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The Rainmaker 1×05/1×06 – La recensione: tra diritto e giustizia

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Quando penso ai mestieri che nella vita non avrei mai potuto fare, nella top 3 c’è sempre l’avvocato. La sola idea che la buona riuscita del mio duro lavoro dipenda da un’udienza durante la quale devo portare avanti la mia tesi con decisione, per di più scontrandomi con qualcuno che dice esattamente il contrario di ciò che dico io, mi fa andare in ansia. Fallirei ogni singolo processo, sempre. Ammiro molto chi è portato, la spavalderia e l’audacia con cui guardano il giudice a volte dalla parte della ragione e altre volte dalla parte del torto, mentendo sapendo di mentire per portare acqua al proprio mulino. Ma questo è anche ciò che del mestiere mi fa più paura: l’idea di dover combattere per ciò che non è giusto, per chi ha sbagliato. Gli avvocati non perseguono la giustizia, perseguono il diritto. E questo The Rainmaker ce lo ricorda benissimo.

La scorsa settimana abbiamo scavallato la prima metà della serie tratta dall’omonimo romanzo di John Grisham, distribuita su Sky Atlantic e disponibile anche su NOW. Con 6 episodi già all’attivo e 4 ancora da vedere, The Rainmaker è ormai in fase avanzata di racconto, e non ha perso occasione di dimostrarsi una serie in grado di intrattenere. Con i suoi alti e i suoi bassi, i personaggi interessanti e quelli che invece mancano della profondità che 10 puntate permetterebbero di sviluppare, la sensazione che la visione degli ultimi due episodi distribuiti mi ha lasciato è quella di un prodotto valido che potrebbe fare di più. A quanto pare qualcosa da raccontare c’è ancora e il risultato non è poi così male, considerando il fatto che la serie è già stata rinnovata per la seconda stagione. Ma prima di dare giudizi affrettati, capiamo come è andata.

The Rainmaker 1×05/1×06: la trama

Nei primi episodi della serie avevamo assistito allo sviluppo di un triplo binario narrativo. Uno sviluppo che si è preso i suoi tempi, senza buttare tutta la – tantissima – carne a cuocere insieme ma diluendo le trame per facilitarne la fruizione. Fin dal primissimo episodio, come è ovvio che sia, avevamo ben chiara la storia principale, quella della morte di Donny Ray, alla quale si legano tutto l’arco narrativo legato al processo e i conseguenti rapporti tra le due parti, internamente e l’una con l’altra. Tra la fine della prima e la seconda puntata avevamo visto invece svilupparsi la trama secondaria legata a Kelly, vicina di Rudy e vittima di violenza domestica. Nel terzo episodio avevamo infine cominciato ad approfondire il passato (misterioso) di Bruiser e i rapporti tra suo padre e Leo Drummond.

Rudy e Deck in The Rainmaker
Credits: Sky Atlantic

Gli episodi 5 e 6 di The Rainmaker procedono nella direzione intrapresa, facendo fare qualche passo avanti a tutti i filoni narrativi. Non tutti però avanzano alla stessa velocità. Il processo per la morte di Donny Ray è quello che prevede una conoscenza più lineare, lenta ma costante. Sapere già chi sia l’assassino – a meno di grandi colpi di scena – non riduce la voglia di continuare a guardare la serie per saperne di più, per riuscire a unire tutti i tasselli che collegano un infermiere psicolabile alla copertura così attenta (e tutelata da avvocati di così alto stampo) delle sue malefatte. In ogni episodio sappiamo qualcosa in più, ma ci manca ancora parecchio. E la domanda sorge spontanea: mentre Melvin Pritcher continua a compiere reati su reati tra rapimento, omicidio e ferimenti, chi ha ucciso sua madre?

Come in ogni procedural che si rispetti, però, le indagini non bastano a portare avanti la serie nella sua interezza.

Ed ecco qui che spuntano le dinamiche umane. Da una parte abbiamo lui, il protagonista assoluto di The Rainmaker: Rudy Baylor. La testa calda che lo ha portato al licenziamento in 0.2 secondi da Drummond gli fa fare la stessa fine con Bruiser. Lei però è diversa, e lui sa come farsi valere, come ritrovare il fuoco che ha dentro e che ogni tanto però sembra spegnersi. La caparbietà, la voglia di continuare a perseguire la verità e anche delle importanti capacità come giovane avvocato gli permettono di fare la differenza e di tornare nel posto a cui appartiene. Il fatto che non sia il posto a cui aspirava alla fine della Scuola di Legge ormai non è più neanche un problema.

Mentre la sua relazione con Sarah, passata ormai al lato oscuro della forza ma sulla quale possiamo ancora nutrire delle speranze, sembra aver perso tutto ciò che di sentimentale e romantico aveva in favore di una forte dinamica di potere in tribunale, Rudy si avvicina sempre più a Kelly. Un avvicinamento che era nell’aria, ma che si sviluppa con una rapidità che gli fa in parte perdere di senso. Voler aiutare una ragazza vittima di violenza domestica è un conto; volerla aiutare cominciando a provare qualcosa per lei dopo tre interazioni è un altro. Fatto sta comunque che l’aiuta. Lo fa mettendo a rischio se stesso e grazie all’aiuto della madre di Donny Ray. Ed è così che queste linee narrative si uniscono per la prima volta.

Credits: Sky Atlantic

La trama di The Rainmaker di cui continuiamo a sapere troppo poco è quella legata a Bruiser e Drummond.

Sappiamo che il padre di Bruiser è in galera, che sta per uscire e che ci si trova per qualcosa che ha fatto insieme a – o sarebbe meglio dire per – Leo Drummond. Sappiamo anche che il proprietario del bar in cui Rudy continua saltuariamente a lavorare c’entra qualcosa, e che è la classica persona di cuore che ha parecchi scheletri nell’armadio e sulla fedina penale. Non sappiamo però molto altro, e questo non ci permette di vederci chiaro. Ma abbiamo una consapevolezza: anche questa trama a un certo punto si unirà alle altre, ultimo pezzo di un puzzle che spero di poter giudicare perfetto alla fine dell’episodio 10. Anche se per adesso, onestamente, su questa serie nutro ancora un po’ di dubbi.

Niente di serio, sia chiaro. È solo che in alcuni momenti la credibilità delle scene viene in parte sacrificata a favore della ricerca della suspence o della trama romantica. Due momenti sono particolarmente rappresentativi di questa tendenza: Melvin in versione rapitore nella tavola calda e Rudy che fa visita a Kelly in ospedale. Nel primo caso il punto sta nell’impossibilità di chiamare la polizia in favore di praticamente chiunque altro. Nel secondo caso invece sta nel legame istantaneo che si crea praticamente dal nulla. La ricerca spasmodica di momenti clou penalizza il racconto nella sua interezza, ed è un peccato. Soprattutto perché, come tante serie drammatiche ci insegnano – così su due piedi mi viene in mente Scissione, ma potrei fare un lungo elenco – suspence e trama romantica possono arrivare nel modo giusto, al momento giusto. Quando il racconto le chiama.

Quello che invece della serie continuo ad apprezzare parecchio, e che anzi apprezzo sempre di più, è la riflessione che permette di portare avanti.

Una scena di The Rainmaker
Credits: Sky Atlantic

Una riflessione che ha il suo fulcro nella differenza tra legge e giustizia. The Rainmaker ci mette davanti a diverse tipologie di avvocati. Da un lato ci sono Leo Drummond & co, legali senza scrupoli alla spasmodica ricerca di profitto, ricchezza e potere. Dall’altro c’è Rudy Baylor, che ha preso a cuore la causa di Donny Ray per una questione di giustizia oltre che di legge. Non si tratta però di due semplici facce della medaglia dell’avvocatura: l’avvocatura è uno spettro di cui questi due esempi sono gli estremi. Al centro c’è una vasta scelta di personaggi dal senso etico più o meno sviluppato. Ci sono quelli come Bruiser, che non ha perso il cuore ma molta speranza invece sì. E ci sono quelli come Sarah, che ama il mestiere e il lusso che può portare, ma sotto sotto si pone più problemi di quanto lei stessa voglia ammettere.

Tralasciando il fatto che Rudy e Deck passano più tempo a fare indagini sottobanco che nelle aule di tribunale, il punto è: perché lo fanno? Per riuscire a portare a casa la vittoria in tribunale o per dare pace a una madre e giustizia a un figlio morto? È vero, la giustizia è compito dei giudici, non degli avvocati. Eppure mi piace pensare che sia in parte anche un compito collettivo. Rudy Baylor questo compito sta cercando di portarlo a termine: speriamo che non finisca disilluso anche lui.