Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sul pilot di The Good Place.
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All’inizio del 2025 ho fatto una promessa a me stessa: recuperare delle serie tv ormai concluse che mi facevano sentire in ritardo rispetto al resto del mondo, e che mi facevano percepire la mia preparazione seriale come un po’ incompleta. Iniziare e finire con estremo ritardo The Office mi ha aiutato a capire quante cose io mi sia persa negli anni, e soprattutto quanto avere a che fare con una serie già conclusa con parecchie stagioni sul groppone non sia poi così ansiogeno, se la serie in questione merita. È con questo mood che recentemente mi sono approcciata a The Good Place, di cui avevo sentito parlare tanto, sempre e solo bene. Avevo voglia di una serie ironica e leggera e poi dai, 4 stagioni in confronto alle 9 già affrontate non sono poi così tante.
Kristen Bell è appena tornata su Netflix con la seconda stagione di Nobody Wants This (che, per inciso, non vedo l’ora di vedere) e io sto aspettando a cominciarla perché mi sento completamente assorta da The Good Place e non voglio accavallare le due visioni. Temo di fare confusione tra le storie e i sentimenti nei confronti dei due personaggi che interpreta, anche se non ha molto senso. Eleanor e Joanne hanno qualcosa in comune ma sono tutto sommato abbastanza diverse, fosse anche solo per il fatto che una è ancora viva e l’altra no. Forse è solo il mio ossessivo bisogno di perfezione a impormi di finire una cosa prima di cominciarne un’altra.
Fatto sta comunque che sono qui, a condividere le mie impressioni sull’episodio 1×01 recuperato dopo quasi una decade. E se anche uno solo di voi comincerà a vederla (o comincerà un rewatch) dopo aver letto questo pezzo, io sarò orgogliosa di me (e guadagnerò qualche punto per la Parte Buona).
1. Posso davvero aspettarmi qualcosa di buono da una puntata che si chiama Va tutto bene?

Prima ancora di mandarlo in play, il titolo del primo episodio di The Good Place mi suona un po’ come la classica battuta da film horror che precede il momento in cui va tutto a rotoli. Per gli amanti del genere, la frase Va tutto bene in tutte le sue declinazioni è più un presagio di guai che una simpatica rassicurazione. “Non preoccuparti, andrà tutto bene” e dopo 12 secondi dietro le spalle di questa persona che non sa cosa sia la scaramanzia appare un assassino con un’ascia. Quando poi nei primi cinque minuti di puntata la frase viene non solo ripetuta, ma anche scritta su una parete in verde acceso su bianco, la situazione non si fa meno sospetta. Anzi, tutto sembra confermare la mia ipotesi iniziale. Sono troppo malpensante? Probabile. Ma arrivare alla fine della puntata mi conferma che a pensare male non si sbaglia mai.
2. No, io non la prenderei così bene
Se aprissi gli occhi per ritrovarmi in un luogo che non conosco, davanti a una persona che non conosco e che mi comunica che sono morta, io imploderei. O per lo meno lancerei un urlo importante, condito con un linguaggio che mia madre non approverebbe. Lo dico con certezza, senza ombra di dubbio.
Eleanor no. Eleanor apre gli occhi e legge la scritta piazzata a caratteri cubitali di fronte a lei: Welcome! Everything is fine. Per un attimo il suo sguardo è dubbioso ma poi ci crede, sorride, è serena. Continua a esserlo anche nell’ufficio di Michael, quando lui le comunica la sua nuova situazione di defunta. Eppure avrebbe tutte le ragioni del caso per impanicare: sa di non aver avuto una vita proprio retta. Certo, sa di non aver ucciso nessuno e di non aver commesso nessun reato di quelli davvero pesanti, ma sa anche di non essere stata proprio una bella persona. Non si tratta di andare a fare volontariato in Ucraina, si tratta delle piccole scelte quotidiane.
Io avrei pianto tutte le mie lacrime, avrei avuto un attacco di panico. Lei commenta: Forte. E io già la amo, amo questo mood. Amo il fatto che una serie che palesemente parlerà di vita e di morte – due argomenti non proprio facili – abbia la leggerezza di Eleanor e non la mia pesantezza. Credo proprio che quello con The Good Place sarà un bel viaggio.
3. Non so se amare o odiare Tahani

Eleanor Shellstrop mi piace, l’ho capito nel momento 1. L’ho capito ancora prima del momento 1, quando ho scoperto che la protagonista di The Good Place è Kristen Bell. Poi a un certo punto, più o meno a metà episodio, eccola lì: Tahani Al-Jamil. E con lei sono sinceramente un po’ più dubbiosa: mi piace o la trovo insopportabile? La amo o la odio?
Eleanor è una ragazza “normale” – passatemi il termine che di per sé non significa molto -, una di quelle con cui andrei volentieri a cena o a bere qualcosa sapendo con certezza che passerò una bella serata. Tahani no. Tahani ha la puzza sotto il naso, continua ad avere un fastidioso accento inglese anche se nella Parte Buona esiste una sorta di comprensione universale delle altre lingue (Chidi parla francese senza che questo causi alcuna incomprensione) e fa Bup sul naso a una donna adulta. E io, visto questo suo atteggiamento, non posso fare a meno di chiedermi cosa ci faccia nella Parte Buona.
Qui le opzioni sono due: o diventa il classico personaggio secondario detestabile all’inizio e adorabile alla fine, o si scopre che è davvero una brutta persona. Non ci sono mezze misure. Quello che posso fare al momento è consigliarvi di vedere The Good Place in lingua originale sottotitolata, perché l’accento british forzato della traduzione toglie un po’ di credibilità.
4. Non mi sorprende che nel Paradiso di The Good Place si dorma

I personaggi di The Good Place (qui una classifica dei nostri preferiti) sono umani – esclusi Michael e Janet, ovviamente – ma sono tutti morti. Questo significa che in linea del tutto teorica non dovrebbero più avere bisogno di mangiare, dormire o andare in bagno. Insomma, di fare tutte quelle cose che ci caratterizzano come esseri umani per garantire la sopravvivenza e il corretto funzionamento dei nostri corpi. Sono già morti, cosa potrà mai succedergli? Eppure Eleanor, Chidi e compagnia continuano a mangiare, dormire, andare in bagno. Io questo lo capisco, e mi fa anche piacere.
Ormai non si tratta più di sopravvivenza, credo sia più una questione di piacere: dormire e mangiare non è solo utile, dormire e mangiare è bellissimo. Volete mettere la sensazione di avere davanti il proprio piatto preferito e finirlo tutto? Oppure quella di mettersi a letto e farsi accogliere tra le braccia di Morfeo dopo una giornata lunga e stancante? Ok, andare in bagno non è proprio così bello, ma anche quello ha un suo perché. Insomma, nel mio personale Paradiso si va a dormire perché dormire è una delle attività che preferisco in assoluto, e il fatto che sia così anche in questo strano Paradiso seriale mi rassicura. Che poi si continui ad avere anche il mal di stomaco, cosa non troppo paradisiaca a dirla tutta, è un’altra storia.
5. The Good Place critica la nostra visione dell’Aldilà in poche semplici mosse
Se c’è una cosa che mi piace più dei prodotti d’intrattenimento distopici che raccontano la realtà in modo profondo sono i prodotti d’intrattenimento comici che raccontano la realtà in modo profondo. Direte voi, forse stai correndo un po’ troppo, dopo un solo episodio. Ma io sono sicura che da questo punto di vista The Good Place non mi deluderà. La serie dà buona prova della sua capacità critica nei primi dieci minuti della 1×01, quando Michael spiega a Eleanor il funzionamento dell’Aldilà e lei incuriosita gli chiede quale tra le varie religioni ci abbia preso nel suo modo di concepirlo. La risposta è chiara: nessuna. O meglio, tutte ci hanno preso davvero poco, e l’unica persona che ci abbia preso davvero è un giovane sotto l’effetto di droghe pesanti.
Non è solo una questione di critica delle religioni: è una questione di umanità e consapevolezza della nostra conoscenza limitata. Abbiamo passato buona parte della storia dell’umanità a scontrarci su credenze sulle quali nessuno di noi ha certezze. Un giorno chiuderemo gli occhi e li riapriremo per scoprire che è stato tutto basato sul nulla, che è tutto diverso da ciò che ci aspettavamo. O magari non li riapriremo affatto. Ecco, sto diventando tragica e non voglio che questa sia la piega finale che prende il mio articolo. Vi saluto, vado a fondare una religione sull’insegnamento di Doug Forcett.




