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A volte, i personaggi delle serie Tv finiscono per riflettere la superficialità con cui noi spettatori li osserviamo. Spesso tendiamo a incasellarli in categorie rigide, dividendo il mondo in compartimenti stagni: un protagonista è qualcosa, corrisponde a una determinata definizione, appartiene a un certo tipo. Nel momento in cui assegniamo loro un’etichetta, ne cancelliamo inevitabilmente molte altre, impedendo qualsiasi lettura più profonda o sfumata. È il caso di Sheldon Cooper, uno dei protagonisti di The Big Bang Theory e, in generale, uno dei personaggi delle Serie Tv più incompresi. Un essere umano ridotto a essere soltanto – nell’ordine – un genio distaccato che impara a voler bene a chi gli sta accanto dopo 11 stagioni.
Una definizione, questa, che viene continuamente attribuita al personaggio di Sheldon ma che, arrivati a questo punto e soprattutto dopo il prequel di Young Sheldon, appare estremamente semplicistica e superficiale. È, insomma, invecchiata male. Perché Sheldon Cooper è molto più di questo, ed è il momento di riconoscerglielo e soprattutto di comprenderlo davvero. Sheldon Cooper non impara a voler bene agli altri in modo totalmente random soltanto perché capisce che il mondo è più bello se si ama: impara a voler bene quando depone le armi alla fine di un percorso che è cominciato fin da prima che arrivassimo noi, quando lui era soltanto appena nato.
Come tutti, Sheldon fa i conti con la sua vita, la sua famiglia, le sue paure. Tutte cose che hanno contribuito alla creazione di una lista di regole che avrebbero potuto rendere il mondo più rassicurante. Perché questa, almeno per buona parte della sua esistenza, è stata la regola principale: la logica batte l’incertezza.
Sheldon Cooper, il protagonista ‘nerd’ di The Big Bang Theory non può essere ridotto a essere soltanto un eccentrico fisico distaccato. Perché dietro c’è molto di più. Come delle tecniche di sopravvivenza

Torniamo indietro di un bel po’ di anni fino ad arrivare all’infanzia di Sheldon Cooper, infanzia che, per buona parte, viene raccontata in Young Sheldon. Questo tipo di spin off è probabilmente uno dei più sensati, giusti e corretti prequel mai arrivati sul piccolo schermo (quantomeno se si parla di obiettivi narrativi e di voler, dunque, restituire un trascorso al protagonista dell’opera madre). Con il suo debutto, seguito da ben sette stagioni, si credeva che oramai ogni dubbio circa l’evoluzione di Sheldon fosse chiarito. E invece no, perché anche con un prequel la risposta alla domanda chi è Sheldon Cooper – o meglio, chi è stato – è rimasta la stessa. Eppure, Young Sheldon (spin off che potrete recuperare su Disney+) ci aveva detto e spiegato tanto dando un contesto ad alcuni degli atteggiamenti più controversi del protagonista. Le risposte riguardo alle sue controversie ci guardavano dritto in faccia.
Sheldon è cresciuto in una famiglia che non gli ha mai insegnato cosa significasse la stabilità. Sua madre, religiosa fino al midollo, fu fin da subito la persona che più di tutte gli fece conoscere il conflitto a causa dello scontro tra scienza e religione. In mezzo alle montagne russe di un legame affettivo così tormentato, Sheldon non aveva niente a cui aggrapparsi. Suo padre era buono, ma profondamente debole e incapace di reggere il peso della vita familiare. I fratelli non erano in grado di capire le sue esigenze. E a scuola – il luogo in cui all’apparenza avrebbe dovuto sentirsi a casa – le cose andavano anche peggio, perché Sheldon era vittima di bulli che vedevano i suoi salvagenti – le materie matematiche – come un motivo per svilirlo.
Per cercare di sopperire a tutto questo, Sheldon ha dovuto improvvisare. Ha dovuto fare delle scelte decidendo – prima della maggior parte dei suoi coetanei – cosa sacrificare. E come proteggersi da tutto il carico che ogni giorno gli cadeva addosso.
Per cercare di non annegare in un mondo d’incertezze, costruì una vita fatta di regole che gli consentissero di sapere da che parte andare, in quale posto sedersi, che cosa mangiare, cosa scegliere e cosa non scegliere. Tutte cose che in The Big Bang Theory vediamo ripetersi quando caccia via qualcuno dal suo posto sul divano, quando compie una determinata azione sempre alla stessa ora. Tante piccole cose che, in linea con il genere, vengono raccontate in modo esilarante, ma che rivelano il bisogno, maturato fin dall’infanzia, di difendersi dal caos trovando rifugio nell’ordine rassicurante della schematicità, l’unico elemento capace di dare stabilità alla sua esistenza.
Uno degli aspetti più incompresi di Sheldon è anche il suo modo di vivere le relazioni. Questa incomprensione si palesa sia nei confronti di Amy che dei suoi amici. Ma la verità è molto più profonda e intelligente di come appare. Sheldon non ha problemi a dimostrare quel che prova perché distaccato emotivamente, ma perché cerca il proprio ruolo in una relazione sentimentale. Non vuole recitare una parte, non vuole mettere in atto una recita uguale a tutte le altre relazioni. Ha bisogno di capire davvero che cosa rappresenti per lui quel sentimento. Fidarsi della persona che ha accanto, soprattutto. E mettere in gioco la sua vulnerabilità, di conseguenza. Soltanto una volta fatto questo, sarà davvero capace di vivere l’amore in modo del tutto trasparente, senza fingersi qualcuno che non è.
Questo perché Sheldon non riesce, con ragione, a scendere a compromessi. A comportarsi in un modo perché è così che funziona. Ed è questo aspetto a renderlo, in assoluto, uno dei personaggi più intelligenti e non scontati del panorama, ma su questo ci ritorneremo.

Questo discorso vale per Amy come per i suoi amici, spesso vittime delle regole rigide di una persona a cui non è mai stato insegnato come amare. Che è sempre stata lasciata emotivamente sola. I traumi, la costante sensazione di abbandono provata durante la sua infanzia gli hanno insegnato che è meglio non esprimere il proprio affetto a tal punto da far pensare agli altri di non essere importanti per lui. Per questo motivo il percorso di evoluzione del protagonista è spesso stato frainteso. Si tende a pensare che, durante la scena finale di The Big Bang Theory, riconosca il valore dei suoi migliori amici perché li ha finalmente visti, ma non è così: Sheldon riconosce il proprio valore, capendo finalmente di non dover più difendersi dalla vulnerabilità e trovando così il coraggio di pronunciare tutta quella sequenza di parole che, fino a quel momento, aveva bandito dal suo vocabolario.
Più volte, quando si affronta la natura di Sheldon Cooper, si accenna a un possibile condizione genetica che influenzi i suoi comportamenti. Ma questo tipo di lettura è riduttiva e non in linea con quella che è la sua evoluzione in The Big Bang Theory e nello spin-off.
Ciò che vediamo di Sheldon Cooper non è altro che il risultato del suo bagaglio esistenziale. La difficoltà di interfacciarsi con il prossimo, le regole rigide, la logica sopra ogni cosa non sono altro che delle risposte che Sheldon dà all’ambiente che lo circonda. Vivendo con una famiglia come la sua, ha pensato che questa fosse la regola. Che il mondo funzionasse così a ogni costo. Soltanto andando avanti, conoscendo gli altri e se stesso fino in fondo, comincia a capire che c’è anche dell’altro, mettendo in discussione – anche se tardivamente – quelle che da sempre sono sue tecniche di salvataggio.
È errato parlare dell’intelligenza di Sheldon Cooper soltanto in rapporto ai numeri e alla fisica. Ciò che rende Cooper uno dei personaggi più geniali e brillanti del panorama seriale è la sua autenticità. Il suo modo di non chinarsi all’apparenza richiesta dalla società. Non mente per compiacere, non finge di apprezzare qualcosa perché è più comodo così, non si rende protagonista di conversazioni di circostanza che non gli importano e non si omologa a qualcosa soltanto perché ritenuto corretta da chi ha accanto. Segue le sue idee in modo coerente e logico ponendosi delle domande che, nella maggior parte dei casi, nessuno si fa perché “tanto è così che funziona.”
Un aspetto che emerge fin da quando è solo un bambino e, con rispetto e sviluppato senso critico, mette in discussione le modalità con cui la religione viene trattata tra le mura scolastiche.
In questi casi spesso Sheldon viene visto come un arrogante sbruffone capace di accettare soltanto ciò che condivide, ma non è così: Sheldon fa delle domande e resta in attesa di scoprire soltanto la verità. Si sofferma sulle cose, non pensando mai con la testa di altri e non accettando mai che le risposte possano essere generaliste e superficiali.
Lo abbiamo visto nelle più disperate, esilaranti e spesso ironiche occasioni. Lo abbiamo visto al suo meglio e al suo peggio. E lo abbiamo visto chiedere a Penny tutte le cure del mondo davanti alla febbre, così come l’abbiamo ascoltato per ore ripetere fino allo sfinimento Penny, Penny, Penny, e in ognuna di queste occasioni forse non ci siamo posti le domande giuste. Come, invece, avrebbe fatto lui. Perché tendiamo a pensare che Sheldon Cooper non ci capisca mai a dovere, quando invece forse siamo proprio noi a non averlo mai davvero compreso.






