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Perché nessuno guarda The Wire

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The Wire è una delle Serie Tv più affascinanti e profonde della scorsa decade,
eppure sembra che qui in Italia nessuno la guardi: perché?

Innanzitutto proviamo a capire di cosa andiamo a parlare: The Wire è una Serie Tv ideata da Ed Burns e David Simon all’inizio degli anni 2000 che racconta alcune indagini condotte dalla polizia di Baltimora sia dal punto di vista dei “buoni” che da quello dei “cattivi”. (Le virgolette sono semplicemente obbligatorie dal momento che qui niente e nessuno è ciò che sembra).

L’atmosfera è costantemente sporca e torbida, ti sembra a tratti di sentire la puzza uscire dai tombini o il leggero odore di marijuana sbucare all’improvviso dai vicoli, questo perché la caratteristica principale di questo eccellente prodotto è il suo essere maledettamente verosimile.

Sembra davvero di inseguire le piste insieme ai detective, scappare dagli sbirri spintonandosi con gli altri spacciatori, struggersi in prima persona per i tentativi dei poteri forti di ostacolare la giustizia.

The Wire è stato sempre osannato dalla critica, seguitissimo negli Stati Uniti e sommerso di premi sia a livello di cast (meraviglioso) che di lavoro dietro le quinte (ne abbiamo parlato meglio qui).

Eppure nulla di tutto ciò basta a spiegare perché nessuno lo guarda nell’italico stivale:
proviamo a scoprire perché!
The Wire

Probabilmente uno di quelli che vengono identificati come difetti, è in realtà il suo miglior pregio: la secolarizzazione. Non si perde molto tempo a parlare di grandi valori, a inventare morali o a regalare al pubblico a casa il caldo e confortante finale politicamente corretto che si aspettano. A Baltimora funziona diversamente.

Le cose raramente vanno come dovrebbero andare, questo perché il mondo criminale e le alte sfere della polizia e della politica  che teoricamente dovrebbero stare ai due estremi opposti – sono un’unica cosa che stringe nel mezzo gli onesti e le vittime della droga.

Quante volte McNulty viene ostacolato? Per quale motivo Lester Freamon è stato tenuto per decenni ai margini? Quanti miracoli è costretto a fare Daniels per consentire alla sua portentosa squadra di lavorare? Tante domande, pochissime risposte e la consapevolezza di essere costretti a giocare con delle regole strategicamente ideate per impedire al bene di trionfare.

Evidentemente quest’interpretazione fondamentalmente pessimistica del genere poliziesco non è quella preferita dal pubblico nostrano, tuttavia il consiglio è assolutamente quello di mettere in discussione almeno momentaneamente i propri gusti: The Wire lo merita.D'Angelo Barksdale e i suoi tirapiedi

Un’altra possibile ragione del mancato appeal della creatura di Burns e Simon risiede probabilmente nell’eccessiva “lontananza” di alcune tematiche.

In Italia non esiste il mondo afroamericano. Questo potrà anche essere un concetto banale e qualunquista, ma rimane un fatto fondamentale. Il pubblico nostrano non ha la minima idea delle caratteristiche della cultura afroamericana, di cosa voglia dire avere un colore diverso della pelle in una patria in cui fino a non troppo tempo fa il chiaro comandava e lo scuro era in catene.

L’aggressività dei ragazzi neri, la loro terminologia, le movenze e le citazioni sono lontane anni luce da quelle a cui noi siamo abituati. Fioccano riferimenti all’NBA, alle armi, alle treccine, ai tatuaggi, al sentirsi ai margini: roba mai vista né sentita in un paese monocromatico.

C’è poi il grosso tema della droga e dello spaccio, che qui da noi esiste e ha una certa rilevanza, ma di sicuro rappresenta un roditore in confronto al pachiderma a stelle e strisce. Laggiù davvero c’è gente che muore ogni secondo per una dose mal tagliata o per un consumo spasmodico di questa robaccia e la cosa grave è che questo è perfettamente normale.

A volte i figli escono di casa e quando vi fanno ritorno sono diventati pusher a tutti gli effetti o magari (come si vede perfettamente nell’ultima stagione) sono loro stessi a dover badare agli scheletri senza dignità che una volta chiamavano Mamma e Papà.

Ripeto, sono cose che esistono anche all’ombra della Mole Antonelliana, del Colosseo e del Vesuvio, ma di sicuro se ne parla estremamente meno.the wire

Questa sorta di disabitudine potrebbe fungere da ostacolo per la ricezione
dell’importantissimo messaggio di questa serie:
il mondo fa davvero schifo, che vi piaccia o no

È questo che ci dicono la malinconica vita di McNulty, il triste passato di Freamon, le difficoltà relazionali di Daniels, la spregiudicatezza di Rawls, la fredda amministrazione del male dei Barksdale e ogni piccolo fotogramma che rappresenta il microcosmo di una realtà disagiata e difficile.

Se preferite illudervi del contrario e mantenere ben salde le fette di prosciutto sui vostri occhi va bene, è una vostra scelta e noi non possiamo né tantomeno vogliamo discuterla.

In caso contrario seguiteci nell’universo di The Wire,
non ve ne pentirete! 

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Written by Jacopo Bertone

Sono un appassionato di serie tv, studente di psicologia, aspirante telecronista, drogato di sport e giornalista in erba...in poche parole, un nullafacente con un sacco di cose da dire.

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