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La Classifica dei 5 Migliori Personaggi di The Pitt

I protagonisti di The Pitt
Hall of Series DISCOVER
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Ormai stiamo imparando, poco alla volta, a conoscerli davvero. All’inizio non è stato semplice, ma The Pitt ci ha chiesto pazienza, e saper attendere ne è valsa la pena. Adesso li comprendiamo. Adesso sappiamo cosa si nasconde dietro i sorrisi, il sostegno reciproco, i momenti di angoscia e inquietudine. I protagonisti di The Pitt non sono più soltanto membri di un ospedale, ma persone reali, di cui riusciamo a cogliere ogni sfumatura, ogni silenzio. Abbiamo imparato a conoscerli nella luce e nell’ombra e, dopo due stagioni, siamo arrivati a capire chi siano davvero i migliori, e in quale ordine. In alcuni casi non è stato facile: questi personaggi sono scritti, a tratti, in modo tale da mettere distanza con il pubblico, proprio come sta accadendo con uno di loro, che però troverete al primo posto.

Ecco La Classifica dei 5 Migliori Personaggi di The Pitt

5) Trinity Santos

Trinity Santos è uno dei migliori personaggi di The Pitt
Credits: HBO

Lo abbiamo detto poche righe fa: a volte i personaggi di The Pitt sembrano voler respingere il pubblico. Ed è anche il caso della Santos, che fin dalla prima puntata della prima stagione tiene a distanza tutto ciò che prova ad avvicinarsi. Ma è evidente sin dal primo sguardo: ciò che porta dentro è un dolore tangibile, che tenta di celare dietro il sarcasmo e un distacco solo apparente. Eppure, quello stesso distacco vacilla davanti a determinati pazienti, che sembrano risvegliare i traumi della sua esistenza. Traumi mai esplicitati, ma che The Pitt è riuscita a suggerire con un silenzio carico di significato.


Nel corso delle due stagioni, Santos ha tenuto lontani i membri dell’ospedale costruendo una barriera attorno a sé. Vietato entrare, vietato avvicinarsi. Eppure quella barriera ha iniziato a incrinarsi con Robby e Whitaker, gli unici ad aver ottenuto il permesso di guardarle davvero dentro. E come abbiamo intravisto da quella piccola crepa aperta, la sua è una paura costante dell’abbandono. Di non essere vista. Di avvicinarsi per poi ritrovarsi sola. È per questo che quanto accaduto con Langdon ha avuto un impatto così profondo su di lei: avrebbe voluto sentirsi sostenuta dal pronto soccorso dopo quella discussione, in cui si è sentita umiliata. Le responsabilità di lui non contano per Santos. Ciò che pesa davvero è il modo in cui il resto del reparto non le ha mostrato vicinanza, scegliendo di non voltare le spalle a Frank.

Sulla carta, Santos potrebbe sembrare un personaggio divisivo, più incline a respingere che ad attrarre. Ma c’è molto di più dietro questa apparenza. Una protagonista ricca di sfumature che, pur senza un racconto esplicito a sostenerla, custodisce le luci e le ombre di un’intera vita. E The Pitt è riuscita a raccontarla attraverso i suoi occhi spenti e un atteggiamento che ha sempre nascosto molto più di un semplice sarcasmo cinico.

4) Jack Abbot, uno dei migliori personaggi di The Pitt nonostante il breve tempo a disposizione

Jack in una scena di The Pitt
Credits: HBO Max

Quarta posizione per un personaggio che in The Pitt vediamo meno di quanto vorremmo. Stiamo parlando di Jack Abbot, medico del pronto soccorso del Pittsburgh Trauma Medical Center che lavora principalmente di notte. Ed è proprio per questo che molti fan chiedono a gran voce uno spin-off o un cambio di prospettiva narrativa che permetta di raccontare anche ciò che accade durante il turno notturno sotto la sua guida. Come Robby, anche lui porta sulle spalle i traumi del lavoro e del passato. Ed è per questo che, all’interno del Pittsburgh Trauma Medical Center, è tra i pochi a non giudicare Robby, ma a comprenderlo, riconoscendosi nel suo dolore e in quel costante senso di fallimento.

Nel corso di queste due stagioni, pur apparendo meno di altri, Jack Abbot ha dimostrato di essere uno dei personaggi più solidi di The Pitt. Uno di quelli capaci di lasciare ogni volta un segno concreto nella narrazione, alterandone gli equilibri con la sola presenza. Lo abbiamo visto affrontare situazioni estreme, compiere scelte drastiche, lavorare sotto una pressione incessante, intervenire in eventi di massa e perfino donare il proprio sangue durante un turno.

Anche quando non è al pronto soccorso, Jack è comunque in azione, operativo sul campo insieme alle squadre di polizia, forte della sua esperienza militare. Lo dimostrano la lucidità e il sangue freddo con cui affronta ogni scenario, anche il più critico. In queste due stagioni ha chiarito una verità semplice ma potente: non è la quantità di tempo in scena a definire un personaggio, ma la qualità della sua scrittura. E se un giorno ci fosse spazio per raccontare il turno di notte, sarebbe impossibile non volerlo seguire per quindici ore consecutive, senza interruzioni.

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