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Alcatraz è un rimpianto enorme

Alcatraz, Baia di San Francisco, California, 21 marzo 1963. “A causa dei crescenti costi e del degrado delle sue strutture, Alcatraz chiuse i battenti e tutti i detenuti vennero trasferiti in altri istituti di pena. Questo secondo la versione ufficiale” (in effetti la storia la si può leggere qui) “ma non fu così in realtà”.

Si apre con questa voice off che ribalta la verità storica la serie prodotta dal Guru, creative mind per eccellenza degli anni 2000, J. J. Abrams, co-creatore di Felicity, Alias, Lost, Fringe, lo sceneggiatore fantascientifico dalla scrittura irta di sospensioni e volutamente irrisolta. Una delle figure più discusse, amate e odiate, da chi – come noi – all’inizio del nuovo millennio si affacciava alla serialità complessa, sentendo l’urgenza di storie poliformi, aliene, pericolose, con personaggi convulsi, problematici, sempre più misteriosi.

Alcatraz, con il suo titolo, la trama, l’intro misterica e la produzione di J. J. Abrams, si inseriva perfettamente in questo filone: 16 gennaio 2012, la prima messa in onda su Fox. 9 maggio 2012, dopo 13 puntate e una fine anche qui irrisolta della prima stagione, la chiusura.

Che fine ha fatto Alcatraz? Scomparsa misteriosamente come i suoi detenuti?

La motivazione oggettiva che ha spento la scrittura del prolifico J. J. Abrams è il calo di ascolti: 10 milioni durante la première, meno di 5 milioni nel finale di stagione. Pensiamo quindi a un classico insuccesso. O a una serie che avrebbe bisogno di una spolverata e un revival.

Alcatraz
Emerson Hauser, Rebecca Madsen, Doc Soto in Alcatraz

Perché Alcatraz è crollata, sebbene gli ingredienti per una serie inglobante dal futuro glorioso ci fossero tutti?

Un Mistery Crime e Police Procedural episodico distesi su una scrittura sci-fi con i colori dei thriller di Stephen King e un cast attraente dove spiccano Jorge Garcia (Lost) nei panni di Diego Soto – criminologo ed esperto nerd della storia del penitenziario – e Sam Neill (Jurassik Park) che veste il ruolo di Emerson Hauser criptico e brusco agente dell’FBI. Sarah Jones è Rebecca Madsen la detective protagonista che, indagando su un caso di omicidio dove la vittima è un ex-carceriere di Alcatraz, si imbatte per prima nel mistero. Risalendo alle impronte infatti, l’omicida, Jack Sylvane, risulta essere un prigioniero di Alcatraz tecnicamente morto trent’anni prima.

L’alterazione del cronotopo e l’avvio di una trama orizzontale che attraversa i casi, conclusi in ogni episodio, sono l’elemento che può tenere viva l’attenzione e accrescere la tensione. Incalza anche la traccia thriller con i 302 detenuti nascosti in chissà quale macabro laboratorio per tutti questi anni, legati alle sedie e costretti a subire manipolazioni neurologiche. Ne abbiamo percezione nell’Ep. 10 con il ritorno di Clarence Montgomery, all’epoca accusato di avere ucciso la fidanzata e ingiustamente condannato per pura questione razziale. Ritornato, però, ai giorni nostri Clarence, da innocente qual era, inizia ad uccidere davvero, come concausa dell’elettro-shock subito 50 anni prima.

Alcatraz – Prison

Un accenno di critica sociale del sistema americano, giudiziario e carcerario che, ahimé, si ferma lì.

Questo, come altri elementi, fanno di Alcatraz una potenziale perla narrativa e un enorme rimpianto. Ambientazioni oscure, celle, sbarre e fotografia noir, l’immagine dell’isola spaventosa vista dalla costa di San Francisco richiamano sia la cinematografia storica comeFuga da Alcatraz” (1979, con Clint Eastwood che interpreta Frank Morris) sia più recenti capolavori come Shutter Island(2010). E come non ricordare, negli anni 2000, in Italia – tra Radio 2 e Rai 2 – “Alcatraz” il programma di chi non ha più niente da perdere con la voce dirompente, incensurabile, anarchica di Jack Folla (Diego Cugia) il DJ italiano nel braccio della morte, libero ma condannato per sempre.

Erano anni in cui una prima stagione con dilaganti virus killer avrebbe potuto rappresentare una premessa per sviluppi coraggiosi. E in tanti ci abbiamo creduto. 

Le stesse testate giornalistiche statunitensi, dal New York Times al Washington Post avevano riposto grandi aspettative sul lancio della serie. Hollywood Report  nella sua critica datata 2012 afferma che sarebbe impossibile non apprezzare un concept drammatico che ruota attorno all’isola di Alcatraz. Tuttavia, la domanda che pone è “quanto siete disposti ad aspettare”?

Quando decollerà, ci chiediamo? E quando scenderà nei sotterranei profondi della struttura e della scrittura? 

Il Washington Post è ancora più tranchant quando scrive “There is something to like in Alcatraz’s smooth momentum”. Si apprezza lo spirito e lo slancio iniziale della serie, “but overall, the script has some of the sparkless blah that has plagued Fox’s other big-name sci-fi show this season, Terra Nova”. Una sceneggiatura senza scintillio, prevedibile e assimilabile a un’altra serie sfortunata Terra Nova, di cui abbiamo parlato qui. Un altro enorme rimpianto.

Che dispiacere arrivare all’ultima puntata di Alcatraz con quel fiato sospeso mentre Hauser scopre e apre una terza porta, un seminterrato e trova una mappa degli Stati Uniti costellata di punti in cui i detenuti “ibernati” sarebbero tornati carnefici, più violenti e arrabbiati di 50 anni prima. E un finale in cui Rebecca è apparentemente morta. 

Emerson Hauser – Agente dell’FBI incaricato di indagare sui nuovi omicidi legati ad Alcatraz

Una speranza ci conduceva nel lontano 2012, a confidare in un guizzo di creatività a cui J. J. Abrams ci aveva abituati. Uno sviluppo inatteso, a sorpresa, della narrazione, tra apparenza e realtà. E invece no. A distanza di dieci anni, non è ancora successo; ci rimane solo un ricordo vintage e il rimpianto per la sostituzione di Alcatraz con molti altri prison drama di qualità, a passo con tempi, gusti e costumi di oggi e con la nostra sempre più esigente urgenza di compelling stories.

Chissà però, verrebbe da chiedersi, quanto potrebbe essere interessante oggi ridar vita a quel potenziale missile da binge watching che sarebbe stato Alcatraz! Chissà se qualche showrunner visionario si lascerà catturare dall’ispirazione iniziale di una prigione senza tempo, di un’arancia meccanica piantata sul terreno del giallo.

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