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Ted Lasso: vincere non è l’unica cosa che conta

Il seguente articolo contiene spoiler di Ted Lasso.

Dopo l’ultima annata agli Emmy, fa perlomeno sorridere associare Ted Lasso alla frase “vincere non è l’unica cosa che conta”. Non perché sia un detto senza fondamenta o perché non si abbini al prodotto, ma solitamente questo modo di dire si associa di più a situazioni di sconfitta. Eppure, più sorridiamo di fronte a quelle poche parole, più il sorriso muta in un pensiero su quanti significati possano contenere. Significati che variano dal personaggio alla serie, dalla metanarrativa all’ironia di fondo. Caro Bill Lawrence: se chiami il tuo prodotto come il suo protagonista, dovresti aspettarti questi viaggi mentali dei fan.

Un viaggio, è partito tutto da un viaggio di Ted verso l’Inghilterra per diventare manager del Richmond. Ed è da quel volo in aereo che vogliamo partire, perché la prima vittoria e la prima sconfitta maturano proprio su quell’aereo per lui. Sta viaggiando verso una nuova esperienza, un continente ignoto da cui imparare tanto e a cui fornire le proprie conoscenze, insieme al suo migliore amico e tanta adrenalina. Una traiettoria aerea che, come l’arcobaleno per certi miti della Gran Bretagna, ti conduce alla pentola d’oro. Eppure il volo più calmo è quello dove la turbolenza sta nel cuore di Ted. Sta scappando dalla realtà, ritardando un divorzio che non riesce ad accettare e che spera di dimenticare con qualche ora in cielo.

Ted Lasso forse non sa di star illudendosi, o forse lo sa e non vuole ammetterlo, ma questa cosa è superflua al suo viaggio. Ha uno scopo ben preciso, sia esso maturo o meno starà alla sua vita scoprirlo. Un nuovo sport sembra il modo migliore per cambiare mentalità e punto di vista, in cerca di una risposta sul percorso e non sui risultati. Perché si sa, alla fine parla il campo, ma non è che ci interessi molto quel che dice.

Ted Lasso non è un vincitore. Ted Lasso non è un perdente.

Ted Lasso

Nella sua vita ha affrontato entrambe le situazioni più volte. Non si è fatto influenzare negativamente dalle seconde, ma neanche illudere troppo dalle prime. Perché è facile dire a qualcuno che non è un perdente per il suo bene, molto più facile di dirgli per lo stesso motivo che non è un vincente. O, perlomeno, che non deve ambire a quello. Che sia una partita a freccette o la semifinale di coppa nazionale, il risultato ottenuto alla fine non vale quanto le emozioni provate giocando. Rimanendo in equilibrio su questo precipizio per riuscire a non essere né un vincitore, né un perdente, ma solo quello che arriva sulla prossima piattaforma.

È un concetto che pare insensato e poco chiaro, la stessa Rebecca vede il mondo in (poco) bianco e (tanto) nero. Ha assunto questo nuovo coach per portare il club al fallimento pensando solo ai pessimi risultati che Lasso ha ottenuto in carriera. E basandosi solo su quelli, la proprietaria non si rende conto di star portando in casa qualcosa di molto più grande della sconfitta: la capacità di rialzarsi. Quella voglia di vivere e lottare che, allenamento dopo allenamento, viene trasmessa ad ogni membro della squadra per imparare a correre a testa alta. Forse male, forse meno degli altri, ma sempre a testa alta. Qualsiasi prodotto semplice, con questa premessa porterebbe il team a vincere e diventare idoli della nazione, ma Ted Lasso non è questo.

La vittoria non arriva, giustamente, lasciando un senso di amarezza coerente

Ted Lasso

La salvezza all’ultima giornata per il Richmond sarebbe stata la vittoria perfetta di un gruppo che si impegna. Ma quando millanti come vincere non sia l’unica cosa che conta, sarebbe ipocrita concludere ogni giorno da vincitore. Per questo la retrocessione in Premiership è un passo in avanti per il club, insieme a tanti altri passi indietro ovviamente. Si trovano in difficoltà monetaria, senza i loro migliori giocatori, in una lega minore e derisi dai più grandi. Ma sono uniti, sono un gruppo e hanno imparato come rialzarsi da queste batoste. Perché sia chiaro, vincere non è l’unica cosa che conta, ma i migliori percorsi li ottieni quando ambisci alla vittoria.

Mai una volta nella serie viene denigrata la ricerca del successo, della felicità, dei tre punti o il passaggio in coppa. Quel che viene raccontato è solo che il mancato raggiungimento di essi non rende nullo l’impegno e gli sforzi fatti per strada. Ted Lasso vuole vincere, vuole anche vincere. Un concetto che passa di persona in persona nel club e nella squadra anche a causa di chi vedono intorno a loro. Pensiamo a Jamie, giocatore fenomenale che torna al Manchester City e decide una vittoria contro la sua ex squadra solo per esser preso a parolacce ed insulti dal padre. Jamie è la riprova della tristezza di chi è costretto a puntare solo al risultato.

Infatti prende la scelta giusta per sé stesso

Il ragazzo torna, si scusa e cerca di guadagnarsi di nuovo la fiducia dei compagni. Ancora una volta, combattendo e lottando al loro fianco fino alla seconda sconfitta contro il Manchester City, dove il padre avrà la stessa reazione nei suoi confronti. Potreste dire che non è cambiato nulla, che alla fine dei conti ha subito la stessa sorte in entrambi i casi, ma non è così. La seconda volta c’è qualcuno a stringerlo tra le braccia e supportarlo, dandogli fiducia e rispetto. Perdendo insieme a lui, ma in questo modo facendo un ulteriore passo avanti verso la vittoria. È un’idea di supporto morale che potrebbe far sembrare Ted Lasso sdolcinata e forse lo è, ma alla serie non importa.

Anche per questo, ricollegandoci al discorso iniziale ci fa sorridere l’idea di accostare questo motto a Ted Lasso, prodotto che ha dominato gli ultimi Emmy Awards in lungo e in largo, dimostrandosi uno dei prodotti di punta del momento nonché la comedy migliore dell’anno. Però questa frase continua effettivamente ad avere un senso. Bill Lawrence e Jason Sudeikis hanno creato un prodotto innanzitutto per esprimere le loro idee e la loro creatività. Se oggi Ted Lasso ha raggiunto il successo è perché vediamo coi nostri occhi l’impegno e la dedizione che vi è dietro. Non è una serie tv creata tanto per cavalcare qualche trend, ma un minuzioso lavoro pregno di emozioni e ideologie positive.

Che sia forse questa la semplice regola del successo?

Ted Lasso

Così chiara, ma allo stesso tempo così ovvia da doverla ribadire ogni volta. Nessun prodotto diventato effettivamente un cult amato da tutti è nato senza un genuino bisogno di esprimersi dietro. Da Breaking Bad a I Soprano, da Scrubs a Friends, da The West Wing a Lost, se oggi questi colossi dell’industria sono icone del piccolo schermo non è certo perché sono nati da scelte di marketing e basta. Qualsiasi serie può essere un’ottima vincitrice, ma sono poche quelle che sanno avere successo semplicemente raggiungendo lo step successivo, ovvero il lasciare un lascito per chi verrà dopo.

All’alba, o forse un po’ prima, della terza stagione noi fan sogniamo semplice coerenza. Vogliamo vedere anche una vittoria, perché comunque provare gioia insieme ai tuoi idoli è piacevole, ma siamo sicuri che il nuovo percorso in Premier League del Richmond e di Ted Lasso sarà speciale. Speciale come i suoi uomini, come i sentimenti che provano l’uno per l’altro, come l’emozione che aleggia nel gruppo. Alla fine a parlare sarà il campo, ma a giudicare saremo noi. E tra vincenti e sconfitti, sapremo sempre chi ascoltare: chi non rientra nei due gruppi.

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