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WandaVision è una rivoluzione espressiva: dal linguaggio delle sit-com a quello metatelevisivo

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WandaVision, sbarcata su Disney+ solo il 15 gennaio, è già uno dei fiori all’occhiello dell’MCU. Non è certo la prima volta che la Marvel produce delle Serie Tv di gran qualità (basti pensare a Jessica Jones, The Punisher, Daredevil o Luke Cage) ma qui ci troviamo di fronte a qualcosa di molto diverso: l’acquisizione da parte di Disney, una nuova piattaforma e una nuova fase del Marvel Cinematic Universe.

Insomma, WandaVision è una novità assoluta

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I protagonisti, infatti, sono appunto Wanda e Visione: due colossi degli Avengers che hanno ricoperto un ruolo fondamentale in Infinity War. Wanda, poi, senza dubbio uno degli eroi più potenti dell’MCU, è dotata di poteri al di là di ogni immaginazione. Con la mente, è in grado di alterare la realtà, manipolare il pensiero, spostare cose e persone, controllare l’energia e creare campi di forza.

Poi, altro elemento inusuale: se si guardano la prime puntate, WandaVision sembra non avere alcun legame con l’MCU, al punto che viene seguita volentieri anche da chi non è mai stato fan degli Avengers. Anzi, nel primo e secondo episodio sembra quasi che gli Avengers non siano mai esistiti. Wanda e Visione vivono in una sitcom, letteralmente. Gli abiti, le acconciature e l’ambientazione sono dichiaratamente anni Cinquanta. E anche lo spettatore è piuttosto confuso: i due protagonisti sono diventati una brava mogliettina che rassetta casa e un marito premuroso che porta i soldi a casa lavorando in un ufficio. Ciò che vediamo è una divertente serie tv in bianco e nero, con le risate del pubblico in studio e simpatiche gag dalla comicità un po’ scontata.

E qui entra in gioco un eccezionale uso della tecnica.

Nei primi due episodi, sono evidenti i riferimenti alle sitcom del passato e a Vita da strega in particolare. L’estetica della sigla iniziale fa riferimento al celebre show anni Sessanta e viene mostrata allo spettatore confuso senza troppi preamboli e soprattutto senza alcuna spiegazione. L’effetto di straniamento è evidente, perché è chiaro che al momento non si sa cosa si stia guardando.

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Poi, anche se non ci si accorge subito di questo dettaglio, l’immagine è tagliata per il tubo catodico. I frame infatti sono stretti da due bande laterali nere, che conferiscono loro un taglio squadrato, ormai scomparso a favore del taglio cinematografico a bande nere orizzontali. Insomma, i primi episodi di WandaVision sono un vero e proprio tuffo nel passato, a partire dal titolo della puntata 1×01: Girato davanti a un pubblico in studio. Annuncio che veniva inserito prima dell’inizio di ogni sitcom, spiegando così l’effetto delle risate fuori scena che è un po’ il marchio di fabbrica di questi show.

Ma i fan della Marvel non vogliono sitcom.

E infatti le loro aspettative non rimarranno deluse. Fin da subito, si capisce che c’è qualcosa di molto strano. E questo è evidente grazie a una brillante sceneggiatura e a una eccellente tecnica di ripresa e postproduzione. Innanzitutto, non appena qualche personaggio (come la vicina Agnes o i coniugi Hart) chiede a Wanda e Visione come si sono conosciuti, o quando si sono sposati, i due non sanno rispondere. Proprio come se fossero stati catapultati lì improvvisamente, dimentichi del passato e di chi fossero prima. Poi ci sono appunto gli aspetti tecnici.

Nel primo episodio, quando il signor Hart, capo di Visione, a cena si sente male e sembra che stia per soffocare, si crea una situazione decisamente grottesca. L’uomo è steso a terra, agonizzante. Visione sembra preso alla sprovvista e incapace di intervenire, così come Wanda, seduta a capotavola e quasi indifferente a ciò che sta accadendo intorno a lei. Ma è la moglie di Hart la presenza più curiosa: prima ride nervosamente e continua a ripetere “Smettila!“, come se si stesse rivolgendo al marito, invitandolo a ricomporsi. Poi, però, l’inquadratura cambia. Nei primi piani la signora Hart sembra che abbia girato la testa e si stia rivolgendo a qualcuno alla sua sinistra: Wanda. Sembra dunque che stia supplicando la nostra eroina di porre fine a quel supplizio, riconoscendole così la capacità di controllare la situazione.

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Questo naturalmente non possiamo ancora saperlo, ma effettivamente Wanda fa qualcosa. Fredda come il ghiaccio, intima a Visione di intervenire e quest’ultimo obbedisce senza battere ciglio. Sfruttando i suoi poteri, l’androide riesce a recuperare il pezzo di cibo che stava soffocando Hart e gli salva la vita. Poi, incredibilmente, i due coniugi si congedano, come se non fosse successo nulla. E, anzi, sono talmente soddisfatti che salutano i due protagonisti calorosamente, promettendo a Visione una promozione in ufficio. In perfetto stile sitcom, dunque, tutto finisce per il meglio. Ma ciò che è successo prima è troppo strano per dare conforto allo spettatore. È fin troppo chiaro che qualcosa non va.

Negli episodi successivi, le stranezze aumentano.

Wandavision 1×02, benché sia ancora in bianco e nero, denota un’ambientazione anni Sessanta, che sottolinea il climax ascendente della narrazione. In quel mondo compare improvvisamente un piccolo elicottero rosso, seminascosto nella siepe del giardino. E ancora una volta Wanda finge di non vedere, come se cercasse di tenere una scomoda verità chiusa in un armadio.

La scelta di inserire una pennellata di colore nella scala di grigi risulta molto interessante. In parte perché mostra quasi la realtà che cerca di farsi strada in quel mondo ovattato e artificioso. E in parte perché è un chiaro omaggio cinefilo a Schindler’s List di Steven Spielberg, dove una terribile verità viene svelata attraverso un paio di piccole scarpe rosse che spiccano su un’inquadratura in bianco e nero. Poi, alla fine del secondo episodio, ecco che compaiono definitivamente i colori. Sembrerebbe qualcosa che al momento rende Wanda felice. In effetti, vedere il mondo a colori è una gran bella novità. Ma questo sottolinea ancora una volta come la realtà si stia avvicinando rapidamente, pronta a scoperchiare un misterioso vaso di Pandora.

Altra cosa interessante sono i meccanismi metacinematografici che vengono utilizzati. Nel terzo episodio (siamo ormai negli anni Settanta), Visione sembra finalmente prendere coscienza del fatto che qualcosa non va. Ma ecco che, quando comincia ad esporre le sue perplessità a Wanda, lo schermo sembra subire un’interferenza. Ecco che Visione non è più seduto sul divano, ma in piedi davanti alla moglie e ostenta un’aria tranquilla e serena, libera da ogni dubbio. L’effetto del tremolio dello schermo è talmente ben fatto da farci pensare al momento a un problema del nostro device. Ed ecco che realtà e finzione si fondono: il regista riesce a sfruttare un problema reale dei dispositivi elettronici e lo utilizza per far capire che sì, tutto ciò che stiamo guardando è pura finzione.

Man mano che si va avanti con l’episodio, il meccanismo risulta sempre più chiaro: le villette a schiera con i loro bei giardini sono palesemente delle quinte di cartapesta e la recitazione dei vari personaggi è così forzata da far capire subito che si tratta di attori e neanche troppo in parte. Poi, il colpo di genio: per mostrare il passaggio dalla finzione alla realtà, ecco che le bande nere che delimitano il tubo catodico si allargano lentamente, lasciando spazio al taglio orizzontale cinematografico. L’immagine ora occupa interamente tutto lo schermo e la realtà è entrata prepotentemente in gioco.

E infatti tutta la puntata successiva di WandaVision (qui la recensione del quarto episodio) è ambientata nella “realtà” e mostra il mondo in cui vivono Wanda e Visione attraverso un occhio esterno. Ormai è chiara la barriera che separa i due protagonisti dal resto del mondo: un muro creato da un campo di forza, oltre che dallo schermo del televisore a tubo catodico. Come già anticipato alla fine degli episodi precedenti, c’è qualcuno dall’altra parte dello schermo, che osserva la vita fittizia dei due protagonisti, ridendo e piangendo insieme a loro. Proprio come se fossero i personaggi di una sitcom, appunto. Il tocco di classe, poi, è la sequenza in cui vengono mostrate le foto degli altri personaggi che abitano questo piccolo mondo incantato chiamato Westview. Le polaroid vengono attaccate al muro, mentre Darcy Lewis presenta gli abitanti del villaggio, chiamandoli con il nome reale, seguito da quello fittizio. Questa formula di presentazione ricorda molto da vicino i titoli di testa o di coda di film e Serie Tv, dove vengono presentati gli attori.

WandaVision è una serie fuori dagli schemi proprio per questo. Non solo non si fa problemi a mostrare la finzione che si cela dietro la macchina da presa, ma la sfrutta a scopo narrativo, creando una visione a tre livelli: quello di Wanda, quello di chi segue le sue vicende dalla televisione e quello di noi pubblico “reale”. Si tratta insomma di un meccanismo narrativo particolarmente raffinato, che ha contribuito a creare un prodotto mai visto prima nell’MCU.

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Written by Giulia Losi

Dovevo essere un architetto, ma ho avuto un piccolo "cambio di rotta" e mi sono innamorata del cinema. Mi sono laureata in teatro, cinema, danza e arti digitali alla Sapienza di Roma e ho voluto scrivere di cinema e serie tv, le mie due grandi passioni.

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