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Smettila di parlare, Taylor

The O.C.
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La prima volta che abbiamo visto Taylor Townsend non ci ha fatto una buona impressione. È stata presentata in The O.C. come l’antagonista della stagione. Insomma: fa cacciare Marissa dalla Harbour, ne prende immediatamente il posto come Presidentessa della Attività Speciali, facendo irritare molto Summer. E non è l’unico problema che le due hanno. Seth si dimostra gentile verso Taylor e lei se ne invaghisce così tanto che lo vuole tutto per sé.

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Non poteva essere più diversa da Marissa in The O.C.

Taylor era arrogante, antipatica, logorroica, con atteggiamenti da bulla e che avrebbe fatto di tutto per essere popolare e ammirata. Ma, nonostante i suoi sforzi continui, non è amata dai suoi compagni che la deridono e le mancano di rispetto. Perché, in fondo, Taylor è una nerd stravagante con profonde insicurezze, soprattutto per quanto riguarda le sue abilità sociali. Ai suoi occhi e agli occhi di tutti in The O.C. Marissa è perfetta, bellissima, ha tutto quello che si può sognare: aspetto, ricchezza, amici, popolarità. È gentile, educata, e non deve sforzarsi per piacere alle persone. Semplicemente le relazioni sociali sono per lei una cosa naturale.

Allo stesso tempo, però, le due sono molto più simili di quanto non pensiamo.

Entrambe hanno un rapporto difficile con la loro figura materna. Lo sappiamo, Julie Cooper non è proprio la madre dell’anno e Veronica Townsend non è da meno. L’ambizione disperata di Taylor è causata proprio da sua madre: Veronica non l’apprezza, pretende sempre che sia la numero uno e non le mostra il minimo affetto. Quella trascuratezza emotiva, unita all’assenza della figura paterna, porta Taylor a innamorarsi di qualsiasi uomo che si dimostra buono con lei. Perché il suo bisogno di affetto è così grande che scambia una carineria per qualcosa di più. Come Marissa ha dei problemi mentali: mentre la più grande delle Cooper è dipendente dall’alcol e forse depressa, Taylor soffre della sindrome dell’abbandono.

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E allora ci accorgiamo che Taylor è molto di più di quello che sembra e, per fortuna, se ne accorgono anche i protagonisti di The O.C..

Una volta superate le apparenze, una volta che Taylor riesce ad accettare di non essere perfetta come vorrebbe, si rivela una ragazza leale, comprensiva ed empatica. Un’amica che farebbe di tutto per le persone che ama, solo per vederle felici.

Lo vediamo con Summer.

È vero, le due hanno iniziato con il piede sbagliato ma quella che nasce come una rivalità – che aggiunge molto umorismo in The O.C. – diviene un’amicizia per la vita. Questo legame è differente da quello che Summer aveva con Marissa. Del resto le due erano amiche fin dall’infanzia e la perdita di Marissa l’ha lasciata con il cuore spezzato. Ma, pur essendo sbocciato dopo, il rapporto con Taylor è profondo nello stesso modo. Le due sanno scherzare, si difendono, si proteggono e non si nascondono nulla. E sapere che Taylor è nella sua vita, nel bene e nel male, ci riscalda il cuore.

The O.C.

Marissa e Taylor hanno lo stesso interesse amoroso. E lì emergono, ancora una volta, le differenze tra le due.

Marissa accoglie da subito questo delinquente di Chino nella sua vita. Lo vuole conoscere, nonostante, come dice Ryan, i due non siano compatibili perché provengono da mondi diversi. Ma resistere ai sentimenti è difficile. La loro chimica poi è innegabile, i loro momenti più belli sono scolpiti nella nostra mente: come possiamo dimenticarci del bacio sulla ruota panoramica? Oppure di quello allo scoccare del nuovo anno? I due scoprono che cosa sia l’amore vero, che cosa vuol dire amare incondizionatamente e senza freni. Ma quell’amore finisce per consumare entrambi. Troppo forte per essere represso, troppo pericoloso per essere vissuto come meriterebbe. Perché è una lotta continua. Contro l’immaturità e i comportamenti autolesionistici di Marissa che la rendono egoista e incurante delle conseguenze. E a correre in suo aiuto arriva sempre Ryan. Deve proteggerla dagli altri ma, soprattutto, da se stessa e dalle sue stupide scelte. Qualcuno ha detto Oliver?

Con Taylor, invece, è tutto diverso.

Lei è forte, indipendente, la roccia su cui Ryan può appoggiarsi quando ha bisogno, che lo sorregge in un modo che Marissa non avrebbe mai potuto fare. Insomma, la maggiore dei Cooper avrebbe potuto gestire bene il ritorno del padre di Ryan come ha fatto Taylor? Probabilmente no. Non c’erano battaglie, ossessioni o salvataggi in extremis. Taylor capisce Ryan in una maniera così profonda che forse nemmeno lui stesso ci riesce. Scopriamo i lati spassosi e divertenti del giovane Atwood che, libero da drammi, si lascia andare. Ed è pure romantico: scrive e legge di fronte a una folla di estranei una poesia per Taylor. La vicinanza con Ryan fa bene anche alla Townsend perché diviene più sicura e disponibile verso gli altri.

The O.C.

I due si completano a vicenda: mentre Taylor ha bisogno di essere tenuta a freno, Ryan necessita spesso di una spinta. Vedono il meglio nell’altro e lo valorizzano, crescendo insieme.

Taylor è una ventata di aria fresca in The O.C. non solo per Ryan, ma per tutta la serie tv.

Si è rivelata la sorpresa che non ci aspettavamo e vedere il viaggio che compie per abbracciare le sue differenze e la sua eccentricità, capendo che non deve cambiare per essere amata, sarebbe stato bellissimo. Il realismo di Taylor nelle relazioni e nel modo in cui falliscono è rinfrescante. Vederla difendere se stessa in maniera feroce e fiera la trasforma in un modello femminista che non ha paura di essere chi è.

Taylor avrebbe potuto continuare a essere un semplice stereotipo o a essere definita solo come sostituta di Marissa. Ma lei è molto di più. È una grande lezione su come scrivere personaggi femminili complessi che possano creare nuove entusiasmanti trame. È l’eroe nascosto di The O.C. che nessuno dovrebbe mai dimenticare.

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Scritto da Chiara Manetti

Amo scrivere; è la mia passione più grande. Datemi due personaggi e vi monto una storia in un baleno. Mi considero da sempre una scrittrice, anche se non ho mai pubblicato niente.
Amo le serie TV. Le ho scoperte quasi per caso ma, da quando l'ho fatto, non le ho più abbandonate. Ne divoro non so quante a settimana, al mese, all'anno.
Quindi che fare con due passioni come queste? La risposta è semplice: le ho unite. Ho fatto bene? Ovviamente. Il risultato? Beh, quello me lo dovete dire voi.

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