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Non vedevamo un crime drama come Task da moltissimo tempo

ATTENZIONE: l’articolo potrebbe contenere spoiler su Task!!

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Nel 2021 si affacciava alle reti televisive un poliziesco che faceva venir voglia di rispolverare il genere in tutte le sue declinazioni morali e antropologiche. Omicidio a Easttown era ambientato in una cittadina sperduta della Pennsylvania, una di quelle che sembrano partorite dalla fantasia di Stephen King (che, a proposito, ha elogiato Task): avvolte dalla nebbia, permeate di mistero, intrappolate in una rete di sospetto e diffidenza. Alcune presenze risultano agghiaccianti, negli scambi di sguardi c’è sempre un qualcosa di paralizzante e si ha costantemente la sensazione che ci siano segreti indicibili dietro la coltre sottilissima di apparenze. Nello show di Brad Ingelsby con Kate Winslet, la protagonista riapre un vecchio caso di cronaca nera.

In Omicidio a Easttown ci sono tutti gli ingredienti per un buon giallo: un mistero irrisolto, una cittadina sperduta nel cuore della Pennsylvania, vecchi segreti che riemergono e una protagonista affascinante. Quel che però saltava agli occhi degli spettatori non era tanto la maniera in cui questi elementi venivano dosati all’interno della storia. La cosa veramente interessante di Omicidio a Easttown era assistere al lento di spiegarsi delle fragilità dei protagonisti, che poco alla volta emergevano in mezzo ai nuovi indizi sul caso.

Tom Perphley è Robbie in Task
Amazon Prime Video

Il giallo da risolvere diventava perciò secondario. Il dramma interiore della protagonista occupava invece il cuore della vicenda.

Il personaggio di Kate Winslet, con il suo matrimonio finito male, una perdita da assimilare e fragilissimi equilibri familiari da mantenere, era il vero obiettivo di Brad Ingelsby, che ci ha costruito attorno una storia in grado di scalfire la crosticina superficiale e andare al cuore vero del dramma. Quando abbiamo letto che il creatore di Omicidio a Easttown sarebbe tornato sulla scena con una serie tv crime targata HBO, le aspettative sono subito state alte. Anche perché, tra i nomi coinvolti nel progetto, c’erano quelli di Mark Ruffalo e Tom Pelphrey, due attori che hanno sempre interpretato con un certo coinvolgimento emotivo il proprio ruolo.

Così Task è sbarcata su Sky Atlantic e ci ha messo poco a farci capire che tipo di spettacolo voleva essere. Non si è allontanata molto dall’ambientazione di Omicidio a Easttown. Siamo sempre in Pennsylvania e, anche se le vicende di Task si svolgono a Philadelphia, la città vera e propria non compare quasi mai. La storia si sviluppa nelle periferie, lì dove il confine tra agglomerati urbani è molto più sfumato e la natura inchioda l’uomo alla sua finitezza. In Task c’è una relazione profonda tra uomo e ambiente circostante. Una relazione che si gioca sul piano simbolico e che è a tutto sfavore dell’uomo, un essere insignificante al cospetto della maestosità della natura, costretto a farsi largo tra forze avverse per sopravvivere.

Grasso e Tom incontrano i Dark Hearts
HBO

Il ruolo del paesaggio circostante gioca un ruolo fondamentale.

Magari non ai livelli di Untamed – altro crime recente ben fatto, che si può trovare su Netflix – dove esiste una visibile sproporzione tra personaggi e scenografia. Però è un aspetto che comunque caratterizza l’essenza di Task. L’immagine di apertura della serie ritrae degli uccellini che volano al di là della finestra. Sembra un dettaglio rilevante, una semplice cornice d’apertura, invece è un elemento che si carica di un grande significato simbolico. Gli uccelli sono da sempre simbolo di libertà e spiritualità e Task cerca una via di accesso a entrambe le cose. Sono anche un simbolo ricorrente quando si tratta di rappresentare l’anima e la sua trascendenza, il passaggio tra la vita e la morte. Task affronta tutti questi temi. Compie un viaggio umano e spirituale attraverso fede, religione e perdono per approdare a una nuova vita.

È come il viaggio attraverso il bosco di cui parlavamo nella recensione al quinto e al sesto episodio. I personaggi di questa serie sono un groviglio di reticenze, traumi irrisolti, ansie e paure da cui cercano di venire a capo. L’unico modo per intravedere una via d’uscita è immergersi nel bosco – simbolo dei nostri più oscuri traumi interiori – e venirne fuori, se si ha la forza per farlo. Task è una lotta alla sopravvivenza, materiale e spirituale. I suoi personaggi sono precipitati all’inferno e cercano una via per essere riammessi nel regno delle brave persone. Ciascuno di loro è sull’orlo di un precipizio e rischia di trascinarsi dietro tutto il proprio mondo, comprese le persone care.

Ma non stavamo parlando semplicemente di un crime? In realtà sì, ma anche no. Perché Task non è semplicemente un crime.

Task è una delle serie tv in arrivo su Sky
Credits: HBO

Come per Omicidio a Easttown, anche qui Brad Ingelsby rende la trama criminale quasi marginale rispetto alla centralità dei personaggi e delle loro vite. Task è una storia di regolamento di conti, di vendette, rapine e sparatorie. Robbie è un netturbino a cui hanno ucciso il fratello. Vive da solo con i suoi due figli e la nipote, che è in pratica quella che manda avanti tutta la baracca. Robbie si specializza in rapine in maschera nelle “case della droga”, in cui la banda dei Dark Heart nasconde droga da piazzare e soldi ricavati dallo spaccio. Per Robbie è un modo di arrotondare, ma anche una sorta di vendetta nei confronti del clan che è responsabile della morte di suo fratello.

Lui e il suo amico Cliff mettono in atto dei colpi chirurgici, che mirano a raccogliere il massimo con il minimo sforzo. Però le cose vanno male quando una di queste rapine culmina in una sparatoria. Ci sono delle vittime e un bambino rimasto senza genitori, di cui inizialmente Robbie sceglie di occuparsi. I Dark Hearts si sentono colpiti dalle perdite rimediate e si attivano per cercare vendetta. Una situazione esplosiva che spaventa l’FBI, che quindi affida a Tom Brandis il compito di mettere su una task force per acciuffare i colpevoli ed evitare che si scateni una guerra tra bande.

Tom è un uomo che sta vivendo un pesante dramma personale.

Maeve è uno dei personaggi più interessanti della serie crime targata HBO

Il suo figlio adottivo, con problemi mentali, ha ucciso sua moglie spingendola giù da una rampa di scale in un raptus di follia. Ora vive dilaniato da infiniti dilemmi morali: arrabbiato con la vita, prostrato dalla morte della moglie, ansioso di poter un giorno perdonare suo figlio, al quale vuole bene come tutti i genitori vogliono bene ai figli. La task force capita in un momento non proprio spensierato della sua vita, ma all’inizio gli vale come una scappatoia da tutti i problemi. Anche gli agenti della sua squadra sono personaggi volubili, ambigui e con un passato tormentoso da seppellire. Tra loro si nasconde anche una talpa che passa informazioni ai Dark Hearts e che cerca di convivere con il peso delle proprie scelte sbagliate.

Non c’è un personaggio banale in Task. Tutti, dal primo all’ultimo, si incamminano sul sentiero scosceso verso la ricerca di una via d’uscita dalle proprie vite asfissianti. A Ingelsby piace calarsi nelle profondità dell’animo dei suoi personaggi. Più che la trama criminale, lo attirano le sue conseguenze sulle vite dei personaggi, il modo in cui tutti loro cercano di affrontare scossoni, lutti e perdite e provano a rialzarsi. Ci sono sparatorie, inseguimenti, momenti più adrenalinici. Ma è il terreno psicologico – e qui forse anche spirituale – quello su cui si gioca la vera partita di Task.

Tutti i profili, anche quelli criminali, si confrontano con senso di colpa e aspirazione alla redenzione.

Robbie cerca di offrire una vita migliore alla propria famiglia e risparmia la vita di Tom, sperando che lui possa trovare quella libertà che invece a lui è preclusa. Perry affoga dilaniato nel rimorso, corroso dalla naturale propensione alla sopravvivenza e dall’affetto spontaneo per Jayson, al quale ha tolto la cosa più cara. Anthony Grasso soffre sulla propria pelle le conseguenze di scelte tragiche e sbagliate, Maeve viene sospinta costantemente verso un bivio che le impone scelte dolorose e Tom vive un dissidio interiore troppo profondo per poter essere interiorizzato.

Questo è il fulcro narrativo di Task, che usa l’azione e l’adrenalina come completamento di un dramma che è già di per sé appassionante. Non vedevamo un crime drama così da un sacco di tempo. La serie vive di momenti altissimi, come il viaggio in macchina di Tom e Robbie, il confronto di Grasso e Tom, alcuni dialoghi apparentemente insignificanti di Maeve col piccolo Sam. Per Task, insomma, l’etichetta di crime drama potrebbe essere addirittura riduttiva. La serie è l’odissea di un gruppo di piccoli uomini che aspirano a sentirsi ancora brave persone. Intensa, toccante, col giusto mix di azione e dialoghi: decisamente uno dei migliori crime dell’anno.