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Adrian 1×04 – Non c’è più freno

Adrian

Siamo arrivati al quarto episodio della serie Adrian. E già questo dovrebbe fare notizia visto il crollo vertiginoso di ascolti di puntata in puntata. Quest’ultimo episodio ha registrato un milione e mezzo di spettatori. Un calo di cinquecento mila dal precedente. E oltre due milioni in meno rispetto al pilot. Nonostante questo, noi siamo sempre qui a vederlo e a raccontarvelo.

Come sempre, prima di ogni considerazione (e quest’oggi ce ne saranno davvero molte e su un ampio spettro di argomenti), ripercorriamo cos’è successo nel quarto episodio di Adrian.

Si riprende da dove si era fermato lo scorso episodio (qui la nostra recensione). Adrian, nei panni del gobbo di Notre Dame Darian conosciuto anche come “la Befana“, è sul punto di uscire dalla casa abbandonata delle care vecchiette, Anidride e Carbonica, per salire in auto con l’alto funzionario del governo. Nel viaggio che percorrono assieme, dopo alcune battute criptiche sul senso della vita, i due si affrontano in una partita a scacchi olografici (in effetti le citazioni di Star Wars ancora non le avevamo viste). Darian, quindi, accetta di comparire nuovamente in televisione, poiché gli viene offerto un programma di cinque minuti in prima serata. Avrà la possibilità di dire e fare ciò che vuole e verrà trasmesso sulla prima rete nazionale. Ci ricorda qualcosa…

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Intanto Gilda ci fa capire a cosa sia dovuto il suo fisico statuario. La vediamo infatti sfrecciare in mezzo al traffico, comunque sostenuto, in sella a una bicicletta. La novella Bartali evidentemente non fa “incazzare” solo i francesi, ma anche un gruppo di teppisti che in sella a tre motociclette tentano invano di molestarla. Uno dei tre, con grande sforzo, riesce a raggiungere la velocissima bicicletta e a dare una sonora palpata di chiappa alla nostra Gilda.

L’alta velocità della bicicletta, mista alla capacità di sferrare calci e spintoni in sella, le permettono però di disarcionare i tre e fuggire via.

Purtroppo si schianta contro un altro povero malcapitato ciclista proprio davanti a un irreprensibile vigile urbano. Quest’ultimo, ligio al dovere, le appioppa una salatissima multa facendole presente che se non paga subito la multa raddoppia.

La faccia di Gilda rappresenta in modo perfetto l’espressione di tutti noi dopo aver buttato cinque minuti della nostra vita nel vedere un inseguimento in bicicletta perfettamente inutile ai fini della trama, della storia e della drammaturgia (posto ve ne sia una) di Adrian. E siamo solo all’inizio. Quello che segue ha del geniale. Nel trash, ovviamente. Ma comunque geniale.

Come abbiamo appreso nel secondo episodio (qui la nostra recensione), quando la tensione è troppo alta, i nostri eroi fanno una cosa sola: prendere il sole. Gilda visibilmente provata da quanto le è appena accaduto (abbiamo il dubbio se ci si riferisca all’inseguimento o alla multa) decide di rilassarsi prendendo il sole in giardino. Come abbiamo imparato, nel 2069 il sole si prenderà comodamente vestiti con i jeans lunghi addosso. E per trenta secondi.

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Tralasciamo di commentare la seguente sequenza in cui ammiriamo un cagnolino che si ferma a orinare sulle scarpe di un malcapitato passante e proseguiamo. Arman Letal, l’anchorman del terzo canale, preoccupato per gli ascolti che farà Darian sul primo canale, ha un’idea geniale.

Intanto nella televisione di Stato si preparano per l’arrivo di Darian. Il programma verrà trasmesso in differita di alcuni minuti per dare il tempo di ridoppiare eventuali affermazioni scomode de La Befana. Un tecnico che chiede se gli verranno pagati i contributi per lo straordinario viene defenestrato. Sempre sul pezzo il nostro Mollegiato.

Nell’attesa dell’inizio dello show vediamo una delle pubblicità del 2069: l’inquadratura mostra una mano che tiene un proiettile d’oro. La camera si allontana e vediamo una coppia di giovani e aitanti che prendono il sole. Incredibilmente in costume. La voce dello spot ci chiarisce il mistero: “La supposta d’oro che ti fa abbronzare mentre fai zapping“. Ogni commento pare superfluo.

Arman Letal raggiunge Darian, che è Adrianl’Orologiaio“, conosciuto però come La Befana (ricordando sempre che di notte diviene “la Volpe“). Il suo piano è quello di intervistare Darian prima dello show. Darian accetta. Inizia quindi una lunga passeggiata per la città dove non risponde ad alcuna domanda di Arman. In questo modo evita di andare alla televisione di Stato, che non ha un programma alternativo da mandare in onda e scoppia il panico. Entra invece nel solito bar “La Cantina degli Amici” e dopo un lungo silenzio, ordina una birra. Boato. Folla in visibilio. Applausi.

Parte quindi con una filippica sulla bellezza, l’arte e la religione che si conclude con un riferimento a Gesù Cristo in croce. Trasmesso da ogni apparecchio d’Italia. Compreso sui megaschermi di San Pietro. Poi inizia a cantare. Tutti ballano sfrenati tranne Gilda che compra una pistola.

Il tremendo Dranghenstein fa abbattere chiese per costruire Centri Commerciali. Questi diventano i nuovi luoghi di interesse e vediamo una scolaresca che va in gita al Centro Commerciale di Piazza Duomo. I ragazzi si interrogano su cosa sia il Duomo. Non lo hanno mai visto in quanto completamente avvolto da cartelloni pubblicitari giganteschi e luminosi. Mentre gli studenti stanno per risalire sull’autobus interrogandosi su come sia fatto tale luogo di culto, Adrian e  Gilda ne “rapiscono” due con la scusa di fargli vedere la pietra dell’edificio religioso.

Trovano una porta aperta che conduce all’interno e vengono seguiti da tutto il resto della scolaresca. E successivamente da mezza Milano.

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Adrian racconta alla folla la storia del Duomo di Milano mentre sale fino alla Madonnina. Qui si trova un pulsante rosso grande come un cocomero con un cartello due metri per uno con scritto “Azzeramento totale copertura pubblicitaria“. In dieci secondi decenni di oblio vengono spazzati via e Milano riscopre il suo Duomo. L’effetto domino è partito. Le immagini spingono alla riscoperta del passato artistico anche nelle altre città. A parte Roma. Nel Vaticano continuano a capeggiare un paio di tette.

Il governo reagisce organizzando false sommose in nome di Darian per scatenare la gente contro di lui. Rivediamo il ragazzo con la registrazione di “I Want to Know” che riesce a trasmettere la canzone in piazza Duomo. Senza grandi risultati. Il Primo Ministro decide di eliminare definitivamente il problema Darian e vuole che a compiere l’ardita missione sia il cantante in rovina Johnny Silver. Se siete in piedi, sedetevi. Stiamo per essere catapultati nel multiverso.

Silver non sa come agire. Decide quindi di trovare risposte dalla sua Musa: la musica. Inizia ad ascoltare brani a caso sul suo device finché non compare lui: Adriano Celentano! Quindi nel passato del mondo di Adrian è esistito veramente Adriano Celentano.

L’ascolto di “Ti lascio vivere” genera la visione di un’avvenente ragazza bionda seminuda che canta con la voce di Celentano. Il labiale è un po’ sfasato, ma l’immaginazione del nostro Silver probabilmente era più concentrata su altro. La visione lo riporta ai sui giorni gloriosi da rocker dove le ragazze gli lanciavano reggiseni estasiate. La decisione è presa: ucciderà Darian per riavere i reggiseni.

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Darian si trova nella casa diroccata e sta guardando un programma su Adriano Celentano. Ormai realtà e finzione si sovrappongono e intersecano, in Adrian come nella migliore tradizione lynchana. Vediamo titoli di giornali del 1988 e un servizio del TG con un giovane Enrico Mentana.

Johnny Silver è pronto a sparare, ma esita ascoltando le parole diffuse dal televisore. Darian ne approfitta per un monologo disarmante (nel senso letterale: volto a disarmare Silver) per convincerlo di essere ancora amato come cantante. Dopo una breve fuga nella Milano sotterranea, Silver desiste dal suo tentativo di uccidere Adrian. No, scusate Darian. E così finisce anche la quarta puntata.

Quello che è chiaro dopo quest’ultimo episodio è che questo progetto, Adrian, non è solo autocelebrativo e autoreferenziale. È un vero e proprio remake. Da un lato del film Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì del 1985. Piccolo capolavoro del trash del Moleggiato. Fu un fiasco totale, almeno in Italia. Se vi state chiedendo di cosa parli, vi basti sapere che la trama è la stessa di Adrian. Dall’altro lato del programma per antonomasia di Celentano: quel Fantastico del 1987 che per altro vediamo più volte citato nei filmati originali in questo episodio.

Non fosse fatto in modo superficiale e con il risultato di un’accozzaglia di citazioni e luoghi comuni sarebbe anche un’idea interessante. Purtroppo l’esito è tristemente davanti agli occhi di tutti. Darian non è altro che il Celentano della vita reale. Non partecipa al suo show e in quei rari momenti di interazione con il pubblico, non fa praticamente nulla. Ma tutti applaudono entusiasti. Adrian si conferma un progetto di sola autocelebrazione. E lo fa in un modo decisamente eccessivo.

In ogni caso anche questa settimana ci resta una domanda impellente sospesa: che fine ha fatto “la Volpe”? Speriamo di rivedere al più presto il ballerino fatale che a suon di valzer combatte i malvagi e redarguisce le pulzelle. Magari già nel prossimo episodio che andrà in onda, eccezionalmente, di martedì.

Leggi anche: Adrian – La recensione del precedente episodio

Written by Enrico Maccani

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"Sembra quasi un paradosso ma spesso si fa fatica a trovare un romanzo moderno o un film che sia più interessante di un buon telefilm. C'è in giro, ad esempio, un'opera che rappresenti un viaggio metafisico fra i segreti del Male più avvincente di Twin Peaks?"

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