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Piaccia o non piaccia, Prime Video non sbaglia più uno Young Adult

una scena tratta da Off Campus, una delle serie tv young adult da vedere su Amazon prime video

Prendiamone atto, lo young adult è uno dei generi più resistenti e sottovalutati dell’intrattenimento contemporaneo. Ogni volta che una nuova serie o un nuovo film arriva sulle piattaforme, si ripete sempre lo stesso copione: la critica storce il naso, il pubblico ne evidenzia i cliché, i social si riempiono di commenti ironici sulle trame prevedibili. Eppure, pochi giorni dopo, tutti ne stanno parlando.

Sta succedendo con Every Year After, è successo con Off Campus, era già accaduto con Maxton Hall, con È colpa mia?, con la saga di After e, prima ancora, con L’estate nei tuoi occhi. Cambiano i protagonisti, cambiano le ambientazioni e le piattaforme, ma il risultato è sempre lo stesso: milioni di persone si lasciano trascinare da storie che, sulla carta, sembrano raccontare sempre la stessa cosa. La domanda allora non è perché questi prodotti abbiano successo.

La vera domanda è: perché continuiamo a guardare gli Young Adult, pur sapendo esattamente cosa ci aspetta?

La risposta ha poco a che fare con la qualità oggettiva e molto con il modo in cui queste storie riescono a parlare ai nostri desideri più profondi.

Lo young adult Every Year After tra le serie tv da vedere su Prime Video
Credits: Prime Video

Lo Young Adult vive, infatti, in uno spazio sospeso tra realtà e fantasia. È un mondo in cui le emozioni sono amplificate, gli amori sembrano assoluti, i conflitti hanno sempre una dimensione quasi epica. Tutto è vissuto con un’intensità che raramente appartiene all’età adulta. E proprio per questo continua a esercitare un fascino irresistibile. Quando guardiamo Off Campus o Maxton Hall, non stiamo necessariamente cercando una narrazione rivoluzionaria. Stiamo cercando una sensazione. Vogliamo tornare in un momento della vita in cui ogni incontro poteva cambiare tutto, in cui il primo amore sembrava il centro dell’universo, in cui il futuro era ancora una pagina bianca da riempire.

Lo Young Adult ci permette di rivivere quell’intensità senza dover affrontare le conseguenze reali che comportava.

È una forma di nostalgia, ma diversa da quella tradizionale. Non riguarda soltanto ciò che abbiamo vissuto. Spesso riguarda anche ciò che non abbiamo vissuto affatto. Molti dei successi recenti costruiscono infatti delle versioni idealizzate della giovinezza. Le prestigiose scuole di Maxton Hall, i campus universitari da sogno di Off Campus, le storie d’amore totalizzanti di After o di È colpa mia? sono mondi che esistono più nell’immaginario che nella realtà. Luoghi in cui ogni problema sembra avere una soluzione romantica e in cui il destino mette sempre sulla nostra strada qualcuno capace di stravolgere la vita.

Non ci riconosciamo necessariamente in questi scenari. Piuttosto, ci piace immaginare di poterci vivere dentro.

Ed è proprio qui che nasce il concetto di comfort series (o movie). Non sono opere che guardiamo per essere sfidati intellettualmente. Le guardiamo perché ci fanno stare bene. Conosciamo già le regole del gioco. Sappiamo che i protagonisti si innamoreranno, che si allontaneranno, che soffriranno e che probabilmente troveranno un modo per ritrovarsi. Eppure, continuiamo a seguirli perché il piacere non sta nella sorpresa, ma nel percorso.

Il cast di The O.C composto da Seth, Ryan, Marissa e Summer: è uno young adult
Credits: College Hill Pictures, Wonderland Sound and Vision, Hypnotic Films, Warner Bros. Television

È lo stesso meccanismo che ci porta a riguardare continuamente film e serie del passato. Prima di After e Maxton Hall c’erano Twilight, The O.C., One Tree Hill, Dawson’s Creek, Gossip Girl. Ancora prima c’erano film come A Cinderella Story, 10 cose che odio di te, The Princess Diaries. Opere che hanno definito l’adolescenza di intere generazioni e che ancora oggi vengono recuperate con affetto. Molte di queste produzioni, a distanza di anni, mostrano limiti evidenti. Alcune hanno dialoghi ingenui, altre trame improbabili, altre ancora personaggi stereotipati. Ma, nessuno le guarda per la loro perfezione narrativa. Le guardiamo perché rappresentano un rifugio emotivo.

Ogni generazione ha avuto il proprio Young Adult di riferimento.

I Millennials avevano il triangolo amoroso tra Bella, Edward e Jacob. La Generazione Z ha avuto Hardin e Tessa, Noah e Nick, James e Ruby. Cambiano i nomi, ma il bisogno rimane identico: cercare storie che parlino di amore, identità, crescita e possibilità. In fondo, lo Young Adult racconta sempre la stessa grande illusione: l’idea che esista un momento nella vita in cui tutto possa ancora succedere.

È una promessa potentissima. Soprattutto in un presente spesso dominato dall’incertezza, dall’ansia e dalla velocità. Mentre il mondo reale ci chiede continuamente di essere produttivi, razionali e pragmatici, queste storie ci invitano a credere ancora nell’intensità delle emozioni. Per questo il genere continua a sopravvivere a ogni moda e a ogni critica. Perché non vende soltanto storie d’amore. Vende una sensazione di possibilità.

Negli ultimi anni il successo di questi titoli non si è limitato alla visione. Queste storie vivono ben oltre lo schermo.

Su TikTok, Instagram e X vengono analizzate scena per scena, vengono condivisi citazioni, fan art e teorie. Lo spettatore non consuma semplicemente il prodotto: ne entra a far parte. È un fenomeno che esiste da decenni. Prima dei social, le generazioni cresciute con Twilight o The O.C. passavano ore sui forum a discutere delle coppie preferite, a schierarsi tra team rivali, a immaginare finali alternativi. Oggi la dinamica è la stessa, solo amplificata dalla velocità dei social media.

Questo perché lo Young Adult si fonda su una componente fondamentale: l’immedesimazione. A differenza di molti prodotti pensati per un pubblico adulto, qui i personaggi sono costruiti per essere abitati dagli spettatori. Non sono eroi irraggiungibili. Sono ragazzi e ragazze che vivono emozioni universali: il desiderio di essere accettati, la paura del rifiuto, la scoperta dell’amore, la ricerca del proprio posto nel mondo.

Un altro elemento che merita attenzione è il modo in cui il genere si è evoluto.

Per anni lo Young Adult è stato considerato quasi esclusivamente un prodotto per adolescenti. Oggi non è più così. Gran parte del pubblico di queste serie ha tra i venti e i trent’anni, se non di più. Mentre produzioni complesse e spesso cupe raccontano personaggi moralmente ambigui e mondi sempre più cinici, lo Young Adult continua a credere nell’amore, nei legami e nella crescita personale. Può sembrare ingenuo, ma proprio questa ingenuità è diventata il suo punto di forza.

E forse è qui che si nasconde la ragione più profonda del suo successo. Spesso definiamo lo Young Adult come “guilty pleasure“, quasi vergognandoci di apprezzarle. Eppure, il loro enorme seguito dimostra il contrario: non sono un piacere colpevole, ma un bisogno emotivo molto diffuso. Perché, alla fine, tutti abbiamo bisogno di storie che ci ricordino chi eravamo, chi avremmo voluto essere e chi, forse, speriamo ancora di diventare. Lo Young Adult continua a funzionare perché riesce a trasformare questa nostalgia e questa speranza in intrattenimento puro. E finché avremo bisogno di sognare un po’, difficilmente smetteremo di guardarlo.

Non importa quanto siano prevedibili le trame o quanto discutibile possa essere la qualità di alcuni titoli, quando premiamo play su uno Young Adult, non stiamo cercando realismo. Stiamo cercando conforto. Per qualche ora vogliamo tornare a credere che l’amore possa arrivare nel momento giusto, che le persone possano cambiare, che il destino abbia un piano e che, da qualche parte, esista una versione più romantica e luminosa della realtà. Ed è per questo che, nonostante tutto, continuiamo a non poterne fare a meno.

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