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Vikings 5×03 – Il grido di battaglia

Vikings

Dopo due episodi strategici dove ogni personaggio ha intrapreso il proprio cammino, la 5×03 di Vikings, Homeland, ci porta nel vivo di questo inizio stagione. Se da una parte troviamo un’esplosiva linea narrativa che coinvolge i tre fratelli Ubbe, Hitvserk e Ivar, dall’altra abbiamo le scene di Harald e Astrid che frenano il ritmo della puntata. Ma andiamo per ordine.

You know who am I?

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Il primo grande scontro tra i fratelli vichinghi e il vescovo Heahmund e il re Aethelwulf è finalmente arrivato. Ivar dà prova di grande astuzia e intelligenza con il suo piano d’attacco pieno di trappole, ma non solo. Vediamo nuovamente emergere quella parte del senza ossa completamente folle, brutale, impetuosa nel momento in cui Aethelwulf lo esorta a scendere in campo. Scalzato dalla sua biga, Ivarr di trascina verso di essa e vi si siede di fronte: con un coraggio pregno di pazzia, ebbro dai fumi della guerra, egli sembra incarnare lo spirito del dio della guerra in persona. Un pathos e un impatto visivo tipici di Vikings, anche se la scelta di far tremare l’inquadratura, come se fosse stata colpita dall’onda d’urto dell’urlo, è stata una mossa azzardata.

Colmo di rabbia e ardore, Ivar incita gli inglesi a colpirlo, sprezzante nella sua arrogante affermazione di essere intoccabile, immortale. Un scena intensa che cerca di dipingere i vichinghi secondo la percezione cattolica: selvaggi, brutali, immondi. Heahmund tentenna dinnanzi alla figura di Ivar, come se avesse visto il demonio in persona.

Una scelta frettolosa quella di far incontrare subito i due esempi di civiltà opposte, rispettivi emblemi delle due religioni, i prescelti dai divini.

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Insomma, Ivar esce vittorioso da questa strabiliante terza puntata. Soprattutto va riconosciuto il talento di Alex Hoeg nell’interpretarlo, sia nei momenti di lucida macchinazione del piano d’attacco, sia durante la feroce guerra, senza dimenticare la scena iniziale con la giovane schiava. Una scena chiave in cui ella, in questo caso portavoce del popolo, confessa a Ivar il crescente consenso nei suoi confronti tra le fila di guerrieri. È grazie a questa nuova consapevolezza che egli, a fine battaglia, ripropone nuovamente la sua candidatura a capo dell’esercito vichingo ai suoi due fratelli.

Il maggiore, Ubbe, non cederà mai a questa sua richiesta. Con il passare delle puntate, riconosciamo in lui lo sguardo stanco e consapevole del padre Ragnar che, frustrato dalle continue battaglie, tentava di portare la pace e ricondurre la sua vita ai progetti iniziali da contadino. Ma Ubbe sta tentando di seguire inconsapevolmente le orme di un cammino già fallito. Il suo atto diplomatico è vano, ciò che ci guadagna è soltanto l’ennesima prova che Ivar sembra essere il comandante migliore tra i tre fratelli, secondo il popolo. Sconfitto e umiliato, la sua dipartita costringe Hivtserk a scegliere chi seguire e la scelta non può che essere scontata: Ivar ha il consenso del popolo e il favore divino.

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Concluso questo filone narrativo, un altro che ci viene rappresentato nella 5×03 di Vikings è quello di Harald.

Scialbo, inconcludente e lento. Le sue azioni sono ancora acerbe, in questa puntata manca di coinvolgimento e non si comprende ancora la scelta ricaduta su Astrid. Le sue avances da re ricco e potente non convincono la donna in un primo momento, ma lentamente insinuano in lei pensieri di cupidigia.

Troppo breve è invece la parte dedicata a Bjorn e Halfdan: vengono infilati tra due blocchi narrativi come un promemoria: “non scordatevi di questi due”. Nulla più viene aggiunto da quando i due sono partiti dall’Inghilterra, se non il prezioso consiglio di presentarsi come mercanti nei paesi in cui sbarcheranno e non come conquistatori. Parte della flotta di Bjorn sarà quindi in rotta verso Kattegat, a rimpinguare quasi sicuramente le fila della madre Lagertha.

Totalmente estrapolato dai vari contesti, il viaggio mistico di Floki prosegue in questa landa che egli ormai vede come la città degli dei, Asgard. Questo viaggio assume toni sempre più deliranti e mistici, tanto da portare sullo schermo le visioni (o i deliri, chi lo sa?) di Floki. La donna che urla e da cui fuoriescono le api e la figura femminile scura che si tramuta in uno stormo di corvi, sono le peculiarità oniriche che caratterizzano questo episodio. Le api sono care alla divinità Freya, sono coloro che producono il miele con il quale si fa l’idromele, il nettare degli dei, ma sono molto spesso associate al dono della profezia secondo la mitologia norrena.

La seconda figura, molto più criptica, si può ricondurre forse alla figura di una valchiria (per associazione logica con i corvi, coloro che scelgono i caduti) o a quella di una dìsir. Le dìsir sono divinità femminili minori che vengono menzionate in occorrenza della morte, erano dee della protezione che accompagnavano le anime dei morti fino all’aldilà. Ma non solo: molti studiosi affermano che dísir sia la parola originale per le valchirie, le figure che letteralmente vengono definite “coloro che scelgono i morti”.

Cosa avranno voluto dirci queste due figure oniriche? Floki potrebbe essere il nuovo indovino? O forse le due scene erano premonitrici della sua morte?

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Written by Sara Marzocchi

Mi sono immaginata in molti universi, ho vissuto storie diverse in differenti epoche. Quel piccolo tasto chiamato play è in realtà il mio armadio per Narnia, il mio biglietto per Hogwarts, il mio Tesseract. Il mio passaporto telefilo non è mai abbastanza pieno, come non lo è neanche quello dei film e quello dei i libri. Insomma, potreste dedurre che mi piace la vita sedentaria, ed invece no. Sono una contraddizione vivente in cerca del suo punto d’equilibrio.

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