Attenzione: evita la lettura se non vuoi imbatterti in spoiler di Mercoledì
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Il 3 settembre del 2025 si è conclusa, con la seconda parte, la seconda stagione di Mercoledì, che ci ha lasciato con un ottimo colpo di scena che riguarda soprattutto un arrivo imminente. Che è forse l’unico motivo che ci spingerà a guardare la terza stagione, già confermata. Per il resto, purtroppo, è complicato difendere la seconda stagione di Mercoledì (soprattutto la prima parte), non tanto per l’ormai consolidato amore per Jenna Ortega e la sua azzeccatissima interpretazione della piccola della famiglia, quanto per la sua realizzazione. Leggermente fuori dal focus e soprattutto troppo frammentata. A maggior ragione se la si accosta alla prima, come è ovvio fare.
Partiamo dal presupposto che nella seconda stagione di Mercoledì non è tutto da buttare, che la co-produzione e la co-regia di Tim Burton alla fine (come sempre) qualcosa riescono a salvare. Il problema fondamentale di pone nella scelta di approfondire di nuovo il personaggio della protagonista, piuttosto che spaziare sulle varie personalità che potevano essere altrettanto interessanti.
E che avrebbero potuto, soprattutto, accompagnare la stessa Mercoledì in un percorso che fosse diverso da quello che le avevamo già visto intraprendere. Jenna Ortega più o meno salva il salvabile, ma non può bastare solo lei per reggere una serie dello spessore di Mercoledì.

Nella seconda stagione di Mercoledì si introducono dei nuovi personaggi e alcuni di quelli che conoscevamo già, tornano ad essere più centrali. Morticia, tra tutti, si insinua nella vita della figlia indolente in maniera arrogante (come era stato anticipato), a raccontare un rapporto madre figlia che avviene anche in una famiglia atipica come quella degli Addams. E se questo fosse lo scopo, sarebbe anche molto interessante; insomma, un po’ a volerci dire di come le dinamiche familiare sono uguali per tutti, anche per gli emarginati o per i cosiddetti freaks.
Il problema si crea quando capiamo che la figura di Morticia sembra essere solo molto invadente, poco convincente e anche molto poco utile alla narrazione. Di certo non avevamo bisogno di un remake di Una mamma per amica, o almeno non in un prodotto come Mercoledì.
A evidenziare ancora di più questa figura mal posta, subentra la nonna di Mercoledì (madre di Morticia), interpretata da un’ottima Joanna Lumley che ci mette molto poco ad oscurare completamente Catherine Zeta-Jones e il suo personaggio. A dimostrazione del fatto che nella seconda stagione di Mercoledì molte cose sono poste nel luogo sbagliato, con l’intento sbagliato e uno scopo davvero poco chiaro.
Il rischio, alla fine, è quello di ritrovarsi di fronte a una stagione che risulti troppo frammentata. I personaggi una volta secondari, come Gomez o Pugsely, sono poco approfonditi e molto poco interessanti, quando avrebbero potuto tranquillamente essere la vera rivelazione della stagione. Avrebbero potuto sovvertire completamente quella convinzione che aveva reso Mercoledì una serie confortevole, di cui sapevamo tutto. Avrebbero potuto essere l’asso nella manica, utile a metterci nuovamente a disagio. E invece (complice una trama molto meno interessante della prima stagione), i personaggi hanno tutti una strana flemma che non permette loro di spiccare come meriterebbero.

Come se gli autori fossero stati limitati nelle scelte che li riguarda, anche se Alfred Gough e Miles Millar non hanno mai dichiarato niente del genere.
Purtroppo, alla fine, l’impressione è questa. Ed è un gran peccato soprattutto per chi aveva amato la prima stagione di Mercoledì (moltissimi) ed era abituato ad un certo tipo di narrazione horror ma anche di rivalsa. Dei freak sui normali e di una ragazza come Mercoledì sulla società. Nella seconda stagione, al centro c’è di nuovo Mercoledì, e purtroppo nello stesso identico modo in cui lo era già nella prima.
Che il personaggio di Jenna Ortega rimanesse la principale protagonista era scontato e anche apprezzabile, la serie stessa porta il suo nome e l’intento originale di Tim Burton e dei suoi autori era proprio inquadrare la storia della famiglia Addams dalla sua prospettiva. Ma se questo valeva come rivoluzionario ed innovativo nel 2022, quando la prima stagione di Mercoledì fu rilasciata su Netflix, oggi non vale più. O almeno, non ha più la stessa rilevanza narrativa e, se è per questo, nemmeno sociale. Mercoledì, in fondo, è stata da subito una serie tv di rivalsa che, seguendo un po’ il filone di The Big Bang Theory solo per fare un esempio su tutti, si proponeva di “normalizzare” il diverso.
Il personaggio di Mercoledì, emarginato e solo ma anche indipendente e risoluto, doveva portare avanti una storia di ribellione silenziosa. E con la prima stagione lo ha fatto, e lo ha fatto anche piuttosto bene.

Con un’estetica curatissima e una premura di dettagli che sono, infatti, diventati iconici. Tutto questo si va perdendo nella seconda stagione che, per un motivo o per un altro (l’intoppo arriva proprio quando si sommano varie problematiche) non riesce a essere incisiva e coerente come la prima.
C’è da dire che qualcosa che ci ha sorpreso c’è: il cameo di Lady Gaga (che le è valso molto successo musicalmente parlando), il ritorno di Christopher Lloyd nei panni di un personaggio diverso dalla zio Fester (un po’ come era successo per Christina Ricci nella prima stagione), l’introduzione del personaggio della nonna, il finale. Tutte cose che sicuramente hanno aiutato una trama altrimenti un po’ scialba e troppo riconoscibile, ma che sono tutte cose facilmente riconducibili più ad una sorta di fanservice che altro. Può essere giusto far felici gli spettatori, su questo non c’è dubbio. Ed è comprensibile anche un minimo di ammiccamento ad un ricavo economico che dal fanservice può derivare. Il problema sorge quando gli unici espedienti salvabili sono quelli riconducibili al plauso del pubblico.
E per quanto Tim Burton (che firma la regia del prima, del quarto e degli ultimi due episodi) possa inserire un corto d’animazione, che è la cosa più bella che vedrete in Mercoledì 2, alla fine della fiera non è abbastanza nemmeno quello.
Il contesto dentro al quale avevamo inserito Mercoledì era un contesto ben specifico, fatto di horror e di teen drama, di suspence e di malinconia. Qualcosa che fosse immediatamente accostabile allo stile di Tim Burton.
Nella seconda stagione di Mercoledì, tutto questo si perde. Rimane solo molto teen drama ma che, da solo, non è assolutamente indispensabile. Da solo, il teen drama snatura Mercoledì e la settorializza in un contenitore che non è e non è mai stato il suo. Un contenitore in cui non ci aspettiamo di trovare Mercoledì e in cui non vogliamo trovare Mercoledì. L’adolescente dark della famiglia Addams ha sicuramente sempre avuto una certa dose di drama e Tim Burton tende a riconoscerle quello sprazzo di normalità che lei stessa non riesce ad accettare. Insomma, la Mercoledì che avevamo visto nella prima stagione era a tutti gli effetti una teenager con problemi simili a quelli di tutti gli altri suoi coetanei. Ed era divertente e interessante anche per questo.
Ma la Mercoledì della seconda stagione è quasi solo questo. Il suo contesto, la sua identità gotica e malinconica sembra perdersi quasi del tutto. E allora non ci convince più, perché va bene i problemi adolescenziali ma nella Mercoledì che conoscevamo noi c’era molto di più.
La complessità del suo personaggio era la forza portante che trainava da sola l’intera narrazione. Mercoledì 2 pecca di interpretazione: vorrebbe uscire dalla sua comfort zone ma in realtà esce solo dal suo scenario.


