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The Last Frontier 1×08: La Recensione dell’episodio più debole della stagione

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Arrivati all’ottavo episodio, The Last Frontier (qui, su Apple TV) sembra quasi inciampare proprio quando dovrebbe accelerare. La serie, che fino a questo punto aveva mantenuto un ritmo abbastanza coerente e una gestione abbastanza accorta dei colpi di scena, decide improvvisamente di frenare, dedicando un intero episodio a un lungo flashback dedicato a Sidney. E il risultato, purtroppo, è l’episodio più debole di tutta la stagione. Il problema non è tanto l’idea in sé: cercare di empatizzare con un personaggio svelatosi, da poco, come antagonista principale è una scelta condivisibile e potenzialmente ricca di sfumature. Il problema è come questa scelta viene realizzata. Lo scorso episodio si era chiuso con una rivelazione pressoché prevedibile: Sidney non solo era coinvolta nella caduta dell’aereo, ma ne era l’artefice principale.

Una svolta che, pur intuibile, poteva avere una sua forza.

Invece di sfruttare quel momento per rilanciare la tensione, gli autori optano per una sorta di marcia indietro, tentando di recuperare simpatia e giustificazione per Sidney attraverso un racconto sulle sue motivazioni. Eppure, questo racconto non aggiunge nulla che noi spettatori non avessimo già capito o dedotto. Questo ottavo episodio si apre con un confronto potenzialmente interessante. Havlock, avendo sentito la conversazione tra Sidney e Thiago, ha unito i puntini e ha capito che è stata lei, non la CIA, a ordinare l’abbattimento dell’aereo. Lo scontro tra i due dovrebbe essere carico di tensione, ma viene rapidamente smorzato da una dinima dissodante: Sidney tenda immediatamente di uccidere Havlock, salvo poi – subito dopo – dichiarare che non avrebbe mai avuto intenzione di fargli del male.

The Last Frontier (640x360)
Credits: Apple TV+

La contraddizione è evidente, e l’episodio cerca di risolverla ricorrendo a un lunghissimo flashback esplicativo. Ma il risultato è l’opposto di quello desiderato: invece di chiarire, appesantisce. Gran parte della puntata si concentra infatti sul passato di Sidney, sulla morte dei padre e sul ruolo di Bradford. La serie introduce un protocollo creato dal padre di Sidney, pensato per neutralizzare elementi problematici all’interno dell’agenzia, che però Bradford ha trasformato in un meccanismo personale di eliminazione e arricchimento. Scopriamo che Bradford stava facendo sparire agenti sul campo per proteggere il segreto del programma, e che il padre di Sidney, avendo scoperto la verità, era diventato un bersaglio. È un retroscena che The Last Frontier già aveva lasciato intuire, e che l’episodio, pur dilatandolo, non arricchisce davvero. La rivelazione è presentata con una struttura narrativa a “ping pong” nel tentativo di costruire complessità.

Ma la vicenda, in realtà, è piuttosto lineare.

Questo espediente, infatti, finisce solo per renderla artificiosamente contorta per nulla. Il nodo drammatico dell’episodio dovrebbe essere il dilemma di Sidney: unirsi a Havlock per fuggire insieme e rendere pubblico il file 6 – esponendo Bradford – oppure combattere direttamente contro la donna che ha distrutto la sua famiglia e manipolato l’organizzazione dell’interno. È un conflitto che sulla carta avrebbe molto potenziale, ma la serie gli toglie ogni tensione per un motivo evidente. Sappiamo già che Sidney, alla fine, sceglierà di affrontare Bradford e dire addio a Havlock. L’episodio sembra non fidarsi di noi spettatori, ripetendo più volte elementi narrativi e psicologici già chiariti negli episodi precedenti. Come se fosse necessario ribadire ogni sfumatura del suo trauma. Così, il flashback, invece di essere un approfondimento, diventa un riempitivo.

Tutta la costruzione emozionale, in questo episodio, è affidata ai flashback, a dialoghi esplicativi, a lunghe sequenze che spiegano ciò che avevamo già compreso. Non c’è ambiguità né tensione: solo un tentativo fin troppo didascalico di giustificare un personaggio che, forse, funzionava meglio quando era lasciato nel suo territorio più ambiguo. Ed è un peccato, perché l’episodio si apre lasciando intravedere una possibile direzione più interessante: una guerra sotterranea tra Sidney e Havlock, due figure che hanno condiviso tutto e che ora si trovano su lati opposti di una comune verità. Ma The Last Frontier preferisce tornare indietro e spiegare fatti già noti, invece di far evolvere la narrazione. L’effetto è di sospensione: per un’intera puntata, la trama principale si ferma completamente. A questo si aggiunge un problema di coerenza emotiva.

Sidney sembra oscillare tra vulnerabilità e ferocia in modo discontinuo.

The Last Frontier vuole farci credere che il suo legame con Havlock sia autentico e profondo, ma allo stesso tempo la mostra pronta a ucciderlo, salvo poi contraddirsi con spiegazioni poco credibili. Insomma, questo ottavo episodio è un grande passo falso nella costruzione della stagione. Non perché l’idea di base sia “sbagliata”, ma perché la sua esecuzione manca di incisività e novità. A questo punto della serie, con la fine così vicina, dedicare un’intera puntata alla spiegazione di un retroscena già parzialmente rivelato, rischia di minare l’impatto della conclusione. Ciò che rimane, alla fine di questo episodio e in generale su The Last Frontier, è la sensazione di uno spreco. Di pontenzialità di una storia e di personaggi che avrebbero potuto essere esplorati con maggior precisione e minor prolissità. Se la serie riuscirà a recuperare energia nelle ultime puntate, dipenderà da quanto saprà riprendere i fili interrotti. E da quanto sarà capace di dare una vera e propria direzione alle vicende dei personaggi.