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Nobody Wants This 2 – La Recensione: quando restare insieme è il vero miracolo

Una scena di Nobody Wants This 2
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C’era qualcosa di inaspettato, quasi rivoluzionario, nella prima stagione di Nobody Wants This. Non tanto per la storia d’amore in sé costruita intorno a una podcaster disillusa e un rabbino in carriera, ma per la leggerezza intelligente con cui la serie riusciva a parlare di differenze culturali, di religione e di amore senza mai cadere nel didascalico o nel banale. Netflix aveva trovato una piccola gemma che univa romanticismo, ironia e una sensibilità contemporanea che ricordava, a tratti, la miglior commedia americana degli anni Novanta. Era naturale, quindi, chiedersi se la seconda stagione sarebbe riuscita a reggere il confronto con quell’equilibrio così fragile tra leggerezza e profondità.

La risposta, in parte, è sì. Nobody Wants This 2 mantiene la sua identità e prova a crescere, ma non senza qualche esitazione. Uscita il 23 ottobre 2025, la nuova stagione riprende esattamente da dove ci aveva lasciati: Joanne e Noah, finalmente insieme, cercano di dare una forma quotidiana a un amore nato da una collisione di mondi opposti. La prima stagione finiva con un gesto di fiducia. L’idea che si potesse davvero costruire un “noi” anche quando le regole della vita, della fede e della società sembrano remare contro. Ora la seconda stagione si concentra su ciò che viene dopo. Dunque, non l’incontro, ma la convivenza. Non la scintilla, ma il mantenere accesa la fiamma.


Fin dall’inizio Nobody Wants This 2 cambia tonalità

L’energia da rom-com della prima stagione (ecco la nostra recensione) lascia spazio a una narrazione più intima, riflessiva, quasi domestica. I dieci episodi di Nobody Wants This 2 seguono Joanne e Noah alle prese con ciò che ogni coppia sperimenta, ma che nel loro caso assume un peso più grande: le famiglie, la comunità, la fede, il lavoro, le aspettative sociali. Tutto ciò che prima li definiva come individui ora rischia di separarli come coppia. E il racconto, pur restando spiritoso, sceglie di non semplificare mai del tutto. Ed è proprio qui che la serie cambia pelle.

Dove la prima stagione costruiva l’incanto dell’incontro, la seconda lo decostruisce. Laddove prima c’era la meraviglia dell’imprevisto, ora c’è la vulnerabilità del quotidiano. Se nella prima bastava uno sguardo o un dialogo per creare magia, qui serve tempo, compromesso, e soprattutto onestà. È come se la serie volesse dirci che l’amore non vive di colpi di scena, ma di piccole scelte, di resistenze silenziose, di momenti in cui si resta anche quando non si è certi di volerlo fare.

Noah e Joanne (Io Donna)

Cosa succede alle star dello show?

Joanne, ancora una volta straordinaria nella sua imperfezione, è la stessa donna che avevamo conosciuto, ma più fragile, più consapevole, e per questo più vera. La sua ironia si mescola a una malinconia che scava: non è più solo la voce sarcastica che ride del mondo, ma una donna che impara a ridere di sé. È il suo percorso, più di ogni altro, a dare sostanza a questa stagione. Ama, ma si chiede quanto di sé stia sacrificando per far funzionare l’amore. E questa domanda, tanto semplice quanto devastante, diventa il cuore emotivo di tutta la narrazione.


Noah, dal canto suo, non è più il “rabbino perfetto” (qui un focus sulla serie Shtisel) della prima stagione. Il suo equilibrio si incrina. Le sue certezze si fanno esitanti. È più umano, più vulnerabile, e questo lo rende immensamente più interessante. Quando prova a conciliare la fede con la realtà, la tradizione con la libertà, la serie trova alcuni dei suoi momenti più intensi. Se nella prima stagione l’amore tra Joanne e Noah era un atto di ribellione, qui diventa un atto di perseveranza. E in questo, Nobody Wants This 2 è sorprendentemente autentica.

La sceneggiatura di Nobody Wants This 2 non cerca più di sedurci

È una stagione che non vuole stupire, ma accompagnare. Ci mostra il dopo, la quotidianità, la fatica, i silenzi. Eppure, dentro quei silenzi, si nasconde tutta la verità che la serie vuole raccontare. La scrittura di questa seconda stagione è meno brillante ma più coraggiosa. Abbandona i ritmi da rom-com per avvicinarsi, con una certa eleganza, a un tono più realistico e intimo. Alcune sequenze sembrano quasi rubate a Storia di un Matrimonio, con dialoghi che esplorano le crepe del rapporto più che le sue certezze. Tuttavia, non manca mai il tocco di umorismo agrodolce che aveva reso la serie così speciale. Quando Joanne ironizza sul modo in cui l’amore “diventa un lavoro a tempo pieno senza ferie pagate”, ritroviamo quella voce pungente e brillante che avevamo amato all’inizio.


Il confronto con la prima battuta, a questo punto, diventa inevitabile. Se quella era un lampo, così fresca, vivace, piena di meraviglia, Nobody Wants This 2 è una fiamma che brucia più lentamente ma con più calore. La prima era scoperta, la seconda è riconoscimento. La prima era il sogno dell’amore, la seconda, la realtà che lo segue.
E sebbene il fascino della novità sia svanito, al suo posto arriva una maturità che pochi prodotti Netflix hanno il coraggio di abbracciare. Il merito principale va ancora una volta alla coppia protagonista. Kristen Bell e Adam Brody mantengono una chimica rara, fatta di intelligenza, ironia e complicità. In questa stagione non si limitano a funzionare come coppia televisiva, ma costruiscono una relazione vera, fatta di esitazioni, di parole non dette e abbracci mancati. È un amore (ecco le migliori notti d’amore delle serie) imperfetto, ma profondamente umano.

La scena di Nobody Wants This 2 con Leighton Meester (Vogue Italia)

I personaggi secondari trovano nuovo spazio

Abby per esempio, interpretata da Leighton Meester, introduce una trovata irriverente, fornendo un contrasto ironico e necessario. Di fatto, rappresenta tutto ciò che Joanne che ha sempre pensato di non voler essere: la donna che ha sistemato la propria vita solo per sentirsi accettata. La sua presenza aggiunge un’ombra di confronto sociale, un monito su cosa accade quando si sceglie la stabilità a scapito dell’autenticità. Non dimentichiamo poi il plot twist sentimentale di Morgan e la taciuta crisi matrimoniale tra Sasha ed Ester. Tutto sembra evolversi e modificarsi, con il prezioso tentativo di rinvigorire il racconto. La regia accompagna questa evoluzione con eleganza, tanto da rendersi meno dinamica e più contemplativa. Le luci sono più calde, le inquadrature più lunghe, e la colonna sonora gioca un ruolo emotivo fondamentale. Le canzoni, spesso malinconiche ma mai tristi, seguono il battito del cuore dei protagonisti.

Detto ciò, pertanto, il pubblico si è diviso. C’è chi rimpiange la freschezza della prima stagione e chi, invece, trova in questa seconda un senso più pieno, più adulto. Ed è proprio in questa ambivalenza che risiede la forza della serie. Perché Nobody Wants This 2 non vuole compiacere, ma raccontare una verità lenta, complicata e quindi viva. Ciò che rimane intatto, e forse cresce ancora, è la capacità della serie di trattare l’amore non come una favola, ma un territorio da esplorare, pieno di crepe e di luce. In un panorama di rom-com costruite su schemi prevedibili, questa serie sceglie la via meno battuta: non il lieto fine (qui le coppie senza lieto fine), ma il lieto durante. In conclusione, Nobody Wants This 2 osa rallentare, per andare a fondo e apparire più significativa. E, proprio come l’amore che racconta, non ha bisogno di mostrarsi perfetta per essere reale.