in ,

The Walking Dead e ’28 Giorni Dopo’: parallelismi di un’apocalisse

Vi è mai capitato di risvegliarvi da un coma? Beh, speriamo di no! Anche perché ciò che vi attende fuori potrebbe riservarvi qualche particolare sorpresa… Per info chiedete pure a Jim (Cillian Murphy) e a Rick Grimes (Andrew Lincoln). Un giorno normale, un incidente, il nulla. Si aprono gli occhi, il miracolo. Ma c’è uno strano silenzio, un’atmosfera inquietante: il miracolo sarà quello di arrivare a domani.

VENTOTTO GIORNI DOPO E THE WALKING DEAD: FIGLI DELLO STESSO INCUBO O GEMELLI DELLA STESSA VISIONE?

Di sicuro si somigliano, si accarezzano ma non sono la stessa cosa, se non altro perchè Jim si sveglia da subito in un film horror fantascientifico mentre Rick apre gli occhi prima in un survival horror a fumetti e soltanto dopo nella serie Tv che tutti conosciamo.

28 Giorni Dopo (28 Days Later) esce nel 2002 (in Italia arriverà un anno dopo), The Walking Dead viene pubblicato nell’ottobre 2003, mentre la puntata pilot della serie televisiva viene lanciata nell’ottobre del 2011. L’ambientazione si svolge nella stessa dimensione, quella dello scenario post apocalittico mixato ad horror, ma sebbene i mostri che scorazzano per le strade siano differenti (infetti da un virus della rabbia i primi e “classici” cadaveri resuscitati gli altri), è la follìa umana a cui dovranno far fronte e difendersi i protagonisti di questo risveglio così impossibile a ricollegare le due opere a doppio filo, ponendo l’uomo come il mostro più terribile da affrontare tra i mostri.

 JIM/RICK

I due personaggi principali si specchiano in questo aspetto, aspetto che li accomuna e che crea un forte impatto sullo spettatore: l’immedesimazione che hanno con la realtà mostruosa creatasi attorno a loro, li renderà capaci di gesti di vendetta atroci al limite dell’equilibrio psichico, trasformando essi stessi nei mostri da cui si difendono.

L’esempio di quanto scritto sopra lo possiamo vedere in due scene, principalmente. E’ la scena di quando Jim si mischia ai corpi dei cadaveri e poi attacca il soldato stupratore, il caporale Mitchell, cavandogli gli occhi senza pietà e con una ferocia pari a quella degli infetti. Il parallelo è la scena di Rick nell’ultima puntata della quarta stagione, quando morde la gola al bandito Joe che minaccia di far seviziare Carl dai suoi uomini,uccidendolo con una violenza shockante . Il volto insanguinato con la bocca piena di sangue e di chissà cosa altro sono nulla di fronte allo sguardo demoniaco di Rick completamente perso. Così come la furia assassina di Jim nel vendicare i soprusi ricevuti trae quasi in inganno Selena che rischia di ucciderlo perchè lo crede infetto.

E’la simbiosi con l’essenza del mostro o è quel mostro che può essere in ognuno di noi? E’ la paura che diventa essa stessa mostro? E’ quel ‘dont’open dead inside’, quella porta che nessuno dovrebbe mai aprire? E’ quello che vive lo spettatore contestualmente alle scene in cui il mostro prende il sopravvento sull’animo dei protagonisti, due sequenze che si accomunano per l’intensità e l’efficacia con cui riescono a trasmettere questo aspetto estremo della psiche umana.

SELENA/MICHONNE

Non si offendano le bionde ma pare proprio che in tempi di apocalisse la donna black abbia una marcia in più, e così troviamo la bella Selena (Naomie Harris), farmacista cazzutissima di 28GD, che prima salva Jim e poi lo segue scegliendo di stare con lui, mentre in TWD, troviamo il personaggio mitico e affascinante di Michonne (Danai Gurira), la guerriera con la spada facile che gira con zombie mutilati in catene. Certo, Michonne è un personaggio molto sui generis, uscita da un fumetto in carne, ossa e…katana, niente a che vedere con la “sobria” Selena, ma entrambe sono destinate ad accompagnare il protagonista nella sua avventura: Selena si innamora di Jim, Michonne è molto vicina a Rick. In un contesto apocalittico questa scelta sembra quasi voler dare un messaggio interraziale: l’uomo non ha colore, specialmente di fronte al pericolo di un’estinzione umana. E solo unendosi può sopravvivere, in un concetto di continuazione della specie globale.

MAGGIORE WEST/GOVERNATORE

In 28GD, la follìa del maggiore West (Christopher Eccleston) per la sua idea di ricostruzione e ripopolazione del mondo, promessa peraltro ai suoi uomini, il suo delirio di onnipotenza lo trasforma in un tiranno legiferatore di una nuova morale. Anche in TWD assistiamo a un delirio, quello che vede un ex impiegato frustrato di nome Philip Blake(David Morrissey) diventare “Il Governatore”, collezionatore di teste dei suoi nemici e capo autoritario della comunità di Woodbury che crea e gestisce con la menzogna pur di ottenere i suoi scopi perversi. La dicotomia tra le due tipologie di personaggio si inserisce sotto un’unica chiave di lettura, ovvero come il cambiamento psicologico umano possa trasformarsi in una rivendicazione crudele di se stessi e del proprio ego, sino ad abusare di ogni regola civile e senza la minima compassione, in una situazione soverchiata dalla normalità come può essere un’apocalisse.

FRANK/HERSHEL

Ma per fortuna nelle apocalissi non ci sono solo cattivi, c’è anche spazio per quella parte di umanità, dalla voce paterna e saggia del cuore, a cui ti affezioni dopo due minuti perchè portatrice di un’anima grande e di cui senti da morire l’assenza quando non c’è più. La Londra spettrale che si trova davanti Jim in 28GD trova scampo nelle luci natalizie di un grattacielo immerso in un totale black out: è Frank (Brendan Gleeson) che le ha messe lì, è lui ad accogliere e dare riparo a Jim e Selena.
Come Rick, travolto dalla disperazione e con Carl in fin di vita, trova, tra le campagne di una strada senza nome della Georgia, Hershel (Scott Wilson) l’uomo che salva il figlio e che poi diventa il suo confidente e consigliere. Questi due personaggi hanno la stessa matrice iconica di rappresentazione: sono l’esperienza e il punto di riferimento a cui si chiede speranza e conforto, anche quando non ce n’è più, ma sapendo che puoi trovarne ancora. Entrambi muoiono brutalmente: Frank abbattuto dai soldati di West, Hershel decapitato dal Governatore.

L’UOMO DISTRUTTORE DI SE’ STESSO/IL VIRUS

La psiche umana gioca brutti scherzi, soprattutto all’interno dei laboratori di ricerca scientifica. Sia in 28GD che in The Walking Dead, l’apocalisse ha origine proprio in un laboratorio e a causa dell’uomo. Ma se nel film di Boyle la causa scatenante è chiara sin dall’inizio, in The Walking Dead è ancora avvolta parzialmente dal mistero. In 28GD non abbiamo il classico zombie, ma ci troviamo di fronte a una sua versione 2.0, uno zombie “rock”, velocissimo, letale e “arrabbiato”… In TWD, invece, abbiamo lo zombie classico stile Romero, più lento ma non meno pericoloso, soprattutto quando è in branco, e non meno vorace quando si tratta di mordere. Qualcosa si scopre solo nell’ultima puntata della prima stagione, quando Rick ed altri sopravvissuti riescono ad arrivare al CDC (Control Disease Center, Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie) di Atlanta dove li accoglie lo scienziato ricercatore Edwin Jenner (il riferimento all’Edward Jenner, padre della vaccinazione, è abbastanza verosimile) che spiega loro come sia nato e cresciuto il contagio. Per ambedue le tipologie di zombie, la raccomandazione è sempre la stessa: non fare rumore perchè li potrebbe attirare e ucciderli colpendo alla base del cervello per avere un risultato definitivo, che duri nel tempo. In entrambi i casi la riflessione richiama all’attitudine dell’uomo ad essere causa della propria distruzione.
LA MUSICA

28 giorni dopo e The Walking Dead sono due spartiti che suonano accordi distorti in storie di zombie e infetti.
Ma c’è una melodia che li lega tra loro ed è il riflesso fortemente romantico che, in un contesto drammatico horror, li investe di uno stile particolarmente innovativo e speciale. Gran parte di questo effetto è dovuto alla musica delle colonne sonore che accompagnano il film di Danny Boyle e la serie tv di Kirkman e Darabont, con il contributo musicale di grandi firme come John Murphy, Brian Eno, Bear McCreary. Il brano “Jim’s parents (Abide with me)” ricorda la voce dolce e ammaliante degli assoli di Beth (Emily Kinney), “An ending (Ascent)” di Brian Eno fa il paio con “The Mercy of The Living” di Bear McCreary, “In the house-In a heartbeat” di John Murphy riecheggia nelle note di “The Hand”, sempre di McCreary, passando per l’Ave Maria di Perri Alleyne in ‘Taxi’, solo per citarne alcune davvero splendide.

GLI SCENARI

Gli scenari del film e della serie si vestono e si colorano nel verde delle lunghe distese di campi che costituiscono il viaggio verso Manchester di Jim, Selena, Frank ed Hannah a bordo del London Taxi nero, e nei boschi e le campagne della Georgia, passando per la Virginia nei vari incroci di Rick e degli altri sopravvisuti di The Walking Dead. Il viaggio, la speranza, la delusione: dalla epica scena del – Dove cazzo andiamo? – di Frank quando, arrivato a Manchester, capisce che non c’è nulla, alle macabre scoperte di Rick e soci nel lungo viaggio verso Terminus seguendo le rotaie che portano verso il “santuario” che non c’è. La radio che intercetta Frank dal balcone di casa a sua a Londra che prometteva “La salvezza è qui! 42esimo blocco M602, 27 miglia a nord di Manchester” ricorda le scritte che i sopravvisuti di The Walking Dead trovano per strada “Santuario per tutti,comunità per tutti, chi arriva sopravvive”. Ma sono le sequenze iniziali quelle di maggior impatto visivo e che spaccano la scena. Il silenzio nelle inquadrature, lo stacco delle immagini in una anormalità surreale, creano un effetto di scoperta che noi tutti subiamo: siamo Jim quando apre la lattina assetato, siamo Rick quando accende il fiammifero tremando. Da una parte Jim disorientato e spaventato con una busta in mano per le strade di una Londra deserta e il Big Ben muto sullo sfondo, dall’altra Rick a cavallo sulla via che porta ad Atlanta, divenuta città fantasma, con la corsia in uscita intasata di macchine abbandonate in una vana fuga dalla morte. Scenari apocalittici un po’ undeground e un po’ wild che tolgono il fiato fin da subito, incantano e inchiodano: sono il brivido di questo intro con la sveglia da stato comatoso che è diventato un cult. Sono gli stessi occhi, quelli di Jim e Rick, che si riaprono nel letto dell’ospedale e che si trovano in un mondo totalmente diverso da quello lasciato. L’incubo di un nuovo inferno, il risveglio e la realtà che supera l’incubo, nella più classica fobia degli uomini.

28GD ha avuto un seguito nel 2007, “28 settimane dopo”, ma la regia fu affidata a Juan Carlos Fresnadillo e si è discusso negli anni, che hanno poi visto nascere The Walking Dead, l’idea di completare quella che inizialmente doveva essere una trilogia con il sequel “28 mesi dopo”, progetto mai decollato ma di cui ultimamente si è tornati a parlare. In una delle sue ultime interviste a proposito, Boyle ha affermato: “C’è un 40/60% di possibilità che 28 Mesi Dopo si faccià o meno. Ma abbiamo davvero già un’idea di dove si sarebbe dovuto ambientare e riguardo a cosa sarebbe stato. Ma non dirò nulla altrimenti queste idee finiranno in The Walking Dead!” Polemica? frecciatina? Non crediamo, semmai, forse, più una battuta, perchè Boyle per primo ha riconosciuto il successo e la qualità di The Walking Dead, pur sottolineando che il genere zombie non sia il suo preferito.

Si è discusso spesso sull’origine della scena iniziale nel risveglio dal coma dei protagonisti che si trovano catapultati nell’apocalisse: chi si sarebbe ispirato a chi? Non è stato mai chiarito e a dir la verità non ha molta importanza, perché ciò che in realtà accomuna veramente queste due splendide opere è la grandissima qualità cinematografica che le rendono ognuna per il suo verso una gemma unica incastonata nella cineteca del fantahorror drammatico. Il parallelismo che abbiamo usato è soltanto un omaggio alle emozioni che hanno catturato così tanti fans in tutto il mondo. Aspettando di vedere un aereo solcare i cieli di The Walking Dead, magari con Michonne che scrive HELLO con la katana sulla sabbia di una spiaggia sicura assieme a Rick e agli altri, attendiamo speranzosi di vedere presto al cinema se i sopravvissuti, 28 mesi dopo, saranno riusciti a sviluppare, finalmente, una cura. Ma chissà se Boyle e Kirkman sono d’accordo… E voi? lo siete?

Insomma, se proprio vi dovesse capitare di risvegliarvi da un coma, pensateci bene prima di farlo: al vostro risveglio il mondo potrebbe non essere più lo stesso…

(Un saluto agli amici di The Walking Dead ItaliaThe Walking Dead ITACaryl Italia ed agli amici del gruppo di The Walking Dead Italia Fans!)

I Borgia, quelli francesi

Glee è finito : being a part of something special, makes you special