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The Beauty, perché è la cosa più vicina ad American Horror Story che Ryan Murphy abbia fatto negli ultimi anni

The Beauty e American Horror Story

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Negli ultimi anni, chi ha amato le prime stagioni di American Horror Story ha spesso avuto la sensazione che qualcosa si fosse perso lungo la strada. L’estetica barocca, il gusto per il grottesco e quel modo di raccontare l’orrore come specchio della società sembravano essersi diluiti nel tempo.
Eppure, ogni tanto arriva una serie che riaccende quella sensazione. Una di queste è The Beauty.

Guardando i primi episodi, la sensazione è quasi straniante. Non tanto perché la serie ne ricalchi lo stile, ma perché riesce a evocare quello stesso equilibrio tra inquietudine, critica sociale e fascinazione visiva che aveva reso iconiche le prime stagioni di American Horror Story.


The Beauty parte da un’idea semplice quanto disturbante: la bellezza perfetta può diventare una malattia. Da questa premessa nasce un racconto che mescola horror, satira e dramma umano, costruendo un mondo in cui l’ossessione per l’apparenza diventa letteralmente contagiosa.

È proprio questo tipo di metafora sociale a ricordare le migliori stagioni di American Horror Story. Non solo per l’atmosfera cupa o per le immagini forti, ma per il modo in cui il racconto usa il genere per parlare delle nostre paure più profonde.

Guardando The Beauty, è difficile non pensare che questa serie rappresenti una delle cose più vicine allo spirito originario di American Horror Story che abbiamo visto negli ultimi anni.

L’estetica richiama le atmosfere di American Horror Story

Evan Peters in una scena di The Beauty
Credits: Disney+/ FX

Una delle prime cose che colpisce guardando The Beauty è l’estetica. Non parliamo solo di scenografie o costumi, ma di un vero e proprio linguaggio visivo. Un linguaggio che ricorda immediatamente quello delle prime stagioni di American Horror Story.
Colori saturi, ambientazioni eleganti e inquietanti allo stesso tempo, personaggi sempre un po’ sopra le righe. Tutto contribuisce a creare una sensazione di bellezza disturbante. Ed è proprio qui che The Beauty trova la sua forza. La serie costruisce un mondo dove ciò che appare perfetto nasconde qualcosa di profondamente sbagliato. Questo tipo di contrasto visivo era uno degli elementi più affascinanti di American Horror Story. L’orrore non arrivava solo da mostri o eventi soprannaturali, ma dalla sensazione che dietro una facciata impeccabile si nascondesse qualcosa di marcio.


In The Beauty succede qualcosa di molto simile. La bellezza diventa un’ossessione collettiva. Tutto sembra perfetto, levigato, patinato. Ma proprio questa perfezione inizia lentamente a trasformarsi in qualcosa di inquietante.
La serie gioca continuamente su questa tensione. Ci mostra un mondo seducente e allo stesso tempo disturbante. Ed è proprio questo equilibrio tra fascino e inquietudine che rende The Beauty così vicina allo spirito delle migliori stagioni di American Horror Story.

The Beauty usa l’horror per parlare della nostra ossessione per la bellezza

Uno degli elementi più interessanti di The Beauty è il modo in cui utilizza l’horror per raccontare qualcosa di molto reale. Non è solo una storia disturbante. È una metafora sociale estremamente chiara.
La premessa della serie è semplice ma potentissima: esiste una malattia che rende le persone incredibilmente belle. Il problema è che questa perfezione fisica ha un prezzo altissimo. Ed è proprio qui che The Beauty inizia a trasformarsi in una vera critica culturale. La serie parla della nostra ossessione contemporanea per l’apparenza. Viviamo in un’epoca dominata da filtri, chirurgia estetica e standard di perfezione sempre più irraggiungibili. In questo senso The Beauty non è solo una serie horror. È quasi una satira sul modo in cui la società valuta il valore delle persone.

Questo tipo di racconto ricorda molto la struttura narrativa di American Horror Story. Anche lì l’orrore era spesso uno strumento per parlare di temi sociali profondi: la discriminazione, il potere, l’identità, il controllo dei corpi. In The Beauty la bellezza diventa un simbolo di tutto questo. Un desiderio collettivo che si trasforma lentamente in qualcosa di inquietante.

Evan Peters: il ponte perfetto con l’universo di Ryan Murphy

Evan peters in American Horror Story
Credits: FX

C’è poi un dettaglio che rende The Beauty immediatamente familiare per molti spettatori: la presenza di Evan Peters. Per chi ha seguito negli anni American Horror Story, il suo volto è ormai inseparabile dall’immaginario creato da Ryan Murphy.
Evan Peters è stato uno dei pilastri della serie fin dalla prima stagione. Da Tate Langdon in Murder House fino ai personaggi più complessi delle stagioni successive, l’attore ha dimostrato una straordinaria capacità di interpretare figure disturbanti, fragili e profondamente umane allo stesso tempo.
Proprio per questo motivo la sua presenza in The Beauty funziona quasi come un collegamento immediato con quel tipo di narrazione. Non è solo una scelta di casting. È un segnale molto chiaro per lo spettatore.


Quando Evan Peters entra in scena, è difficile non pensare all’universo narrativo costruito da Ryan Murphy. Il suo stile recitativo, spesso sospeso tra inquietudine e vulnerabilità, si inserisce perfettamente nell’atmosfera della serie.
In The Beauty questo effetto è ancora più evidente. Il personaggio interpretato da Peters diventa una sorta di guida attraverso il mondo disturbante della storia. La sua presenza rafforza l’idea che questa serie condivida con American Horror Story non solo l’estetica, ma anche un certo modo di raccontare l’orrore umano.
Ed è proprio grazie a figure come Evan Peters che The Beauty riesce a evocare così facilmente lo spirito delle produzioni di Ryan Murphy.

The Beauty potrebbe diventare una nuova passione per i fan di American Horror Story?

Alla fine, la vera domanda è semplice: The Beauty riuscirà davvero a conquistare chi ha amato le prime stagioni di American Horror Story?
La risposta, sembra decisamente promettente. La serie riesce infatti a ricreare quell’atmosfera disturbante e affascinante che aveva reso American Horror Story così speciale. Non si limita a raccontare una storia horror. Costruisce un mondo inquietante, visivamente elegante e pieno di significati nascosti.
In The Beauty l’orrore non arriva da creature mostruose o da jump scare improvvisi. Arriva da qualcosa di molto più vicino alla nostra realtà: il desiderio di essere perfetti. La serie trasforma questa ossessione in una vera epidemia, mostrando quanto possa diventare pericoloso inseguire un ideale di bellezza assoluta.
Ed è proprio questa dimensione simbolica che rende la serie così interessante. Come nelle migliori storie horror, il vero mostro non è qualcosa di esterno. È qualcosa che nasce dentro la società stessa.

Se l’atmosfera di The Beauty vi ha quindi ricordato qualcosa, probabilmente non è stato un caso. Per capire meglio quanto lo stile di Ryan Murphy abbia influenzato la serialità contemporanea, vi consiglio anche l’articolo Uno, dieci, centomila Ryan Murphy….Buona lettura