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È arrivato il momento di smetterla di snobbare Un Professore

Alessandro Gassman: un professore 3

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Ogni volta che si parla di fiction italiana si attiva un meccanismo quasi automatico di diffidenza. Fiction = prodotto rassicurante, formula già vista, linguaggio poco audace. Un Professore entra esattamente dentro questo pregiudizio e lo mette alla prova. La serie, trasmessa su Rai 1 e disponibile su RaiPlay, ha costruito un pubblico trasversale che non si limita al prime time televisivo ma continua la discussione online, segno di un coinvolgimento che va oltre l’intrattenimento passivo. Non è un caso se Un Professore viene costantemente commentato e analizzato: la sua struttura narrativa è più solida di quanto si voglia ammettere. Utilizza una cornice classica, la scuola, ma la trasforma in uno spazio di confronto generazionale, etico ed emotivo. Snobbarla significa ridurre il discorso alla forma senza osservare la sostanza. E la sostanza, in questo caso, è fatta di personaggi coerenti, conflitti ben scritti e una chiara intenzione tematica.

La centralità della filosofia

Alessandro Gassman Un professore
credits: Rai Fiction in collaborazione con Banijay Studios Italy

La vera particolarità di Un Professore è la scelta di rendere la filosofia un motore narrativo e non un semplice ornamento culturale. Ogni episodio ruota attorno a un pensatore che diventa lente interpretativa dei conflitti vissuti dagli studenti. Da Kierkegaard a Friedrich Nietzsche, il pensiero filosofico non viene citato per legittimare il racconto, ma per guidarlo. Le teorie si intrecciano con le relazioni sentimentali, con i dubbi identitari, con le paure adolescenziali. In questo modo Un Professore riesce a tenere insieme due livelli: quello emotivo e quello riflessivo.


Non è un’operazione semplice, perché il rischio didascalico è sempre dietro l’angolo. Eppure la serie evita la lezione frontale e preferisce la contaminazione tra aula e vita privata. La filosofia diventa esperienza concreta, non materia astratta. Questo approccio distingue Un Professore da molte altre fiction scolastiche, spesso concentrate solo sulle dinamiche sentimentali. Qui invece il pensiero diventa azione e la riflessione si traduce in una sorta di conflitto narrativo.

Un Professore e la rappresentazione dell’adulto fragile e dell’adolescenza contemporanea

Il personaggio di Dante Balestra, interpretato da Alessandro Gassmann, è uno degli elementi più riusciti della serie. Non è l’insegnante carismatico senza ombre, né il mentore perfetto che salva tutti con una frase memorabile. È un uomo pieno di contraddizioni, un padre che fatica a trovare equilibrio, un adulto che porta sulle spalle errori e rimpianti. In Un Professore l’autorità non è mai granitica, ma continuamente messa in discussione. Questa scelta rende il racconto più realistico e meno paternalistico. Gli studenti non sono semplici destinatari di insegnamenti, ma interlocutori attivi che mettono in crisi il protagonista. L’adulto cresce insieme ai ragazzi, e non sopra di loro.

È un cambiamento significativo rispetto a una certa tradizione televisiva italiana, che spesso ha privilegiato figure educative quasi esemplari.

Qui l’imperfezione diventa valore narrativo. Ed è proprio questa fragilità a creare empatia, perché restituisce allo spettatore un’immagine più onesta e meno idealizzata del ruolo educativo.

alcuni personaggi di un professore 3
credits: Rai Fiction in collaborazione con Banijay Studios Italy

Un altro punto di forza di Un Professore è la rappresentazione degli adolescenti. La serie evita sia la caricatura ribelle sia la semplificazione moralistica. I ragazzi sono complessi, confusi, talvolta incoerenti, ma sempre credibili. Vengono affrontati temi come identità sessuale, pressione sociale, conflitti familiari e paura del futuro senza trasformarli in slogan caricaturali. La narrazione non si limita a fotografare i problemi, ma li inserisce in un percorso di crescita che non è mai lineare. In questo senso Un Professore riesce a parlare sia ai giovani sia agli adulti, creando un dialogo intergenerazionale che raramente si vede in modo così equilibrato nella fiction italiana. La scuola come anticipato precedentemente, non è solo ambientazione, ma spazio simbolico in cui si sperimentano scelte, errori e responsabilità. Il risultato è una serie che intercetta inquietudini contemporanee senza cadere nell’eccesso melodrammatico. E questa misura è probabilmente una delle ragioni del suo successo.

Perché Un Professore merita di essere preso sul serio

Smettere di snobbare Un Professore significa riconoscere che la qualità non coincide necessariamente con la sperimentazione radicale o con la produzione internazionale ad alto budget. Esiste una qualità che nasce dalla coerenza, dalla solidità della scrittura e dalla capacità di parlare al presente con strumenti accessibili. Un Professore non pretende di rivoluzionare il linguaggio televisivo, ma costruisce un racconto equilibrato che tiene insieme intrattenimento e riflessione. È una fiction che funziona perché sa cosa vuole raccontare e lo fa con continuità. In un panorama spesso polarizzato tra prodotti d’autore e serialità iper commerciale, Un Professore occupa uno spazio intermedio interessante. Ed è proprio questo spazio, spesso sottovalutato, a dimostrare che la televisione generalista può ancora offrire storie capaci di lasciare un segno. Forse il momento di superare il pregiudizio è arrivato davvero.

Dante e Anita
credits: Rai Fiction in collaborazione con Banijay Studios Italy

Un Professore non è una serie impeccabile. Ci sono passaggi prevedibili, alcune dinamiche sentimentali che seguono schemi già visti e momenti in cui la scrittura tende alla semplificazione emotiva.

Non stiamo parlando di Breaking Bad né di Game of Thrones. Non è una rivoluzione televisiva, non è una costruzione epica e non ambisce a esserlo. Eppure, proprio dentro questi limiti, Un Professore trova la sua forza. È una serie capace di creare leggerezza senza superficialità, di raccontare conflitti senza schiacciarli nel dramma costante.

È il tipo di racconto che può coinvolgere generazioni diverse: ha fatto sorridere, emozionare e persino rivivere alcune esperienze ai miei genitori, riportandoli a quell’età in cui la scuola era ancora uno spazio di possibilità e di paure. Fa ridere, fa innamorare, fa discutere. Non pretende di sconvolgere lo spettatore, ma lo accompagna. E per quelle serate in cui si cerca una storia che tenga compagnia senza travolgere, Un Professore è esattamente ciò che serve.

Quindi? Ti ho convinto a non snobbarlo più? Nel caso la risposta fosse affermativa trovi tutte le stagioni qui.

Se Un Professore ti ha fatto cambiare idea sulle fiction italiane, allora è il momento di esplorare anche le altre serie disponibili su RaiPlay. Nella nostra sezione dedicata trovi approfondimenti, analisi e consigli su titoli che meritano di essere riscoperti.