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La cavalcata di una Valchiria

Vikings

A shield-maiden. A warrior. A farmer. A mother.

vikings

Uno dei personaggi cardine della Serie Tv. Una storia di riscatto, di meditata vendetta, di guerra e d’un amore mai spirato. Sin dall’inizio Lagertha è uno dei pilastri portanti di Vikings, insieme al suo amato Ragnar, a Rollo, ad Athelstan e Floki.

Nelle varie stagioni, alcuni di loro ce li siamo lasciati alle spalle, per via della Temuta da tutte le genti. Mentre Lagertha, che in molte occasioni sembrava spacciata, è rimasta in piedi fino alla fine della quarta stagione.

Se le dovessi attribuire un elemento, la collegherei alla Terra: accogliente, benevolente e materna verso coloro che la rispettano, che la amano e di cui sono figli. Ma la Terra non si lascia sottomettere ai voleri degli altri, non è stolta, ma soprattutto non dimentica.

La forza della Terra risiede nella pazienza, nella certezza che un giudizio arriverà sempre per coloro che l’hanno derisa e maltrattata. E così è lei: forte nel combattimento, protettiva con la sua prole, implacabile d’innanzi le ingiustizie, ma anche dolce amante. Lagertha ha intrapreso il suo viaggio al fianco di Ragnar: mai un passo dietro, mai un passo avanti.

Sebbene già si intraveda quella forza di spirito innata nei primi episodi, la temibile amazzone esce fuori soltanto dopo vari scontri, dopo lunghi tragitti che l’hanno forgiata e dopo moltissime ingiustizie subite.

Le sue radici crescono profonde nella sua madre patria mentre viaggia in luoghi sconosciuti, permettendo al suo spirito di crescere rigoglioso, senza mai dimenticare le sue origini.

Un albero non nasconde la propria forza nei possenti rami, ma nelle solide radici che si nutrono di qualsiasi fonte: sangue dei nemici, lacrime di tristezza, delusioni amorose, tradimenti astiosi. Non importa se la natura da cui essi provengono sia benevola o maligna: da ogni avvenimento ne ricava conoscenza.

Lagertha

“I am Iron, I forge myself.”

La sua vita da contadina le bastava, anche se l’euforia della scoperta la stuzzicava tanto da litigare con Ragnar pur di accompagnarlo e salpare verso ovest. Ma irremovibile, il suo compagno la lascia a casa, a badare ai figli e alla casa. Un breve accenno di frenesia bellicosa l’abbiamo quando due uomini tentano di abusare di lei e Gyda, sua figlia. Impariamo subito che non importa che arma ella brandisca, la sua forza e la sua tenacia sono ciò che la guidano nell’arte del combattimento.

Athelastan torna a Kattegat con Ragnar, permettendo ora a Lagertha di lasciare i propri figli alle cure del nuovo schiavo/amico e di partire al fianco del suo uomo.

Sguardo fiero, capigliatura da leonessa, spirito di ferro: così la vediamo per la prima volta razziare come una vichinga. Ciò che la distingue però, è la sua avversione a determinate ingiustizie volte non soltanto al suo popolo, ma alle donne in generale. Così quando ferma Knut, fratello di Earl, dall’abusare di una donna cattolica, si ritrova ella stessa a poter subire tale violenza. Ma non c’è verso di sfiorare la valchiria: in men che non si dica, Knut giace a terra esanime.

La sua vendetta non sarà però di aiuto: Ragnar si prende la colpa dell’uccisione dell’uomo, dando motivo allo Jarl di imprigionarlo e presto ucciderlo. Incoscientemente, Lagertha ha spianato il percorso che porterà Ragnar a divenire Jarl di Kattegat.

Lagertha

Who knows, Ragnar, what the gods have in store for us. But this, I can never imagine. If you have gone to Heaven, then we will never meet again. And yet, I think Odin will ride like the wind, and rescue you, and take you to Valhalla, where you belong, my own sweet Ragnar. And there, there we shall meet again, and fight and drink and… love one another.

Il tema chiave che ha caratterizzato e portato Lagertha a compiere scelte difficili è la questione della discendenza. Non solo sarà motivo di distacco dal suo Ragnar, fortemente volto all’ambizione di procreare una stirpe lunga e leggendaria, ma anche a livello fisiologico. Il suo grembo non riesce più ad accogliere la vita, sfociando ogni volta in un prematuro parto che lacera non solo le sue interiora, ma il suo spirito.

Una madre che non riesce a portare a compimento la gravidanza del suo futuro nascituro, è un tema delicato e profondamente doloroso. Un dolore che si attacca alla pelle e che fa fatica ad andare via. Non si separa mai dal proprio animo, lo si allontana piano piano in fondo a esso, ma non sparirà mai. Un dolore che Lagertha sarà costretta a rivivere più volte, trovando la forza necessaria ad andare avanti circondandosi della sua famiglia e del suo popolo.

Straziante è l’inerme reazione di Ragnar nell’ultima stagione, quando nuovamente ella perde un bambino. La sofferenza di chi non può far nulla per alleviare il dolore, chi non può far nulla per non farlo accadere di nuovo. Il destino ha tolto molto a Lagertha: ella non si è cibata soltanto di vittorie, ha dovuto ingurgitare a forza tante delusioni, perdite, umiliazioni. Eppure si è sempre rimessa in piedi. Ha elaborato i propri lutti (pensiamo a quello di Gyda, silenzioso ma devastante), ha subito la violenza patriarcale di un uomo che la desiderava solo come trofeo da mensola.

Si è ribellata ed è divenuta Jarl Ingstad contro ogni aspettativa. Ha amato un uomo che pensava non l’avrebbe tradita, ma l’età l’ha resa astuta e il passato le insegnato a non farsi raggirare. L’ha ucciso e ha lasciato che la sua autorità crescesse.

Una differenza abissale con l’uomo della sua vita, Ragnar, che non sempre si è preoccupato di ciò che era meglio per il suo popolo. Nella prima stagione, quando ella rimane sola a Kattegat a dirigere il piccolo villaggio, mostra un’intelligenza al di fuori dell’ordinario di quel periodo. É carismatica, osservatrice, conosce i grandi miti nordici e li applica alla vita quotidiana.

Semina germogli di crescita nella città che un futuro reclamerà come sua.

Lagertha

Un’amazzone che combatte con lo stesso coraggio di un uomo, un’indomabile furia dalla chioma aurea che falcia nemici sul campo e si vendica su coloro che sono indegni di giacere nella sua alcova. Eppure la sua mente è sempre rivolta a coloro che compongono la sua comunità. Per quanto ami la frenesia bellica, il ruolo di comandante le calza a pennello. Kattegat ha bisogno di rinnovo, di protezione ora che è divenuta una rigogliosa terra e importante centro di scambi.

Kattegat ha bisogno di qualcuno che si prenda cura del popolo, che faccia ammenda per ciò che Ragnar ha lasciato che accadesse in Inghilterra. Ella si carica il fardello sulle spalle, affiancata dal figlio Bjorn, suo più grande sostenitore sin dalla tenera età. Troverà nuovi nemici proprio tra le fila della sua popolazione: Ivar, Ubbe, Hvitsärk e Sigurd la vorrebbero vedere morta a causa del suo freddo assassinio nei confronti della loro madre, Aslaug, colei che Lagertha ha sempre considerato alla stregua di una strega.

L’amore per Ragnar la farà forse cadere tra le braccia di Ubbe, che le ricorda molto il suo amato in giovane età. Potrebbe essere la sua debolezza, associata a una stanchezza anche evolutiva, in quanto ormai con l’avanzare dell’età i suoi obiettivi potrebbero sembrarle più futili, rispetto al volatilizzarsi della vita e a condurla invece alla morte. Soprattutto sapendo della profezia rivelatale dall’Indovino il quale dice che uno dei figli di Ragnar la ucciderà. Eppure, nel mio profondo, sento come un presentimento che questo “figlio” possa invece trovare volto in Bjorn.

La meravigliosa cavalcata della nostra amata Valchiria, seppur lastricata di dolore, l’ha portata a essere un personaggio dalle mille sfaccettature.

Il percorso che forse ci si attende da un uomo volto ad accrescere il proprio potere e la sua autorità su Kattegat, quali ad esempio Ragnar, lo scopriamo avverarsi in una forte donna vichinga, che nulla ha da invidiare alla sua controparte maschile. Anzi, compie il percorso che il suo amato non ha saputo (e voluto) seguire.

È proprio a lui che dedica un’ultima scena intrisa di amore e tristezza quando il fantasma le fa visita per dirle che ormai egli è quasi nel Valhalla. L’unica persona a cui lui si rivolge un’ultima volta, l’unica a cui si mostra prima di partire per sempre per il mondo dei morti. Un amore che non ha mai conosciuto fine. Un amore pregno di passione, rispetto, desiderio e complicità che ha riscritto i canoni delle love story. Ragnar l’avrà anche tradita, ma ha avuto il coraggio di rivelarglielo e di accettare riluttante  la sua separazione. Egli è ormai giunto al di là delle porte del Valhalla, mentre Lagertha si appresterà a mettere in scena le sue ultime gesta da Regina di Kattegat.

Un ultimo glorioso atto, prima che la Signora venga a reclamare la sua vita.

Lagertha

“I knew you would come, my love.

Enjoy Valhalla, you deserve it. But don’t forget me.

Haunt me. Don’t leave me.”

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Written by Sara Marzocchi

Ricorda: non essere mai crudele, non essere mai codardo! E non mangiare pere, mai e poi mai! Odiare è sempre stupido, amare è sempre saggio.
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