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Tre è il numero perfetto, o almeno così dicono. Non è il mio preferito, ma mi piace: abbastanza piccolo da risultare compatto ed essenziale, ma non troppo da sembrare scarno e privo di contenuto. È un numero con un significato religioso importante e che un’importanza ce l’ha anche dal punto di vista narrativo. La struttura restaurativa in tre atti – introduzione, scontro e risoluzione del conflitto – proviene da Aristotele, mica pizza e fichi, ed è uno dei più classici schemi narrativi, applicato al giorno d’oggi anche in sceneggiatura. Ecco, qualcosa mi dice che gli sceneggiatori di Call My Agent Italia la lezione aristotelica l’abbiano imparata e anche seguita a dovere.
Siamo giunti alla conclusione della terza stagione (anche qui eccolo, il numero perfetto che ritorna) della serie, arrivata e andata via con la stessa velocità con cui passa un treno in transito davanti alla banchina di una stazione. Nella loro distribuzione a due a due, i sei episodi della stagione lo schema introduzione-scontro-risoluzione lo hanno rispettato alla perfezione, mettendoci ogni venerdì per tre settimane (qui quello che avevamo detto dopo la prima) davanti a due puntate che hanno portato la trama da un conosciuto punto A a un inaspettato punto B.
Non voglio confondervi: con risoluzione non intendo dire che la serie sia finita qui. Anzi, il finale ci consegna una trama più aperta che mai agli sviluppi di (almeno) un’altra stagione. A concludersi è però sicuramente un ciclo, quello di una stagione che ha portato avanti temi nuovi con l’autocritica ironia di sempre. E già lo so: mi mancherà.
Cosa succede nella 3×05 e nella 3×06 di Call My Agent Italia

Nel quinto episodio della stagione Miriam Leone porta nella trama di Call My Agent Italia una tematica che fino a questo punto non era ancora stata trattata se non di riflesso – e l’episodio 3×02 ne è una prova provata -: la maternità. L’attrice torna alla CMA con tutta la voglia di rientrare sul set dopo la nascita del suo bambino. Soprattutto però, Miriam Leone porta avanti la voglia di ripartire a modo suo, vale a dire senza cadere nello stereotipo dell’attrice che interpreta madri su madri solo perché madre lo è diventata a sua volta. Lo fa con un’educata ostinazione, che traspare tanto dalle sue azioni quanto dall’espressività del suo volto arrabbiato se pur angelico. Ma la maternità corre il serio rischio di diventare totalizzante, e Miriam se la ritrova ovunque.
È in ogni sceneggiatura, in ogni ruolo che le propongono, è nel rischio che il latte tirato con tanta cura vada a male. Si percepisce forte e chiara la voglia della protagonista di puntata di riprendersi il suo spazio come donna oltre che come madre, e contemporaneamente si percepisce la difficoltà che il mondo del cinema le mette davanti nel raggiungere quest’obiettivo. Un settore che in questo caso rappresenta più che mai difficoltà che sono tipicamente culturali, legate a un contesto sociale oltre che allo specifico mondo del lavoro o dello spettacolo. Difficoltà che si fanno ancora più palesi nel momento in cui il tema della maternità esce dalla sola trama dell’attrice protagonista di puntata per approdare nella più ampia trama orizzontale di Call My Agent Italia. Fin qui, però, ancora niente spoiler.
L’episodio conclusivo vede invece Vittorio assumere il ruolo di “consulente matrimoniale” per una coppia in crisi.
Ficarra e Picone, insieme da trent’anni e alla vigilia dello spettacolo realizzato proprio in vista di quest’importante anniversario, rischiano di sgretolarsi come coppia quando a Valentino Picone viene offerto un importante progetto americano. Nomi come quelli dei fratelli Coen gli danno parecchio alla testa, ma mettono entrambi di fronte a una nuova realtà. Da una parte c’è Picone, chiaramente emozionato ma anche parecchio montato. Dall’altra c’è Ficarra, lasciato indietro da colui che è praticamente suo fratello dopo una vita di soddisfazioni e ansie da palcoscenico vissute insieme. Cosa succede in una coppia – artistica ma non necessariamente solo tale – quando l’occasione della vita di uno lascia indietro l’altro? Qualunque sia la scelta, qualunque decisione si prenda, qualcuno sarà scontento. O forse no.

Il tutto non è poi tanto diverso da quello che succede a Gabriele e Sofia, così come più in grande tra gli agenti della CMA. Quando si fa coppia, trio, famiglia, va così: le scelte di uno diventano per forza di cose un po’ scelte di tutti. E se da un lato abbiamo una coppia in cui l’insicurezza di Gabriele viene messa sempre più alla prova dal successo di Sofia, dall’altro abbiamo un’agenzia piena di problemi. La CMA è aggredita dalla pressione interna dei debiti e da quella esterna degli americani. E in casi come questo si instaura un processo classico della serialità e non solo: quello per il quale è più facile mettersi tutti contro tutti che fare squadra per cercare una soluzione comune. Insomma, si crea il caos necessario per arrivare alla risoluzione del conflitto di cui sopra, al Tutti continuarono insieme felici.
Questo è il momento in cui cominciano gli spoiler sul finale di stagione di Call My Agent Italia.
Se nella recensione degli episodi 3×03 e 3×04 avevamo detto che la serie aveva cominciato a sparigliare le carte per approcciarsi alla sua fase finale, il quinto episodio continua su questa lunghezza d’onda mettendo in scena tanto confusioni attese quanto nuove sorprese che non avevamo proprio visto arrivare. E dimostrando così di poter ancora sorprendere e di saperlo fare piuttosto bene, con i tempi comici e i colpi di scena inaspettati che distinguono una commedia di scarso livello da una che invece funziona alla grande. Se prima della visione degli ultimi due episodi di Call My Agent qualcuno mi avesse chiesto a quale dei personaggi avrei mai affidato una trama legata alla maternità, non avrei mai detto Lea. Eppure è così, in maniera del tutto inaspettata ma non per questo meno liscia nella coerenza narrativa.
Dopo due stagioni durante le quali la sfera relazionale di Lea era stata più volte tirata in ballo, nella terza stagione nulla aveva fatto presagire che qualcosa come una gravidanza stesse per arrivare nella sua vita. Una gravidanza inattesa tanto per lei quanto per noi; o almeno per me, che onestamente sono caduta dal pero. Una trama del genere, e soprattutto il modo in cui questa viene accolta e affrontata dal personaggio, ci ricorda però che tutto è possibile. O meglio, come direbbe Miriam Leone, che noi possiamo tutto. Quello che importa però sono il come e il per chi portiamo avanti il tutto che possiamo fare. E cosa ci spinge ad agire e a far sì che questo tutto diventi qualcosa di reale.

In questo senso è la trama legata alle sorti della CMA – e a ciò che gli agenti fanno – a parlare.
La gioventù della CMA, soprattutto nella prima parte degli ultimi due episodi di Call My Agent Italia 3, rappresenta una tendenza molto tipica del settore dell’intrattenimento: quella a essere tremendamente egoriferiti, focalizzati su se stessi. In modo diametralmente opposto Camilla e Pierpaolo prendono decisioni sulla base di un istinto che li porta a creare problemi a chi gli sta attorno. Una lo fa sulla scia delle piccole e grandi vittorie professionali dell’ultimo periodo; l’altro come diretta conseguenza delle altrettanto piccole e grandi sconfitte e delusioni. Ma il risultato non cambia: entrambi agiscono per il proprio tornaconto ed entrambi a un certo punto si trovano in difficoltà per questo.
I loro corrispettivi più adulti, i professionisti del settore, però non sono da meno. Lea e Gabriele fanno prima ad architettare un intricato piano per uscire dalla CMA come conseguenza delle scelte aziendali di Vittorio che a chiedere al diretto interessato spiegazioni – tra l’altro più che mai valide. Per fortuna c’è chi torna sui suoi passi ma intanto il punto resta. Si fanno prendere dal panico, dalla smania di non farsi mettere i piedi in testa senza pensare a chi c’è dall’altra parte, al fatto che lo stesso Vittorio possa essere a sua volta in difficoltà. Per l’appunto, fanno di tutto. Ma solo quando cominciano ad agire insieme, pensando non più solo al proprio bene, riescono con le loro azioni a fare davvero la differenza.
Alla fine comunque, tutto è bene quel che finisce bene.
Quella della CMA è una grande famiglia che sa resistere alle intemperie, anche se lo fa a modo suo – quindi caotico e confusionario. Ma in una commedia che si basa sull’ironia di non fatti, non detti e incomprensioni di ogni sorta, il caos e la confusione che regnano tra le mura della CMA sono quanto mai necessari. Forse arrivati a questo punto qualcuno di voi starà pensando: e quindi? Davvero ci accontentiamo di un E vissero per sempre – o almeno fino alla quarta stagione – felici e contenti? Sì, miei cari lettori, lo facciamo. Perché la bellezza di una serie come Call My Agent Italia, che fa di autoironia e leggerezza i motori della propria trama, sta anche nella sicurezza che ci dà quando ci dice che alla fine andrà tutto bene. E questo Dio solo lo sa quanto abbiamo bisogno di sentircelo dire.







