Attenzione: l’articolo contiene spoiler sulla quarta puntata di The Last Frontier
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Il quarto episodio di The Last Frontier (in onda ogni venerdì su Apple TV) conferma ciò che avevamo già intuito nei precedenti: un grande potenziale continuamente frustrato da una narrazione dispersiva e da scelte stilistiche che, invece di esaltare la tensione, la smorzano. Eppure, l’inizio di questo episodio è talmente adrenalinico da far sperare per un attimo che la serie abbia finalmente trovato la propria voce. Due detenute, sopravvissute all’incidente aereo, si introducono in una casa isolata: la scena è tesa e ben costruita, e cattura immediatamente l’attenzione. Una è dominante, decisa e aggressiva; l’altra è impaurita, quasi fragile. L’opposizione tra le due funziona, e la loro dinamica iniziale fa pensare a un episodio diverso, più efficace nel costruire tensione psicologica. Ma, purtroppo, questa tensione svanisce nel giro di poche scene.
Quello che poteva diventare un racconto autoconclusivo (qui la nostra recensione al terzo episodio)- una parentesi dal ritmo serrato sulla fuga di due prigioniere, nonostante ormai sappiamo che il centro della narrazione rimane la caccia a Havlock – finisce risucchiato nella trama più ampia e confusa della serie. Anche la rivelazione finale, quella in cui la detenuta più remissiva si rivela essere la vera mente del piano, non riesce a sorprendere davvero. È un colpo di scena forzato, poco credibile, e la scelta di lasciarla andare con quattro milioni di dollari in tasca nonostante le prove della truffa sembra un espediente narrativo poco curato. È un peccato, perché questo filone aveva tutti gli elementi per diventare il fulcro della puntata.
Invece resta una promessa incompiuta, un frammento interessante che si dissolve troppo presto.

Il resto dell’episodio torna a concentrarsi su Frank Remnick, il protagonista interpretato da Jason Clarke, e sul suo tormentato universo familiare. La caccia a Havlock, che dovrebbe rappresentare il motore della serie, rimane sullo sfondo. The Last Frontier sembra voler essere troppe cose insieme: un thriller di sopravvivenza, un dramma familiare, un racconto di spionaggio. Nessuna di queste componenti riesce però a prevalere sull’altra, e il risultato è un equilibrio instabile, un continuo alternarsi di toni e registri che toglie forza alla narrazione. Frank e la sua famiglia vivono una tensione costante, segnata da traumi e sensi di colpa, ma la storia fatica a trasformare questo materiale in emozione autentica. Persino la relazione tra Sidney e Havlock, che avrebbe potuto offrire un interessante sguardo su fedeltà, tradimento e ambiguità morale, rimane intrappolata in una rete di cliché e di sottotrame e flashback mal gestiti.
A pesare ulteriormente, inoltre, è la gestione visiva dell’episodio. Il fascino della natura selvaggia, che in altre serie o film ambientati in contesti simili – pensiamo per esempio a True Detective: The Night Country oppure a I segreti di Wind River – diventava parte della narrazione, qui resta solamente uno sfondo. Questo episodio in particolare, e la serie in generale, non riesce a restituire o trasmettere quel senso di isolamento e di pericolo proprio della “frontiera” evocata nel titolo. The Last Frontier è un titolo che suggerisce un territorio selvaggio e inospitale, un luogo dove la sopravvivenza non è solo fisica. Eppure, in questo episodio soprattutto, la frontiera si riduce solamente a un aspetto scenografico. È un racconto che rimane in superficie, come se avesse paura a osare e spingersi un po’ più in là.
Il problema di questo episodio, insomma, è la mancanza di direzione.

Ogni volta che The Last Frontier sembra trovare una linea chiara, qualcosa la interrompe. Quando si concentra sull’azione, inserisce improvvisamente un flashback familiare che spezza il ritmo. Quando tenta di approfondire i rapporti dei personaggi, ricorre a sequenze di inseguimento che sembrano inserite solo per riempire il tempo. Questo episodio avrebbe potuto essere un piccolo film a sé, un mini action autoconclusivo in grado di portare avanti la trama generale, ma anche offrire tensione e una storia avvincente. Forse, nelle prossime puntate, troverà un ritmo più netto e una voce più riconoscibile. Ma per ora, rimane l’impressione di un racconto che non riesce mai a trasformarsi davvero in ciò che promette: un viaggio ai confini estremi dell’uomo e della natura. Quella frontiera, evocata e mai vissuta, resta il grande miraggio di una serie che continua a correre verso il proprio centro, senza riuscire a raggiungerlo.
Eppure, è innegabile che la serie conservi un certo fascino. Il cast funziona, Jason Clarke regge bene il ruolo del protagonista tormentato, e Haley Bennett dona a Sidney una presenza intensa, anche se il materiale a disposizione non le permette di esprimersi appieno. Dominic Cooper, nei panni di Havlock, continua a muoversi con ambiguità interessante, ma anche lui resta imprigionato in una scrittura che non osa davvero. È come se la serie avesse paura di spingersi fino in fondo, di lasciarsi sporcare dal caos morale e fisico che la sua premessa prometteva. La nostra speranza è che The Last Frontier trovi un ritmo tutto suo, e che ci accompagni in questa intricata vicenda facendoci divertire e coivolgere.







