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L’evoluzione di Harvey Specter: quando il successo e il potere non sono tutto

Suits

La dirompente forza mediatica di Suits sta soprattutto l’aver indagato a fondo nel carattere e nell’animo dei suoi personaggi (qui potete trovare la classifica dei 5 migliori in assoluto), al punto che il celebre legal drama ideato da Aaron Korsh nel 2011 e terminato nel 2019 può essere considerato un riuscito esempio di bilanciata coralità, tanto nella presentazione al pubblico delle variegate personalità che animano la serie, quanto nella narrazione degli intrighi e dei colpi di scena in cui le stesse sono invischiate nel loro ruolo di brillanti avvocati del Pearson Hardman.

Tuttavia è innegabile che Suits venga automaticamente associata all’altisonante nome di Harvey Specter, il cui carisma non può fare a meno di spiccare tra tutti i personaggi della serie.

Cinico e spietato, Harvey Specter fa immediatamente breccia nel cuore dello spettatore grazie al fascino da dandy del suo interprete Gabriel Macht, alla sua ironia dissacrante, a un atteggiamento sfrontato e sicuro di sé e alla sua capacità innata di monopolizzare la scena persino con un solo, penetrante sguardo. La prima puntata di Suits ce lo presenta come socio junior del prestigioso studio legale Pearson Hardman: discepolo del socio dirigente Jessica Pearson, Harvey si trova nella posizione di avere ancora tutto da dimostrare, e sfrutta ogni possibile occasione per brillare agli occhi del suo mentore e dei suoi colleghi, fino a disattendere le direttive impartite dai suoi superiori e a spingersi al limite della legalità.

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In questa fase Jessica tende a sguinzagliare l’audacia del suo pupillo, esibendolo come una carta vincente tutte le volte in cui l’unico a poter sbrogliare la matassa è proprio il suo braccio destro. Nella maggior parte dei casi, però, è obbligata a tirare le redini della sua arroganza per rimetterlo al suo posto, ristabilendo la gerarchia.

Amante della vita mondana, del lusso e delle avventure amorose senza impegno, Harvey detesta lavorare in coppia ma suo malgrado è costretto ad assumere un assistente, ed è a questo punto che la sua evoluzione subisce una prima, determinante deviazione. Proprio l’incontro con Mike infatti, controparte del formidabile duo la cui amicizia, i cui sketch sagaci e la cui crescita hanno tenuto banco fino alla fine della serie, instilla nell’avvocato senza scrupoli che Harvey si era ormai abituato a rappresentare un sincero sentimento di affetto e protezione: un primo, flebile spiraglio trafora così la corazza di distacco e disinvoltura che nascondeva il complesso e profondo mondo interiore di Harvey.

Osannato professionista inebriato dal successo e dal potere, Harvey comincia allora a mostrare al pubblico inedite sfumature sempre più umane, che arricchiscono la sua travolgente personalità senza mai snaturarlo.

Se per certi versi quel suo impertinente protetto gli ricorda se stesso, Harvey si affeziona a Mike soprattutto per tutte quelle sue qualità che mettono in luce piuttosto le loro differenze sul modo di vedere la vita, e che lo pungolano proprio lì dove si cela ogni sua falla relazionale e professionale: un semplice apprendista, tra l’altro sprovvisto di laurea in giurisprudenza, diventa così la sua principale fonte di stimolo a migliorarsi.

Un secondo momento di svolta nell’evoluzione dello spigliato legale di New York coincide con l’improvviso abbandono da parte di Donna: la rossa segretaria tuttofare dello studio, l’unica in grado di “salvare Harvey da se stesso“, arriva infatti a un incontenibile punto di rottura, determinato dal cieco egoismo che impedisce ad Harvey di apprezzarla come meriterebbe. La scelta di Donna di anteporre per una volta il suo bene a quello del nostro protagonista, andando a lavorare per Louis, scatena nell’avvocato incontrollabili crisi di panico. Una debolezza che occulta in realtà il trauma di aver escluso sua madre dalla sua vita, dopo aver scoperto il tradimento di lei ai danni del padre.

A seguito di un rigenerante percorso terapeutico, e soprattutto grazie all’aiuto di Donna, Harvey trova così il coraggio di perdonare finalmente sua madre: comprende infatti di non aver mai smesso di volerle bene e di avere un disperato bisogno della sua presenza, sbloccando in questo modo il difettoso ingranaggio che impediva a molte sue emozioni di fluire liberamente.

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Dopo aver chiuso i conti con i fantasmi del suo passato e aver accettato in cuor suo sia il trasferimento di Jessica che quello di Mike, Harvey rimette in carreggiata il suo percorso in Suits, pronto a procedere per la prima volta senza il suo mentore e il suo discepolo. La fiducia in se stesso, gonfiata e ostentata durante le prime stagioni perché frutto di attraente ma sterile narcisismo, diviene più reale e autentica perché forgiata su una ritrovata serenità mentale che gli concede di essere fragile, e su un compromesso con il suo orgoglio che si lascia ora attraversare dai sentimenti.

Una sicurezza che lo spinge ad accettare Robert Zane come socio dirigente al suo posto, perché Harvey non è più costretto a sgomitare per catturare l’attenzione dello studio né per dimostrare quanto valga: sa già di valere, molto più di quanto potesse immaginare quando ha iniziato a muovere i primi passi come pupillo di Jessica, credendo di avere il mondo ai suoi piedi. La stessa tranquillità lo spinge a trasformare l’eterna competizione con Louis in stima e rispetto: a scendere dal suo piedistallo dorato per ricambiare l’abbraccio fraterno che il suo socio era riuscito talvolta solo a strappargli a tradimento, risvegliando puntualmente l’irresistibile sarcasmo di un uomo decisamente allergico alle romanticherie come Harvey.

A conclusione del suo cammino di crescita personale e professionale, Harvey apre finalmente gli occhi su ciò che era chiaro a chiunque nello studio, tranne che a lui: il suo amore incondizionato per Donna, di cui è sempre stato consapevole ma che riteneva di dover soffocare per timore di diventare vulnerabile, merita di essere vissuto. Un sentimento che da anni scalpitava per essere ascoltato riesce alla fine a infrangere l’ultima, impenetrabile barriera innalzata dalle manie di controllo di un acclamato avvocato che non concedeva a se stesso la libertà di essere semplicemente un uomo, e di lasciarsi davvero andare.

L’estremo atto di coraggio e ribellione che Harvey regala al suo pubblico adorante prima di dirgli addio, è la decisione di lasciare quello studio per cui un tempo sarebbe stato disposto a rinunciare a qualunque cosa, per buttarsi insieme alla donna della sua vita in una nuova, folle avventura: andare a lavorare per Mike a Seattle. Non più assillato dalla brama di primeggiare, ciò che realmente conta per lui è come diventare un avvocato migliore, al fianco dell’unica persona in grado di insegnarglielo.

Ma il motivo per cui il protagonista di Suits ci resterà per sempre nel cuore è che la più salda presa di consapevolezza su un’emotività troppo a lungo mascherata da disinteresse non finisce mai per privarlo dell’impareggiabile charme, dell’ammaliante insolenza e dell’innato ascendente che ha sul pubblico.

Tutte qualità naturali e insopprimibili che semmai dall’incredibile trasformazione del suo personaggio escono rafforzate, grazie alla sua capacità di sorprenderci con la dote che lo qualifica più di ogni altra: la sua lealtà.

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