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Ted Lasso 2 – Recensione dell’emozionante seconda stagione della comedy del momento

Non esiste un’altra serie tv come Ted Lasso. Lo avevamo intuito guardando la prima stagione (che abbiamo recensito qui), che ci aveva sorpresi come ormai raramente accade nel mondo della serialità, trasportandoci in una realtà fittizia eppure profondamente reale, un ritratto di umanità e desiderio di rivincita che metteva in risalto tutte le qualità positive dell’individuo, rappresentando una ventata di freschezza in un mondo sempre più cinico. Eppure questa seconda stagione è ancora diversa, è coraggiosa e ambiziosa, prosegue a passa spedito nella direzione che il capitolo inziale aveva iniziato a segnare. Certo, “Ted Lasso 2” non è perfetta, anzi, qualche volta inciampa, ma è squisitamente vera, in un modo così sorprendente che guardandola a volte dimentichiamo che quelli che abbiamo davanti sono personaggi inventati, che quella in cui vivono non è la nostra realtà. La vera forza della comedy Apple Tv+, nata dalla mente brillante di Bill Lawrence e fresca del trionfo agli ultimi premi Emmy, è che resta fedele ai suoi personaggi, meravigliosi, numerosissimi e sfaccettati, permettendo loro di evolvere e allo stesso tempo di sbagliare, mettersi in gioco, farsi amare.

Attenzione: la recensione contiene spoiler.

Un punto di forza che trova la sua massima rappresentazione nella straordinaria trattazione dei personaggi di Ted, Keeley e Roy, che in “Ted Lasso 2” affrontano con una sincerità disarmante i loro momenti di debolezza.

ted lasso

Ted Lasso è un protagonista anomalo, in parte perché riesce a rimanere la figura centrale di una serie che col procedere degli episodi dimostra un’impronta sempre più corale, ma soprattutto perché è fondamentalmente e intrinsecamente buono, senza per questo essere perfetto o stucchevole. L’arco narrativo di Coach Lasso in questa stagione è il più coraggioso messo in scena, perché vede mettere al centro della trama un duplice argomento tabù: la salute mentale nel mondo dello sport da una parte, la tossicità dell’immagine dell’uomo forte dall’altra. L’introduzione della figura della dottoressa Sharon Fieldstone (Sarah Niles), la psicoterapeuta assunta dall’AFC Richmond per aiutare la squadra dal punto di vista mentale, risulta organica alla trama e fin da subito assolutamente vitale per Ted Lasso 2, perché permette di sviscerare in modo ancora più convincente tutte le caratteristiche dei numerosi personaggi della serie, tra i quali il protagonista indiscusso interpretato da Jason Sudeikis. Coach Ted Lasso infatti potrebbe essere apparso in certi momenti come circondato da un’aura di positività eccessiva, quasi tossica e fastidiosa, mentre in questa seconda stagione abbiamo la possibilità di comprendere pienamente cosa si nasconde dietro il sorriso perenne di Ted, vediamo il lutto e l’insicurezza, la paura di non essere abbastanza e quella di deludere chi crede in lui. Un percorso di esplorazione del sé straordinario e credibile, che rappresenta la più grande vittoria di Ted Lasso 2 e che è reso alla perfezione da Sudeikis, che si conferma un serio pretendente anche per il prossimo premio Emmy al migliore attore in una serie comica.

ted lasso

Anche la crescita dei personaggi di Keeley Jones e, soprattutto, Roy Kent è stata gestita magnificamente nella seconda stagione della comedy, dimostrando ancora una volta come la vera forza della serie è proprio la costruzione dei suoi protagonisti. Keeley prende ancora più consapevolezza di sé, ma soprattutto si distacca con forza da quelli stereotipi che la vorrebbero superficiale e materialista. Incoraggiante e di supporto per chiunque la circondi, Keeley in qualsiasi altra serie sarebbe stata dipinta come piena di sé e vuota, mentre in “Ted Lasso 2” diventa una donna matura ma non per questo incapace di scherzare, forte senza nascondere le sue debolezza, profonda senza per questo abbandonare ogni frivolezza. Speculare al percorso di Keeley è quello del suo fidanzato Roy Kent, che si trova a dover per la prima volta pensare alla sua vita una volta finita la carriera calcistica. Vedere Roy costretto a guardare reality in televisione, quindi tentare la strada del commentatore sportivo e infine ritrovare se stesso proprio sulla panchina di quel Richmond di cui a lungo era stato capitano in campo è un’avventura per lo spettatore, che fortunatamente si conclude con la consapevolezza che Roy Kent è cresciuto e – soprattutto – Roy Kent è felice. Meno riuscita risulta invece la gestione della relazione principale di Ted Lasso 2 negli ultimi episodi della stagione, perché rappresenta una caduta di stile da parte degli autori della serie, che fino ad allora avevano evitato di incorrere in stanchi errori narrativi come il tira e molla tra i protagonisti o l’introduzione di velati triangoli amorosi, mentre proprio verso il finale di questo capitolo hanno deciso di inserire alcuni di questi clichés banali che stonano con l’originalità e la sincerità che normalmente caratterizzano Ted Lasso.

Brillante anche la trattazione del personaggio di Nate, il cui percorso risulta fondamentale perché profondamente legato agli sviluppi della trama della serie, oltre che perché del tutto inaspettato eppure perfettamente organico. Chi avrebbe mai immaginato che il timido, insicuro Nate sarebbe diventato l’antagonista principale di Ted Lasso? Quella del ragazzo diventato allenatore è una parabola discendente ma realistica, la rappresentazione del terrore di chi si è sempre sentito invisibile e all’improvviso è qualcuno, ma vive nella paura di scomparire di nuovo, un timore costante che arriva ad avere la meglio su qualsiasi altro istinto, che brucia i legami e distorce la realtà, che porta alla solitudine e all’amarezza. Abbiamo odiato Nate profondamente, gli abbiamo dato dell’ingrato e del traditore, ma in quel suo sfogo finale con Ted abbiamo visto per la prima volta il mondo dai suoi occhi e sebbene non si possa arrivare a giustificare le sue azioni, non si può negare che un po’ lo abbiamo capito, che le sue insicurezze non sono poi così distanti dalle nostre.

Ted Lasso 2 è ambiziosa non soltanto nella gestione dei suoi protagonisti, ma soprattutto nell’inedita trattazione di tematiche controverse nel mondo dello sport, nonché nella società in generale. Se la prima stagione del capolavoro Apple Tv+ ha giocato sul sicuro, rimanendo dentro i confini pur labili della comedy, il secondo capitolo non soltanto si posiziona con forza all’interno del genere della dramedy, ma lo fa operando una critica puntuale di tutto quanto viene trattato nella narrazione. Vediamo quindi sviscerata la questione della salute mentale nel mondo dello sport attraverso non solo le crisi di panico di Ted, ma soprattutto nella naturalezza con cui i calciatori del Richmond si presentano nello studio della dottoressa Sharon, osserviamo il tema del lutto e delle relazioni familiari venire trattato ampiamente (in particolare nel meraviglioso discorso speculare tenuto da Ted e Rebecca durante il funerale del padre di quest’ultima), mentre anche la politica non viene esclusa dagli schermi, soprattutto grazie alla costante esplorazione del personaggio di Sam Obisanya e della sua relazione con il suo paese d’origine, che viene mostrata nelle sue complesse contraddizioni. Se per una parte di pubblico questo parziale cambio di toni può apparire stucchevole o non necessario, rimane la convinzione che “Ted Lasso 2” abbia avuto successo nel suo intento, trasformandosi da comedy originalissima a dramedy matura eppure sempre divertente.

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Il secondo capitolo dell’ultima fatica di Bill Lawrence conferma la qualità eccezionale già mostrata in precedenza, prendendosi qualche rischio in più e cercando di allargare sempre di più il focus della narrazione. Non tutte le storyline trattate sono state sviluppate adeguatamente, ma in generale “Ted Lasso 2” è una stagione magnifica, che ripaga l’ambizione e la dedizione di tutti coloro che ci hanno lavorato e che si conferma come il vero prodotto di punta di Apple Tv+, un gioiello di rara bellezza che non ha ancora avuto il successo che si merita in termini di ascolti, ma che è destinato a farsi largo fino all’Olimpo delle migliori commedie televisive di tutti i tempi. In attesa della terza stagione, fortunatamente già confermata, non possiamo che lodare ancora una volta Bill Lawrence e Jason Sudeikis, ringraziandoli per averci regalato il più grande eroe della contemporaneità: Ted Lasso, l’uomo buono che non ha paura di sbagliare.

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