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Che senso ha fare un reboot di Xena?

Un reboot di Xena. Tralasciamo per un attimo l’orticaria che il termine reboot mi provoca. Un reboot di Xena. Leggo questa notizia è la prima cosa che mi viene in mente è “no, mai nella vita”, la seconda è “cos’è sta roba?”, la terza è “perché?”
Cominciamo dunque da quest’ultima domanda: perché?
La motivazione è una e una sola: commerciale. Xena, a quindici anni dalla sua chiusura, ancora viene non solo vista (le repliche continuano ad andare a blocchi alterni su Rai4), ma anche citata.

Diciamocelo, Xena è un trend, oltre che il manifesto di una generazione di femministe, di lesbiche e di bisessuali. E no, queste tre cose non coincidono.

 

Xena è esattamente come ogni donna vorrebbe essere. Beh, almeno la maggior parte. Diciamo che è come ogni donna, che non sogna balli e principi azzurri, vorrebbe essere. È forte, indipendente, sexy, coraggiosa. Ma il punto di forza di Xena non è fare a pugni coi cattivi, ma con se stessa. Ogni giorno. Come tutti noi dobbiamo fare per evitare che le brutte abitudini o un’insita (in)sana cattiveria ci faccia compagnia.

Insomma, Xena è il manifesto di gran parte della generazione di donne che va dagli anni ’80 ai ’90.

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Ma torniamo al reboot e alla domanda: perché?
Xena, a differenza di molte serie – una fra tutte Una mamma per amica a cui in fatto proprio in questi mesi di sta cercando di porre rimedio – ha un finale. Un finale ben preciso, che ha persino una morale. Un finale che ci – mi – ha devastati, ma coerente col resto della storia (per quanto possa essere coerente una storia in Xena).
Insomma, è concluso. E perdonatemi, non sopporto che si riprenda una storia conclusa, non sopporto che al giorno d’oggi non si capisca quando è il caso di concludere una storia ma si tiri avanti finché si può – OUAT vi dice qualcosa?? È stata riconfermata per la sesta stagione! Io mi sarei andata a nascondere già dopo la quarta, onestamente, e per la quinta stendiamo un velo pietoso che è meglio!! – e non sopporto quando si vuole fare reboot.
Perché non vogliono semplicemente “continuare” Xena. Vogliono reinventarla. Vogliono cambiare completamente tutto il cast (e okay, sono passati vent’anni, il cast è invecchiato, lo posso anche capire), gli sceneggiatori, i produttori… Ma soprattutto, vogliono cambiare lo spirito della serie. E io proprio non ci sto.

Xena è una serie trash. Diciamocelo apertamente. È una serie trash, che la Storia non sa neanche dove abita (in una puntata sono a combattere la guerra di Troia, in quella dopo c’è Cesare, in quella dopo ancora sono con Euripide e in quella dopo ancora Xena si innamora di Ulisse. Ma siamo seri?? Tra un fatto mitologico/storico e l’altro passano SECOLI, ma vabbè, lei è Xena, può tutto), in cui si vede la protagonista fare cose umanamente impossibili (come pietrificare da sola un intero esercito).

Ma Xena ci piace perché è trash, perché in una puntata ci strappa il cuore e nell’altra canta o fa cose molto nonsense che ci fanno ridere ma anche rimanere molto perplessi. Ma va bene, va bene perché è Xena e la amiamo così.
Il reboot, la nuova Xena, prevederebbe un tono Dark – perché ora è figo fare le “cose Dark” – quindi uno stravolgimento assoluto della serie. E allora mi chiedo io, se si mira a stravolgere la serie, perché non lasciare Xena riposare in pace? Perché rovinarcela così? Volete fare una serie Dark con una guerriera figa? Va benissimo! Fatela! Ma chiamatela Glicera, chiamatela Criseide, chiamatela come diavolo volete, ma non Xena!
Xena è sacra. Ed è Lucy Lawless. Perché diciamocelo, nessuna attrice, per quanto brava, bella e/o sexy, può sperare di competere con LEI. Né tantomeno con l’intesa e la complicità che c’era non solo tra lei e René O’Connor (Olimpia/Gabrielle), ma anche tra il resto del cast.
Insomma, un reboot di Xena non sarebbe solo un sacrilegio, ma sarebbe anche un fallimento, sotto tutti i punti di vista. Anche se si rivelasse un prodotto qualitativamente alto, più alto di quello di Xena, noi lo snobberemmo lo stesso. Perché di Xena ce n’è una sola.

Written by Olimpia Petruzzella

Tra un'indagine con Sherlock Holmes e un viaggio e l'altro col Dottore, sono anche riuscita a laurearmi in Archeologia (River, grazie ancora per quella dritta... e per avermi presentato Euripide!) e fare un master in sceneggiatura alla Silvio D'Amico. Perché siamo tutti storie, alla fine. Ed è meglio farne una buona, no?

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