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Ivar the Boneless, la vendetta vien strisciando

Ivar

Il crudele volere degli Dei racchiude malevole essenze di violenza e morte. I rudi, granitici e imponenti guerrieri vichinghi sono lo specchio delle intenzioni di Odino. La loro sporca attitudine è la manifestazione del disegno di conquista e guerra cui sono destinati. E in un mondo dove vige l’assuefazione al combattimento e alla battaglia sembra non esserci posto per uno storpio. In uno scenario dove la prestanza fisica può fare la differenza tra la vita e la morte, non vi è perdono per la diversità. In una realtà dove un difetto viene considerato come una punizione di Odino è pressoché impossibile affermarsi. Ivar è un reietto per natura. Ivar è il tormento e il rimpianto del padre Ragnar. Ivar è colui che non accetta il suo destino, un guerriero inusuale ma oltremodo spaventoso.

Ivar


L’enigmatico e strisciante figlio di Re Ragnar e della bellissima Aslaug, nasce tra lo sgomento generale e nel fuoco di rabbia del frustrato padre. Il Re non può accettare che uno storpio possa avere il suo stesso sangue. Ed è solo l’amore di una compassionevole madre a salvarlo da una prematura morte. L’oscurità inizia ad aleggiare sul reietto vichingo. Un alone di malvagità che nasce dal bisogno forsennato di dimostrare la sua supremazia.

Fin da bambino Ivar mostra un’attitudine molesta nei confronti del sangue e della violenza. E tali predisposizioni malsane risulteranno essere il suo unico escamotage per scappare da una vita da scarto del suo popolo. Aslaug vede il potenziale racchiuso in lui e, consapevole dell’inettitudine del padre nei suoi confronti, lo affida al prode Floki. Il bizzarro vichingo costruttore di barche gli insegnerà ad essere un norreno, gli trasmetterà la fede negli Dei e gli illustrerà la via, e il prezzo da pagare, per raggiungere il Valhalla.

Ciò che doveva essere una debolezza si tramuta in un elemento inquietante. Il modo in cui si muove Ivar diviene l’enigmatica metafora della sua malevola essenza. È talmente violento, talmente bramoso di sangue, talmente illeggibile da risultare spaventoso. La rabbia per l’ingiusto destino in cui è incappato favoreggia il proliferare di una demoniaca bestia pronta a squartare l’involucro cui è racchiusa. I virili e agili fratelli colgono la cattiveria di Ivar e ne sono spaventati. I tre rampolli della famiglia reale sono belli, forti e talentuosi ma davanti all’alone nero di Ivar sono inermi. Ogni richiesta del loro storpio fratello è immediatamente accolta. La sua famiglia, sua madre, e gli abitanti di Kattegat si prostrano al suo volere.

Ivar

Solo il ritorno del padre smuove qualcosa nella sua coscienza. Il reietto Ragnar non può disporre di un esercito ma ha ancora il suo nome e la sua storia. Il fascino delle sue gesta non lo aiuterà a reclutare una schiera accettabile di guerrieri, ma gli permetterà di intavolare un subdolo piano. Ivar, pur non cogliendo appieno le intenzioni del padre, parte con lui. Cosciente di andare incontro a uno scontato suicidio ma forte di un amore nei confronti di Ragnar mai percepito prima.

Ivar è convinto che un giorno al fianco del padre valga molto più di una lunga vita tra le amorose braccia materne. È questa convinzione che fa di lui un vero vichingo. Non le gambe. Ragnar redime se stesso e il suo reietto figlio durante il suo ultimo viaggio. Ivar è il messaggero che spianerà la strada alla brutale vendetta. Il perfetto piano del Re caduto ha un esecutore: Ivar.

Bellissimo il paradosso secondo il quale l’odiato e sacrificabile figlio storpio diventa l’essenza e il maestoso baluardo dell’ultima battaglia del mitico Re Ragnar. Ivar è la chiave per aprire le porte del Valhalla.

Ivar

La bestia si impadronisce definitivamente del giovane vichingo quando il destino decide di privarlo persino della sua amorevole madre. Nel più brutale e crudele dei modi. Lagherta spodesta la bellissima Regina Aslaug prima di giustiziarla pubblicamente. Improvvisamente le due figure che avevano plasmato l’indole di Ivar vengono meno. Da una parte Ragnar alimentava la vena guerriera del ragazzo, dall’altra Aslaug rappresentava la sua isola felice. Due lati contrapposti che fungevano da ago della bilancia per placare i crudeli istinti di Ivar. E senza di loro egli non ha più freni. Le sbarre che lo trattenevano dallo sfociare in un crudele carnefice si sono sgretolate dietro il gelido richiamo della morte. E quando Odino gli si paleserà davanti per illustrargli il nefasto avvenimento, egli morirà per rinascere.

Ivar diventa ciò che la madre temeva e ciò che il padre sperava. Lo storpio figlio del Re finalmente è libero di poter maciullare l’ipocrita corazza di inganni in cui era rinchiuso.

Senza inibizione alcuna, coltiva l’odio per Lagherta e per tutto il versante inglese. In pratica non esiste più un angolo del globo dove Ivar possa essere in pace. La sua Kattegat è governata dell’usurpatrice assassina di sua madre. Le terre inglesi dai subdoli cospiratori colpevoli della morte del padre e la Francia è la patria del traditore Rollo. I fratelli troppo deboli, e schiavi della loro ambizione, non possono alleviare il suo dolore. Solo l’abbraccio del mentore Floki ha il lieve sapore di famiglia.

La depressione e l’odio si tramutano presto in sete di sangue. Ivar decide di guardare Aelle morire lentamente assaporando quel momento come una deliziosa leccornia. La disperazione e il dolore che trasudano dagli occhi del goffo Re caduto sono un lauto pasto per il sanguinolento Ivar. Appagante ma effimero piacere.

La violenta “Aquila di sangue” inflitta a Re Aelle compiace ma non sazia Ivar che vuole essere il boia di Ecbert. Come per Aelle si propone di immergere le proprie mani nel sangue del Re. I due episodi in cui egli brama di uccidere personalmente Ecbert e Aelle sono eloquenti della malevola indole di Ivar. Lui non è lì solo per vendicare Ragnar, ma anche per sfoderare il peggio di sè.

Ivar

Durante la violenta rappresaglia, Ivar scaverà a fondo nella sua coscienza per scoprire il vero significato degli oscuri richiami provenienti dal lato più profondo della sua mente.

Il figlio del Re scoprirà che non vi è uccisione in grado di placare la sua ira. Non vi è redenzione in una vendetta. Non vi è pace per uno come lui e non esiste un limite alla sua sete di sangue. Persino l’omicidio di un fratello non è abbastanza. Ivar è la spaventosa esasperazione di un animo vichingo. 

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Written by Andrea Lupo

Se nasci e cresci in una città come Roma: tormentata, caotica, cinica ma al tempo stesso bellissima, imponente e maestosa, non puoi meravigliarti se la tua vita è una contraddizione continua. Sono qui per raccontarvi storie, emozioni e sensazioni con l'umiltà e l'incoscienza di un bambino. Per ricordare vecchie glorie o per presentarvi nuove fiamme. Per elogiare il passato o per abbracciare il futuro. O più semplicemente per parlare di serie TV

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