento che l’argomento centrale è la predestinazione, l’impossibilità di deviare il proprio destino.

Dark è terrore, buio, incertezza e disperazione così come la sua fotografia, la quale è stata in grado di interpretare magnificamente l’essenza della serie stessa. Ed è proprio questo l’argomento di oggi: un’analisi accurata della fotografia delle prime due stagioni.

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Quando parliamo di fotografia non parliamo certo di lavoro facile, ma è essenziale per far comprendere allo spettatore l’intera trama: questo compito spetta principalmente alla luce.

In Dark l’utilizzo delle luci è magistrale: dalle finestre o da ambienti aperti fanno capolino delle lame sottili luminose, allo scopo di illuminare solo una determinata area. Molto importante il suo impiego anche per quanto riguarda la mimica facciale degli attori: vengono illuminati i punti giusti del viso mostrando delle vere e proprie ombre, simbolo della preoccupazione che attanaglia le menti dei personaggi.

Una grande particolarità è l’uso delle luci in ogni epoca: sono a sé stanti, ricche di simbologia e in grado di comunicare gli stati d’animo dei protagonisti, i quali devono necessariamente soccombere agli eventi catastrofici. Nel 1925 la luce è più decisa, rassicurante e calda rispetto agli anni successivi. È simbolo di rinascita, concorde al progetto ambizioso di Adam e Noah.

Nel 2019, l’epoca dell’Apocalisse, la cittadina di Winden è immersa nel buio e nella pioggia. Nel 2052 c’è la vera e propria distruzione: la fotografia è scura, cupa e in grado di far percepire la reale disperazione e solitudine dei superstiti. Nel 1953, invece, le luci sono sì cupe, ma in qualche modo statiche: esattamente come se fosse un tempo di transizione di due epoche fondamentali per il destino dei personaggi, l’illuminazione rimane sempre uguale. Ogni epoca ha degli elementi indipendenti e riconoscibili: il tempo è bloccato e sospeso in un mondo quasi onirico e questa è una delle caratteristiche degne di nota dell’intera serie.

Altro ruolo fondamentale spetta ai colori, in quanto devono trasmettere delle sensazioni nello spettatore, creare atmosfera ed essere in grado di dare uno stile preciso alla serie. La palette in Dark è abbastanza scura così come gli abiti dei personaggi. Le tinte sono ben studiate: anche in questo caso, ci sono delle differenze tra tutte le epoche.

Nel 1986 la cromia è sgargiante, in netto contrasto con l’ambiente perennemente cupo. Gli abiti sono caratterizzati da tessuti vivaci, tipici degli anni ’80. Andando indietro nel tempo, per essere precisi nel 1953, Winden è più dark che mai, completamente immersa nel grigio. Nel futuro del 2019, i toni sono simili a quelli degli anni ’50, ma con un tocco di luminosità in più, mentre nel 1925 i colori sono radiosi. Per opposizione, nel 2052, i personaggi sono completamente immersi nel nero e nel grigio.

Jonas, con il suo insostituibile, impeccabile giallo limone, risalta in una fotografia caratterizzata da colori scuri. Solo lui emerge in mezzo a Winden e questo è un chiaro simbolo del suo ruolo cruciale all’interno della sua missione apparentemente salvifica.

dark chernobyl

Le inquadrature sono ben fatte, specialmente nella seconda stagione dove il livello è decisamente superiore. L’elemento caratteristico di Dark è la tecnica di inquadratura simile ai film horror e thriller: la macchina è perlopiù statica, allo scopo di creare tensione nello spettatore. L’obiettivo invece ci permette una visione globale, non lasciando mai nulla al caso.

Dark vanta di una fotografia meravigliosa in grado di suscitare negli spettatori la giusta tensione, caratterizzata da originalità e da una profonda simbologia. Nella terza stagione i nostri protagonisti affronteranno dei viaggi in mondi diversi: non vediamo l’ora di essere catapultati in nuove avventure, consapevoli del fatto che la fotografia sarà sempre impeccabile.

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Written by Federica Valenziano

Una Schopenhauer al femminile che, per osservare la realtà e al tempo stesso sfuggirgli, scrive (perlopiù in versi), vive storie raccontate da libri e serie tv mentre sorseggia un buon tè.

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