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Ora possiamo dirlo: questa storia del prequel teatrale di Stranger Things è stata gestita malissimo

Henry nel finale di Stranger Things

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sul finale di Stranger Things.

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Non stiamo raccontando niente di nuovo: il finale di Stranger Things è piuttosto controverso. In una scala che va dal finale osannato di Breaking Bad alla criticatissima conclusione di Game of Thrones, si pone un po’ a metà del guado. È innegabile, però, che siamo ben oltre lo 0,5% di probabilità che non sarebbe piaciuto al grande pubblico. Così, almeno, sostennero alla vigilia i Duffer, e fummo facili profeti nell’immaginare che una frase del genere avrebbe rischiato di generare un pericolosissimo effetto boomerang.

Noi, dal canto nostro, ci siamo espressi a riguardo con più voci: sarebbe un errore bocciarlo impietosamente, ma è altrettanto sbagliato promuoverlo a priori. Il finale di Stranger Things ha pregi e difetti, e l’abbiamo sottolineato in diversi approfondimenti. Parliamone, ma almeno un punto sembra mettere d’accordo tutti: la questione del prequel teatrale è stata gestita malissimo.

Non è ancora chiaro cosa sia successo esattamente: cosa ha portato alla nascita di The First Shadow, uno spettacolo che ha in qualche modo penalizzato l’atto conclusivo di una delle serie tv più popolari dell’ultimo decennio? Ma soprattutto: perché è stato gestito così? Quella che rimane a posteriori è, in ogni caso, la sensazione che lo spettacolo teatrale, incentrato soprattutto sulle origini di Henry Creel e su cosa l’abbia poi portato a trasformarsi in Vecna, sia arrivato al momento sbagliato. Ovvero: prima dell’ultima stagione di Stranger Things.

Perché sosteniamo ciò? Approfondiamo la questione.

1. Il mistero di Henry Creel nell’ultima stagione di Stranger Things

Henry in una scena di Stranger Things 5
Credits: Netflix

Il motivo, d’altronde, è presto detto: nel corso dell’ultima stagione di Stranger Things, siamo intervenuti in due situazioni differenti per fissare alcuni concetti chiave. Concetti sfuggiti agli spettatori, e il punto è proprio questo: il problema non è la scarsa attenzione di chi ha guardato la serie tv, ma il fatto che alcune informazioni siano state semplicemente omesse. Omesse e riservate allo spettacolo teatrale, considerato a tutti gli effetti un prequel canonico di Stranger Things. Il nostro intervento è arrivato in due circostanze: dopo il Volume I e dopo il Volume II.

Entrambe le questioni riguardano Henry Creel, ovviamente.

In un pezzo abbiamo illustrato più in generale la trama dello spettacolo, spiegando così una scena fondamentale che coinvolge Max nella mente di Vecna. La sua “irruzione” negli anni in cui Henry aveva a che fare direttamente con Joyce Byers e altri personaggi chiave aveva un grandissimo potenziale, e non è un caso che avessimo evocato la questione anche in una teoria sul finale. Purtroppo, però, è stata poi tralasciata totalmente negli episodi successivi. Questo ha creato non poca confusione in chiunque non avesse idea di quanto fosse stato raccontato nello spettacolo teatrale.

La seconda è, se possibile, ancora più rilevante: nel corso della “fuga da Camazotz”, infatti, la “solita” Max, stavolta insieme a Holly, si imbattono in un ricordo traumatico dell’infanzia di Henry. Da piccolo, infatti, si ritrovò a uccidere un uomo dopo essersi imbattuto in lui all’interno di una caverna vicina a casa sua. La caverna è la stessa che “proteggerà” poi a lungo Max, visto che Vecna è bloccato dal trauma e non riesce ad accedervi: si parla, quindi, di un elemento centrale di trama. Così come è centrale il fatto che l’uomo ucciso dal piccolo Henry sia una spia russa e, soprattutto, abbia con sé una valigetta dal materiale a dir poco pericoloso. Quel materiale, infatti, rappresenta la chiave d’accesso al Mind Flayer. Il piccolo Henry entrerà così a contatto con l’entità malefica, uscendone profondamente cambiato.

Una storia suggestiva, senz’altro: avrebbe meritato un focus specifico. La scelta fatta per l’ultima stagione di Stranger Things, però, è un fragile compromesso che finisce col scontentare tutti. Scontenta chi ha visto o conosce la trama dello spettacolo e avrebbe voluto saperne di più. Ma scontenta pure chi è invece ignaro di tutto ciò: si ritrova con una manciata di informazioni frammentate e illeggibili, senza informazioni esterne a supporto.

2. L’opportunità sprecata dall’ultima stagione di Stranger Things

Stranger Things 5
Credits: Netflix

I Duffer hanno, in sostanza, disatteso la promessa iniziale. Avevano annunciato che la visione dello spettacolo teatrale non sarebbe stata imprescindibile per comprendere cosa sarebbe successo nell’ultima stagione di Stranger Things, ma così non è stato. Affatto. Non da questo punto di vista, almeno. Al contrario, due scene fondamentali hanno avuto bisogno di spiegazioni approfondite per essere comprese, senza manco essere sviluppate oltre nella serie. Se non è un disastro, poco ci manca. Anche perché lo spettacolo teatrale non è in alcun modo accessibile, se non per pochi: ha avuto repliche a New York e Londra, e non è stato possibile vederlo in streaming su Netflix o da nessun’altra parte.

A conti fatti, è più che comprensibile l’amarezza e la frustrazione palesate da buona parte delfandom. Anche perché parliamo di un filone di trama che avrebbe arricchito non poco il finale di Stranger Things, meglio ancora se con sviluppi imprevedibili che avrebbero potuto riscrivere in modo convincente parte della mitologia della saga. La scelta di campo, invece, è stata diversa: quasi fosse un impiccio da affrontare e di cui liberarsi quanto prima, l’intera storyline è stata relegata a una manciata di scene, tagliate sul più bello. Sul momento in cui Henry apre la valigetta ed entra a contatto per la prima volta col Mind Flayer, dopo aver dimostrato che un lato oscuro albergasse già in lui da prima. Un momento speciale, ma a un certo punto è arrivato il buio: non del male, ma di un montaggio inopportuno che ci ha privato di un gran momento di televisione.

3. E se avessero riservato tutto a un futuro prequel televisivo?

Stranger Things 5, una delle serie tv da vedere questa settimana
Credits: Netflix

Insomma, non ci sentiamo di giustificare in alcun modo la scelta. Anche perché sembra piuttosto evidente che il finale di Stranger Things sia propedeutico, pure in tal senso, alla nascita di un futuro prequel. Prequel che al momento è solo un’idea nostra e dei fan, ma che avrebbe tutto il senso del mondo. Si parlerebbe, ipoteticamente, di una serie tv in cui potremmo ricostruire gli eventi dello spettacolo teatrale, entrando molto più nel dettaglio. E si potrebbe poi sviluppare oltre la questione,creando magari i presupposti per un ritorno futuro di Jamie Campbell Bower.

Non sarebbe male, affatto: il prequel avrebbe ogni caratteristica possibile per brillare e, potenzialmente, attirare l’attenzione di un pubblico diverso rispetto a quello che ha accompagnato l’epopea della serie madre. Ciò, però, amplificherebbe ancora più il disappunto: perché negarci un grande momento in uno dei finali più attesi degli ultimi anni, in nome di un potenziale progetto futuro?

Già, perché? Con ogni probabilità, se lo sarà domandato anche chi ha visto l’ultima stagione di The Handmaid’s Tale. Anch’essa è strutturata per favorire il già programmato sequel, e la scelta ha depotenziato più di una puntata.

Purtroppo, però, questa epoca seriale funziona così, nel bene e nel male. Se da un lato è sacrosanto tenere aperte delle porte per sviluppare progetti futuri, dall’altro diventa un problema se va a discapito del finale stesso della serie madre.

Così è stato per Stranger Things, almeno da questo punto di vista. E in questo scenario l’esistenza dello spettacolo teatrale è altrettanto deleteria: rovina le sorprese che avrebbero riservato molte delle trame con Henry negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, rischiando di depotenziare anche l’eventuale prequel futuro. E allora diciamolo e basta: questo spettacolo ha creato un sacco di problemi. Soprattutto perché è stata gestita male nella seconda fase. Quel che è fatto è fatto, ma l’auspicio è che possa rappresentare un esempio per non ripetere un errore del genere in futuro.

Antonio Casu