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Come sarebbe Better Call Saul se fosse una produzione Rai?

Attenzione: l’articolo contiene spoiler su Better Call Saul.

Better Call Saul è una delle serie tv più apprezzate del momento, giunta alla sua stagione conclusiva. D’altronde, come non cedere al fascino di Vince Gilligan e del suo genio che, come il vino, continua a migliorare con il tempo. Pensare che Better Call Saul sarebbe dovuta essere una sit-com con episodi di circa mezz’ora ciascuno (qui potete leggere un nostro approfondimento sulla questione).

In fondo Saul Goodman è un personaggio eccentrico, colorato e dallo spiccato senso dell’umorismo. Sarebbe stato perfetto per farci fare un paio di risate con i diversi e pittoreschi personaggi che si accingevano a chiedere il suo aiuto nel suo barocco ufficio ad Albuquerque. Per nostra fortuna (o sfortuna, chi lo sa), le cose sono andate diversamente, e il Saul Goodman dei colori sfarzosi è prima regredito al giovane Jimmy McGill, e in fine ha perso ogni sfumatura di colore con il bianco e nero di Gene Takovic. Proprio quest’ultimo si è di recente rivelato una vera e propria caricatura non solo di se stesso, ma anche e soprattutto di Walter White (come Vincenzo ci spiega in questo articolo).

Ma tralasciando la prospettiva irrealizzata della sit-com e la realtà profondamente drammatica di Better Call Saul, vi siete mai chiesti come sarebbe cambiata la serie se fosse stata una produzione Rai?

bob odenkirk
Se Better Call Saul fosse una produzione Rai

I nostri cervelli, come sempre, viaggiano con la fantasia e se non ci avete pensato voi, ci abbiamo pensato noi di Hall of Series. Ovviamente non serve neanche specificarlo, ma il ruolo di Saul Goodman aka Jimmy aka Gene, sarebbe stato assegnato al mitico Pierfrancesco Favino, anche perché sono abbastanza sicura che le cravatte colorate gli donino molto.

Per una produzione del genere, in cui la qualità sembra essere un elemento imprescindibile, alla regia non ci sarebbe il Renè Ferretti di turno, ma uno un po’ più hipster (ovviamente non Paolo Sorrentino, non stiamo certo parlando di The Young Saul, anche perché in quel caso sono sicura che Kim sarebbe stata sostituita da una suora con una strana passione per il diritto e per il peccaminoso, e Chuck McGill sarebbe rimasto a casa con la maglietta del Napoli addosso invece che le coperte argentate).

Ovviamente si tratterebbe di una serie con una fotografia molto cupa (dimenticatevi i colori sgargianti di Gilligan), e con dialoghi e silenzi molto prolungati. Antonio Catania sarebbe il Chuck McGill perfetto, con la sua aria crucciata ma occasionalmente molto seria. Il rapporto tra Jimmy e Chuck sarebbe molto più goffo ed espressivo, con una sfumatura di accento milanese da parte di Chuck. D’altronde è pur sempre un name partner di uno degli studi legali più importanti della città, e dopo tanti anni passati a vivere a Milano l’accento è come un adesivo che stenta a staccarsi dalla superficie.

Poi, ovviamente, ci sarebbero le vicende che riguardano gli affari sporchi di Gus Fring e la sua allegra compagnia del pollo. Personaggi fondamentali di Better Call Saul (che in questo caso diventarebbe ‘Meglio Chiamare Saverio’).

Se Better Call Saul fosse una produzione Rai

I personaggi trarrebbero chiara ispirazione da Gomorra, potenzialmente con Beppe Fiorello nei panni del temuto Gustavo Frangia, proprietario di una catena di rosticcerie siciliane sparse per tutto il nord italia. Anche perché, a chi non piacciono le arancine (Gustavo è originario di Palermo, quindi è bene non contestare il sesso delle arancine quando il temuto criminale è nelle vicinanze).

Ad aiutarlo ci sarebbe l’inscalfibile Michele Mike Esposito, interpretato dal mitico Silvio Orlando, il quale sarebbe impeccabile nel carpire l’intensità emotiva e caratteriale di un personaggio come Mike. Ovviamente il suo accento sarebbe più marcato, e il suo umorismo sarebbe caratterizzato da una punta di sarcasmo in più. Lo immagino all’ingresso del Tribunale con la sua bottiglia di CocaCola e un panino con Galbanino e Mortadella.

Ovviamente per essere una vera serie italiana dovrebbero inserire almeno una mamma, quindi immagino che nella vicenda riguardante il povero Nacho Varga, l’oggetto del ricatto non sarebbe più suo padre ma sua madre, terribilmente preoccupata per l’improvvisa scomparsa del suo figliolo. Già immagino Alessadro Borghi ospite a Domenica In con Zia Mara per commentare la brutta fine del suo personaggio.

Se nelle righe precedenti avete notato qualche stereotipo di troppo, non preoccupatevi il remake italiano di Better Call Saul sarà sicuramente in grado di aggiungerne qualche altro che al momento sembra sfuggirmi.

Anche se poi, alla fine, a noi tutta questa italianità troppo italiana piace.

Better Call Saul
Se Better Call Saul fosse una produzione Rai

Ci rivediamo nel continuo paragone tra Nord e Sud, ci rivediamo negli accenti e nella goffa caricatura di alcuni personaggi (spesso associati a o più regioni specifiche). La nostra italianità è riflessa in queste produzioni così come l’essere americani è riflesso dai colori pacchiani e sproporzionatamente grandi delle Serie Tv americane.

Better Call Saul sarebbe il perfetto avvocato con il rolex al braccio e l’anello pacchiano sul dito. L’uomo che veniva dal niente, cresciuto dalla strada con l’ambizione di diventare il re di quella stessa strada. Saul/Jimmy/Gene sarebbe nient’altro che un uomo corrotto e solo che probabilmente, alla fine, ci farà venire voglia di essere persone migliori per infrangere quegli stessi stereotipi che abbiamo visto riflessi tra una pubblicità e l’altra su Rai Due. E che quando le cose si mettono male chiama il suo rivenditore di aspirapolveri per farsi mandare a gestire una pasticceria in Molise.

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