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Le mille vite drammatiche di Eleven

Stranger Things - Eleven

Se c’è un personaggio che ne ha passate davvero tante in Stranger Things, quella è Eleven.

Seppur giovanissima, sembra che abbia vissuto tantissime vite diverse, tutte sconvolgenti sia a livello fisico che emotivo.

È stata la figlia di Terry Ivers, a lei strappata con violenza. Ha chiamato Martin Brenner “papà”, anche se in realtà era il suo carceriere. Nella prima stagione di Stranger Things è una cavia, una specie di fenomeno da baraccone che viene usato come un oggetto. Un mezzo, non un essere umano completo. Eleven, Undici, è un numero di serie, una creatura da sfruttare e portare al limite, per vedere fino a che punto può spingersi.

Non sa nulla del mondo esterno, sa a mala pena esprimersi ed è, inevitabilmente, strana.

Stanger Things

Quando riesce a evadere da quella che è, a tutti gli effetti, una prigione Eleven si trasforma in un’altra persona. Indossa dei vestiti, un’improbabile parrucca bionda e conosce l’affetto e l’amicizia dei suoi coetanei. C’è tutto un mondo fuori dal laboratorio e lei merita di conoscerlo in tutti i suoi aspetti. Se Dustin e Lucas, sulle prime, se non scettici, sono proprio ostili nei suoi confronti, l’unico che si fida ciecamente di lei è Mike. È lui, infatti, che riesce a capirla, a non spaventarla: le dimostra che esistono dei sentimenti reali, che la rendono umana.

In fondo, El è solo una bambina.

Oltre a Mike, c’è qualcuno di importantissimo, che entra nella sua vita e la cambia del tutto: Jim Hopper.

Hop è un uomo alla deriva: è sovrappeso, fuori forma, trasandato, beve troppo, mangia male e la sua casa è poco più di una baracca nel bosco. È infelice, perché ha perso tutto e l’unica cosa che gli rimane è il lavoro come sceriffo in una cittadina dove non succede mai nulla.

Il suo incontro con El cambia la vita di entrambi.

Grazie al loro incontro, Hopper capisce che c’è ancora vita e El trova il padre che non ha mai avuto: Brenner era un sadico sfruttatore, mentre Hopper le dà tutto. Il loro rapporto non è rosa e fiori, anzi, è piuttosto turbolento, ma non succede così anche nella vita reale?

Hopper pone dei freni e dei limiti a una bambina che non ha mai ricevuto una vera educazione: la cavia è libera e ha sete di libertà. Deve essere lui a limitarla, seppur nei suoi toni bruschi e burberi.

Tuttavia, quello che è chiaro fin dal primo minuto è che i due si vogliono bene, malgrado i litigi e le discussioni.

Eleven è anche una ribelle e quando fugge, lo fa in grande stile: insieme alla sua sorella spirituale Kali scopre l’ennesimo lato di se stessa che non credeva di conoscere.

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Il suo vocabolario si amplia, come le sue esperienze di vita, ma non vengono mai meno i sensi di colpa nell’usare i suoi poteri nel bene e nel male. Eleven ha una coscienza che sa gridare molto forte e quella coscienza le suggerisce le cose giuste da fare.

Nella terza stagione di Stranger Things El è, per qualche tempo, quello che è: un’adolescente. Frequenta il centro commerciale, ha degli amici, un fidanzato e un padre brontolone che non smette mai di preoccuparsi per lei. El è entrata in quella turbolenta fase della vita in cui tutto è amplificato: dai sentimenti alle reazioni delle cose della vita.

Purtroppo per El (e questo sarà una costante per il resto della sua vita, probabilmente), lei non è un adolescente come tutti gli altri, infatti, la sua felicità spensierata dura pochissimo. Come un agnello sacrificale, continua a immolarsi per salvare il mondo, gli amici, perfino per redimere il selvaggio Billy Hargrove che, grazie a lei, ritrova la propria vera natura.

Ma è sul finale di stagione di Stranger Things che si assiste all’ennesima evoluzione drammatica di El: messa faccia a faccia con la crudele realtà dei fatti e cioè la perdita tremenda di quello che è, a tutti gli effetti, un padre, deve reinventarsi.

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Trova una famiglia nuova, quella di Will, Joyce e Jonathan che l’accolgono tra di loro. Deve lasciare Hawkins e tutti i suoi amici, i suoi affetti, ma il suo cuore è con Hopper e, di certo, non potrà più essere la stessa.

Lontano da Hawkins, dal suo passato, perfino da Mike, forse potrà trovare un’identità che al momento pare irrimediabilmente perduta.

Come l’araba fenice, Eleven sopporta tragici eventi con la forza di un colosso, reinventandosi e cambiando ogni singola volta.

Leggi anche – Stranger Things: Cosa non ha funzionato nella terza stagione

Written by Bruna Martinelli

Laureata in lingue e letterature straniere, impiegata, moglie e mamma felice. Appassionata di serie tv, viaggi, musica, cucina. Scrivo di tutto, da sempre, per tutti. Non prendetemi mai sul serio, non lo sono quasi mai.

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