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Rooster è un serie tv deliziosa – La nostra Recensione dell’ultima serie di Bill Lawrence

Steve Carell in Rooster, una delle migliori serie tv su HBO Max

ATTENZIONE: l’articolo potrebbe contenere spoiler su Rooster!!

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Delle cosiddette serie “feel good”, Rooster ha tutte le caratteristiche. Personaggi autentici, atmosfera rassicurante, scrittura accurata, calore umano. Appartiene a quella schiera di prodotti televisivi con cui riusciamo a entrare subito in connessione. Perché non ci traumatizzano con contenuti troppo drammatici, non ci annoiano con una comicità troppo prevedibile o superficiale e non ci costringono a restare col fiato sospeso davanti allo schermo per tutta la durata degli episodi. Sono invece serie tv accoglienti, frizzanti, vivaci, leggere, persino dolci. Ci fanno sentire a casa, rintanati nella nostra comfort zone alla ricerca solo di compagnia. Ed è un’ottima compagnia quella di Rooster, l’ultimo lavoro sfornato da un Bill Lawrence in gran forma.

Su Disney+ stanno andando in onda gli episodi di Scrubs, di cui il settimo è di una straordinaria potenza emotiva. Su Apple TV+ si è da poco conclusa la terza stagione di Shrinking, che potrebbe averci regalato una delle migliori versioni di Harrison Ford. E quest’estate, sempre su Apple TV+, arriveranno i nuovi episodi di Ted Lasso, la dramedy che ha appassionato milioni di fan con la sua scrittura brillante e commovente. E mentre si gode il successo che i suoi prodotti riscuotono sulle varie piattaforme, Bill Lawrence non si accontenta e offre a HBO Max un’altra delle sue irresistibili comedy. Rooster, oltre a ricordarci perché ci piace tanto lo stile del suo autore, realizza anche un nostro inconscio desiderio: fa incontrare per la prima volta Bill Lawrence e Steve Carell.


Greg e sua figlia Katie in una delle prime puntate di Rooster
credits: HBO Max

Questo connubio, che è talmente naturale da non sembrare affatto una novità, è la logica conseguenza dell’incontro tra due sensibilità affini, tra due espressioni non così dissimili di un identico modo di intendere la comicità.

Steve Carell, interpretando il protagonista di Rooster, ha dato concretezza alla scrittura di Lawrence, trasformandola in qualcosa di tangibile, di visibile e così sfacciatamente naturale. E sembra proprio che lo sceneggiatore, che ha avuto modo di lavorare con nomi di primissimo livello nel panorama delle comedy, non stesse aspettando altro che consegnare a un attore come Carell uno dei suoi personaggi. Greg Russo è uno scrittore di bestseller da spiaggia, romanzi in cui il personaggio principale – Rooster, che in inglese significa gallo – vive rocambolesche avventure viaggiando in tutto il mondo e collezionando flirt amorosi grazie al suo irresistibile fascino. È sfrontato, atletico, sicuro di sé e amante del rischio.

Praticamente il contrario di quel che è Greg Russo, che è invece impacciato, insicuro, a disagio in situazioni imbarazzanti. Rooster fa tutto ciò che lui vorrebbe fare. È questo il bello della scrittura: i personaggi possono essere una versione di noi stessi che noi non riusciremmo mai a essere. E mentre il suo alter ego vive una vita al limite, Greg Russo prova invece a ricostruire la sua un pezzetto alla volta. Dopo il matrimonio fallito, Greg accetta l’invito del Ludlow College a tenere una sessione di lettura dei suoi libri. Nello stesso college, lavora sua figlia Katie (Charly Clive), alle prese con il tradimento di suo marito Archie (Phil Dunster). La stessa penosa situazione dalla quale Greg ha faticosamente cercato di uscire si ripresenta ora per sua figlia Katie.

Così, da buon padre premuroso, Greg accetta l’invito del preside Walt di restare al campus come professore e scrittore residente. In pratica, una nuova vita.

CHARLY CLIVE E PHIL DUNSTER IN ROOSTER
KATRINA MARCINOWSKI/HBO

Greg, frastornato com’è dai fantasmi della sua vita matrimoniale, non ha molta voglia di rimettersi in discussione e aprirsi a nuove esperienze. Ma per sua figlia farebbe qualsiasi cosa, compreso accettare l’incarico del Ludlow e reinventarsi insegnante. Partito con l’intenzione di essere da supporto per Katie, Greg finisce per mettere in discussione se stesso e creare legami nuovi all’interno del campus. Le dieci puntate di Rooster sono un insieme di gaffe che si rincorrono in un contesto bizzarro, se non addirittura folle.

I personaggi sono strampalati e singolari. Il presidente Walter Mann (John C. McGinley) è un uomo influente, ma piuttosto eccentrico. Ha delle assurde abitudini, in cui coinvolge anche Greg, e un’ironia di cui lui stesso è inconsapevole. L’agente di sicurezza Donnie Mullins (Rory Scovell) è una parodia dello sceriffo della contea, sempre sul pezzo quando si tratta di smascherare piccole marachelle e fondamentalmente un po’ fuori di testa. Coach Jake (Scott MacArthur) è l’allenatore pazzoide della squadra di hockey del campus, costretto ad allontanarsi dai ragazzi per i suoi problemi con l’alcol. Cristle (Annie Mumolo) è la stravagante assistente di Mann, con cui Greg avrà una fugace (e stranissima) relazione, mentre Dylan Shepard (Danielle Deadwyler) una delle docenti migliori del campus e la migliore amica di Greg.

Una bella schiera di comprimari che non annacquano mai la narrazione, anzi contribuiscono a renderla solida e coerente.

Steve Carell in una scena iconica della serie HBO
KATRINA MARCINOWSKI/HBO

Poi c’è Katie, un altro personaggio fuori dagli schemi, che gestisce malissimo la sua rottura con Archie e si ritrova di fatto a convivere con suo padre, buttandosi in un’immersione anacronistica nella pazza vita da college. Entrambi danno di matto quando scoprono che Archie, un professore vanesio e dichiaratamente narcisista, aspetta un bambino dalla sua nuova fiamma Sunny (Lauren Tsai), forse l’unico personaggio vagamente “normale” di tutto lo show. Rooster si avvale quindi di un cast di livello per mettere in scena il suo racconto.

Steve Carell – con il suo campionario di espressioni che oscillano dall’imbarazzato al malinconico, dallo spudoratamente comico al nostalgico – ci ricorda perché sia uno dei migliori attori comici in circolazione. Ma i personaggi che lo affiancano si attestano sulle sue stesse frequenze, contribuendo a tenere in piedi un prodotto omogeneo e credibile in ogni suo punto. La distribuzione settimanale di HBO Max ha poi fatto sì che restassimo in compagnia di questi personaggi per circa due mesi, un tempo sufficientemente lungo per entrare in connessione con loro e con le loro storie.

Rooster è una serie tv piacevolissima, un prodotto decisamente “feel good” ma mai superficiale.

Rooster, una delle migliori serie tv comedy dell'ultimo periodo
Credits: HBO

È bizzarro, ironico, prende in giro le manie del politically correct creando situazioni imbarazzanti e gioca con personaggi stravaganti e un po’ sopra le righe. Ma poi sparge pure qua e là le sue venature malinconiche, restituendo alla tela il suo originario calore. Sarebbe assurdo non voler bene a ogni singolo personaggio di questo show. Bill Lawrence ha questa assurda capacità di facilitare il processo di attaccamento ai suoi personaggi, rendendoceli immediatamente simpatici e familiari. È successo con i medici di Scrubs, è successo con i personaggi di Shrinking, con il Richmond di Ted Lasso. E con Rooster non è diverso.

A cos’è che ci affezioniamo tanto, di preciso? Ai loro strampalati tentativi di mantenere tutto in piedi? Alle loro fragilità, al loro essere miseramente umani, proprio come noi? O forse agli sforzi fatti per provare a uscire dal proprio guscio e rinnovarsi, ricostruirsi, un passo alla volta? Bill Lawrence si serve sempre di personaggi difficili da decodificare per intero per raccontare le sue storie, ma che comunque appaiono sempre autentici, veri, mai artefatti. Sono personaggi che cercano la loro strada, ma seminano tanto durante il percorso. Il volto raggiante di Tommy Newton (Maximo Salas), nell’ultimo episodio di Rooster, quando esce per l’ultima volta dall’ufficio di Greg, è il volto di una persona nuova.

Greg, nel suo breve soggiorno al Ludlow College, ha cambiato le vite delle persone con cui ha legato.

È stato di ispirazione, pur non avendone inizialmente l’intenzione. Un po’ come Ted Lasso, che viene sradicato dalla sua comfort zone per essere scaraventato in una nuova realtà che, in maniera del tutto imprevedibile, riesce a condizionare positivamente. E un po’ come il vecchio Paul o lo stesso Jimmy che, in Shrinking, si rinnovano e rinnovano le persone che li circondano. Perché poi le serie tv di Bill Lawrence fanno questo: ti mettono di buonumore, ti danno sollievo, ti fanno sentire al caldo. Rooster si prende le prime due puntate per fare un po’ di necessario set up. Poi mostra tutto il suo cuore. E, alla fine, i personaggi e le loro storie arrivano. Come se avessero sempre fatto parte di te.