Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler su Stranger Things.
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Ormai sta per calare definitivamente il sipario su Stranger Things. Il momento è senz’altro quello giusto, ma ciò non significa che siamo pronti a dire addio a questa serie targata Netflix. Eppure, una cosa è certa. Anche se ormai siamo arrivati alle battute finali, Stranger Things non smette mai di sorprenderci. Anzi, i primi quattro episodi della quinta stagione hanno dimostrato che la serie ha ancora molti colpi in canna da giocarsi. Non solo a livello di trama, ma anche di costruzione dei personaggi e delle relazioni. Fino alla fine, la serie dimostra una capacità fuori dal comune nello sviluppare i singoli personaggi e le dinamiche di gruppo, facendoli evolvere in maniera credibile e naturale. Se vi interessa, potete leggere le nostre pagelle di tutti i personaggi.
In particolare, la quinta e ultima stagione di Stranger Things sembra aver finalmente investito spazio e tempo in un personaggio che, nonostante sia uno degli originali, fino a questo momento era rimasto relegato in secondo piano. Stiamo parlando di Lucas Sinclair, interpretato dal talentuoso Caleb McLaughlin.
Come la quinta stagione di Stranger Things ci sta dimostrando in maniera inequivocabile, i ruoli che i vari personaggi ricoprono all’interno delle campagne di D&D non sono affatto casuali. È ormai chiaro che il percorso affrontato nelle precedenti stagioni da ciascuno dei ragazzi li stesse progressivamente portando a diventare lo specchio dei loro ruoli di D&D nella vita reale. Se guardiamo le cose da questa prospettiva, dunque, forse non è un caso che quello di Lucas sia uno dei ruoli meno definiti all’interno dell’universo di D&D.
Sin dalla prima stagione, ci viene detto che il ruolo di Lucas è quello di ranger. Un ruolo difficile da giocare, in quanto racchiude in sé caratteristiche proprie di altri ruoli, ma in misura minore. Una sorta di ibrido, dunque, che può essere sviluppato in molti modi diversi e che diventa davvero utile solo quando il giocatore impara a sfruttarlo al meglio.
Forse è proprio questo che, in maniera più o meno consapevole, i fratelli Duffer da un lato e Lucas dall’altro hanno cercato di fare nel corso delle cinque stagioni di Stranger Things.
Sin dalla prima stagione di Stranger Things, Lucas si è distinto come il più pragmatico tra i membri della compagnia. Invece di lasciarsi andare all’immaginazione come i suoi amici, Lucas cerca di considerare gli aspetti più concreti delle varie situazioni. Spesso si dimostra scettico, non con l’obiettivo di tarpare le ali ai piani dei suoi amici, ma di tenerli al riparo dai rischi dei loro voli pindarici, anche a costo di diventare impopolare. Lucas, ad esempio, è stato l’unico a non fidarsi subito ciecamente di Undici e a mostrarsi circospetto nei confronti della bambina. Proprio questa sua tendenza a rimanere coi piedi per terra è stata ciò che lo ha portato a non trovarsi quasi mai al centro dell’azione. Non per mancanza di coraggio, ma per essere sempre pronto a coprire le spalle degli altri.
È innegabile che l’arrivo di Max abbia contribuito in maniera fondamentale alla crescita di Lucas. Eppure, in questo caso più che mai, la relazione con l’altro ha finito con l’oscurare il personaggio. Ad un certo punto, infatti, Lucas sembrava esistere solo in funzione della sua storia con Max. In quest’ottica, il punto più basso è stato raggiunto nella terza stagione di Stranger Things, quando il personaggio, così promettente nelle prime due stagioni, è stato praticamente relegato al ruolo di spalla comica a causa dei suoi tira e molla con la ragazza.
Nella quarta stagione di Stranger Things, abbiamo visto Lucas accantonare per la prima e unica volta la lealtà verso i suoi amici, scegliendo per sé un percorso diverso.
Una volta guadagnata, però, la lealtà di Lucas è difficile da perdere. Infatti, il ragazzo ha continuato imperterrito a vegliare su Max, presa di mira da Vecna, e a coprirle le spalle quando lei stessa non lo voleva. E, tuttavia, non è riuscito a salvarla. È stato a questo punto che Lucas ha cominciato davvero a mettersi in gioco e in discussione.
Forse, il motivo per cui Lucas ha tardato così tanto ad emergere come protagonista a tutti gli effetti e a ritagliarsi un suo spazio risiede proprio nelle caratteristiche che sin dall’inizio hanno caratterizzato il personaggio stesso. Non è altro che un effetto della sua incrollabile lealtà. Una lealtà che lo ha spesso portato ad affiancare fedelmente gli altri, piuttosto che a prendersi il centro della scena. Ora, però, Lucas sembra aver compreso che le sue capacità vanno ben oltre quelle di un comprimario. Il dolore, il distacco momentaneo dagli amici, il rischio concreto della perdita: tutte queste esperienze sono state necessarie e fondamentali affinché Lucas crescesse e maturasse una maggiore consapevolezza di sé.
In questa quinta stagione di Stranger Things troviamo finalmente un Lucas più coraggioso, più altruista, decisamente più protagonista.
Come un pannello di una carta da parati, Lucas si sta staccando dal fondo della stanza in cui è sempre stato relegato come personaggio comprimario per prendersi, finalmente, un po’ della luce che merita e che in questa stagione ci auguriamo possa investirlo. Lo vediamo più partecipe, più coinvolto, più propositivo. Addirittura, lo ritroviamo alla guida di una spedizione per salvare un gruppo di bambini dalle grinfie di Vecna. Un esempio significativo del cambiamento avvenuto in Lucas lo abbiamo avuto nel secondo episodio di Stranger Things 5. In seguito al rapimento di Holly, è Lucas a capire che il ritorno di Vecna coinciderà con la data in cui tutto è cominciato: il 6 novembre. Ormai l’istinto ha preso il posto dello scetticismo incondizionato.
Atletica e Percezione, Intuizione e Investigazione, Furtività, Natura e Sopravvivenza: queste sono le qualità che contraddistinguono un ranger. Così come la capacità di attaccare a distanza, di combattere nelle retrovie, ma anche corpo a corpo se le circostanze lo richiedono. E arrivati alla quinta stagione, Lucas sembra aver finalmente capito come bilanciare tutte queste qualità. Ha compreso che la lealtà non deve diventare rigidità o annullamento di sé. Che il pragmatismo non deve per forza sfociare nello scetticismo ed escludere l’intuizione. Ha capito che per aiutare i suoi amici ormai non basta più semplicemente evitare che gli altri si facciano del male: serve partecipare attivamente alla lotta.






