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Totems: cronache di un romanzo bellico

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Totems è la nuova spy story francese distribuita da Prime Video. La serie, uscita in Francia a febbraio 2022 mentre in Italia è stata distribuita il 20 maggio dello stesso anno, è considerata come uno dei più importanti e ambiziosi prodotti del genere spionistico francese degli ultimi anni. Qualcuno, nel fare paragoni a parer nostro un po’ azzardati, ha persino scomodato il capolavoro di Luc Besson, Nikita, sebbene tra il film e la serie ben poche siano le cose in comune. In ogni caso la serie era in concorso alla selezione ufficiale di Canneseries, il festival dedicato alle serie televisive, e pur non vincendo alcun premio ha ricevuto giudizi positivi sia dalla giuria che dalla critica.

Totems è una grossa produzione internazionale che ha alle spalle una delle più antiche, importanti, famose e influenti case di produzione francesi: Gaumont (per le piattaforme di streaming ha prodotto, tra le altre cose Narcos, El Presidente, Lupin e Stillwater). PerTotems la Gaumont non ha badato a spese scegliendo tra il meglio sul mercato delle serie televisive. Così, a capo dello staff di sceneggiatura è stato messo niente meno che Olivier Dujols, reduce dal successo di Falco e Le Bureau – Sotto copertura, il quale si è avvalso della collaborazione di Juliette Soubrier alla sua prima importante esperienza.
Se per Le Bureau non ero che una delle ruote che muovevano la locomotiva per Totems sono il vapore che le dà vita ed è in grado di farla spostare“, parole che Dujols ha espresso durante una intervista durante la prémière della serie. Parole che dimostrano una spiccata fiducia in se stesso e nella sua creazione.

In piena Guerra Fredda, a quattro anni dalla conquista della Luna da parte degli americani (bellissimo l’omaggio a Objectif Lune, sedicesimo volume della collana di fumetti belga Les Aventures de Tintin di Hergé che, nel 1953, racconta proprio un viaggio sulla Luna) un ingegnere aerospaziale francese, Francis Mareuil, interpretato da Niels Schneider, viene reclutato dalla SDECE, il servizio segreto francese. La sua missione è quella di mettersi in contatto con uno scienziato sovietico, Boris Golubev (Alexei Gouskov), durante una conferenza internazionale a Berlino Est. Varcato il Muro che divide in due la città simbolo della Guerra Fredda, il giovane francese si ritrova invischiato in un gioco di spionaggio più grande di lui. Da una parte ci sono la CIA e la SDECE, dall’altra il KGB e la STASI. Sulla scacchiera internazionale dello spionaggio Mareuil è mosso come una semplice pedina e si ritroverà di fronte Lyudmila Golubeva (interpretata da Vera Kolesnikova), una giovane pianista arruolata dal KGB per sorvegliare il padre, lo scienziato russo.

La serie si svolge su due piani che si intrecciano continuamente. Da una parte c’è il lato più prettamente umano che coinvolge Francis, sua moglie Anna (Ana Girardot) e Lyudmila. Dall’altra il thriller spionistico che mette in campo i servizi segreti di mezzo mondo, alla ricerca della solita, classica, vittoria schiacciante sul nemico. Sullo sfondo l’Europa degli anni Sessanta: Parigi, Berlino, Mosca e Praga, capitali di nazioni apparentemente in pace ma sotto sotto in guerra tra loro, una guerra subdola e oscura, nascosta e oltremodo pericolosa.

In Totems si ritrovano i temi classici del genere spionistico ambientato nella Guerra Fredda. In particolar modo le caratteristiche di alcune spie sono chiaramente ispirate ai personaggi dei romanzi del grande John le Carré (1931 -2020), scrittore e spia dell’MI6 (Military Intelligence Section 6). Non sono, infatti, agenti alla James Bond ma piuttosto uomini grigi, banali, dotati di spirito di osservazione e grandi capacità dialettiche. Abili a mimetizzarsi tra la gente e rendersi praticamente invisibili, con una tridimensionalità che forse li rende meno affascinanti ma sicuramente molto più realistici.
Dai romanzi di le Carré gli autori hanno anche ricavato quella zona d’ombra nella quale gli agenti segreti si muovono, una zona dentro la quale possono permettersi di intrecciare alleanze magari non proprio consone ma sicuramente utili alla sopravvivenza e alla realizzazione della missione. In questa zona i personaggi vanno oltre l’ideologia dimostrando quasi che Est e Ovest siano due facce della stessa medaglia.

Con Juliette“, dice Dujols “abbiamo voluto raccontare una storia che coinvolgesse persone semplici, comuni. Nessuno dei nostri protagonisti, infatti, riceve l’addestramento adeguato per la missione che deve compiere. Eppure, sono in grado di dimostrare grande spirito di sacrificio e di adattamento, proprio come ci aspetta dai protagonisti di una storia di spionaggio“.
In un contesto storico e culturale“, prosegue Dujols “molto ricco e ben definito come quello della Guerra Fredda abbiamo dovuto effettuare delle scelte perché non avremmo potuto raccontare tutto quello che avremmo voluto. Abbiamo preferito puntare sui personaggi e sull’ambientazione obbligandoli a muoversi oltrecortina, all’inseguimento delle informazioni utili per risolvere una crisi che potrebbe distruggere il mondo nel quale vivono“.

Oltre all’influenza di le Carré in Totems sono palesi i rimandi a The Americans e Deutschland 83. Le due serie raccontano infatti il periodo della Guerra Fredda e sono state entrambe fonti di ispirazione per gli autori più che altro per il senso di oppressione derivato da una situazione mondiale sempre in bilico. Ma da queste Olivier Dujols e Juliette Soubrier hanno voluto prendere le distanze preferendo puntare, come detto, su personaggi che non fossero militari e che non avessero avuto un addestramento estenuante. Personaggi che, come un qualunque signore o una signora Qualsiasi, sono riluttanti a prendere parte a questo gioco e non hanno interesse a parteciparvi provandone disgusto e paura. Ci vengono costretti con metodi di coercizione simili tra loro che dimostrano come i mandanti, CIA e KGB, siano, appunto, praticamente uguali.

La bellezza di questo genere di storie sta proprio nell’evoluzione dei personaggi che dal niente diventano eroi. “Abbiamo cercato di rendere credibile il fatto che i protagonisti, coinvolti loro malgrado, si trasformassero da banali impiegati, seppure dotati, a eroi. Però non di quegli eroi epici che solitamente le storie di questo genere ci presentano ma, piuttosto, di quelli che fanno quello che devono perché obbligati” dice la Soubrier.

Non solo eroi, però. E non solo spionaggio. È il caso di Francis il quale lascia alle spalle una vita borghese e scontata, con una moglie che non sa comprendere l’importanza del suo lavoro ma che si dimostra sempre entusiasta e fedele al suo ruolo di donna, madre e casalinga. A Berlino l’ingegnere spaziale comincia a liberarsi del pesante marchio di infamia che il padre gli ha lasciato in eredità e che mina il suo lavoro e la sua carriera. La libertà di poter agire e rendersi utile lo rendono così intraprendente da capire che ciò che ha lasciato a Parigi non gli appartiene realmente. Tra lui e Lyudmila, infatti, nasce qualcosa di tenero, inizialmente puramente spirituale poiché le due anime sono praticamente affini e si trovano in quel frangente non per scelta. La tenerezza cresce mettendo Francis di fronte a delle scelte che gli cambieranno ulteriormente la vita.

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Dentro Totems, quindi, c’è anche una storia d’amore che però non infastidisce e non ridicolizza i personaggi. I due interpreti assomigliano a moderni Romeo e Giulietta, alle prese con le rispettive litiganti famiglie, CIA e KGB. Anche in questo caso gli autori parlano chiaro: “non volevamo afflosciare né banalizzare la parte spionistica con una storia d’amore. In realtà, anche quello che succede tra Francis e Lyudmila fa parte di quella zona grigia dove si muovono le spie perché i due personaggi sono soli, in lotta contro se stessi per ciò che provano e la necessità di portare a termine la loro missione. Attraverso i sentimenti i due protagonisti compiono delle scelte che li renderanno diversi e più consapevoli”.

Attraverso una ricostruzione molto dettagliata dei luoghi e con un occhio molto attento a ricreare quell’opprimente senso di dualismo Est/Ovest, Totems è una serie molto piacevole e interessante da vedere. Forse non è perfettamente coerente con il periodo, ma del resto non è e non vuole essere un documentario. Le otto puntate della prima stagione finora trasmesse si guardano con soddisfazione grazie a una scrittura accurata e una interpretazione degli attori piuttosto convincente. Totems racconta un periodo storico dagli intricati meccanismi e le prepotenti storture. Un periodo storico dove i buoni e i cattivi, apparentemente, erano ciascuno al di là della propria barricata. Ma come ogni spy story che si rispetti nessuno è quasi mai come sembra e le sue azioni non sono mai così trasparenti da permettere un’unica e assoluta lettura.

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