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Butterfly – Quando una farfalla prende finalmente il volo

Butterfly, la miniserie tv che racconta il viaggio di una bambina intrappolata nel corpo di un bambino, trasmessa da Fox Life e prodotta dalla Red Production Company per ITV, non ha un compito facile. La transizione è già un percorso complesso per un adulto, figuriamoci visto con gli occhi di una bambina al primo anno delle medie.

A Max non piace giocare a calcio, non va matto per la Playstation, ma è un appassionato di danza, a casa mette la gonna e adora truccarsi.

Max non si sente Max, ma Maxine.

Eppure è costretto a nascondersi, a ferirsi, a soffrire in silenzio. Il suo non è un dolore eclatante, ma è più spesso sopportato, piuttosto che gridato.

A undici anni, quando sei giudicato anche solo per aver indossato una maglietta sbagliata, Maxine si trova ad affrontare una battaglia molto fuori dalla sua portata: quella che i transgender affrontano tutti i giorniButterfly non racconta la sua transizione in sé e per sé: la lunga e dolorosa sequela di trattamenti ormonali, lo choc di un corpo che si rivoluziona, l’accettazione di un nuovo io, diverso da quello in cui si è nati.

No, Butterfly parla di tutto ciò che viene prima.

Paura, sensi di colpa, sconcerto, rifiuto, accettazione: tutta la vasta gamma di sentimenti che le famiglie transgender devono affrontare (e non dovrebbero).

Max si sente Maxine, ma tutti gli altri, dai compagni di classe ai genitori, conoscono solo la sua versione maschile e accettare questa novità così drastica non è semplice. Il padre non lo accetta, la nonna, addirittura, lo rifiuta con sdegno: “Non sei più mio nipote”, i compagni di scuola lo deridono, arrivando ad atti di vero e proprio bullismo. 

In tutta questa confusione, solo due figure restano vicine a Maxine: la sorella Lily e la madre Vicky, interpretata da una bellissima e sfiorita Anna Friel.

Vicky, però, passa il segno e, senza l’approvazione del marito col quale ha una relazione a dir poco burrascosa, porta Maxine negli Stati Uniti, dove tutto è più facile e l’iter burocratico per cambiare sesso non è complicato (o rigoroso?) come in Inghilterra.

Di fronte a difficoltà infinite, inclusa la minaccia di ritiro della patria potestà, autolesionismo, tentativi di suicidio e una bambina adorabile che affronta tutto senza mai abbassare la testa, anche la famiglia di Maxine riesce a diventare una farfalla. Forse, come Maxine, quella farfalla è sempre stata dentro di lei: bisognava solo farla volare libera nell’aria.

Butterfly è un gioiellino made in England che si vede in poche ore, proprio perché ha tantissimi punti a proprio favore: è attuale, interessante, garbata e recitata in maniera sopraffina. 

Una menzione d’onore per due personaggi: Maxine e Stephen.

Maxine riesce a essere sommessamente credibile nella tormentata versione di qualcuno che indossa sempre il vestito sbagliato: è fragile e forte, determinata e fragilissima, è un maschio, ma è soprattutto una femmina. È una bambina che vuole ballare, che cerca di essere se stessa, di essere accettata. Il tutto nel corpo di un bambino.

Stephen, il padre inadatto, l’uomo che rivuole suo figlio, che lo sprona a giocare a calcio, il marito fedifrago, che quasi preferirebbe che suo figlio fosse malato, piuttosto che com’è, non riesce a essere interamente un personaggio detestabile. Complice la recitazione credibilissima e sofferta di Emmet J. Scanian, Stephen è un uomo messo di fronte a una realtà più grande di lui e che affronta con mezzi inadatti.

Essere adulti non vuol dire essere in grado di far fronte a qualsiasi problema la vita ci pone davanti: anche gli adulti sbagliano e Stephen sbaglia moltissimo.

Ma è anche un uomo che riesce a cambiare la propria visione della vita, che accetta la realtà, il tutto per amore della figlia. 

Non sarà più il suo Max, ma la sua Maxine a dargli la forza per continuare a lottare, a credere, a sostenere questo percorso controverso e complicato.

In una Manchester uggiosa, tutti vivono una situazione non facile da gestire, ma come la larva diventa farfalla, anche la famiglia Duffy riesce a rinascere e a guardare il futuro con una speranza inattesa, sorprendente e commuovente.

Butterfly non è una serie tv leggera, non è divertente, ma è ben fatta, ben recitata e molto profonda, riuscendo nel difficile intento di parlare di un argomento delicato senza pietismi, luci soffuse o eufemismi.

Da non perdere.

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