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I Binari della Vita: Snowpiercer, ma con un cast italiano su un treno sgangherato

Con tutta probabilità, nessun individuo sano di mente proverebbe a condurre l’esperimento che stiamo per portare avanti noi oggi. Eppure, eccoci qui. Freschi dalla terza stagione di Snowpiercer (qui trovate la nostra recensione del finale di stagione), abbiamo riflettuto a lungo sugli elementi che ne hanno fatto una serie all’inizio tanto amata e poi osteggiata dal pubblico. Siamo giunti alla conclusione che la prima stagione ha conquistato l’attenzione degli spettatori per la critica sociale, per i personaggi intelligenti e sfaccettati (qui i migliori) e per l’intrigante tentativo di spiegare come sia riuscita l’umanità a ricreare una società all’interno di un enorme treno a moto perpetuo, in seguito al congelamento di tutta la superficie terrestre.

Dunque, ci siamo chiesti: e se fosse stato un regista italiano e non il sudcoreano premio Oscar Bong Joon-ho a dare vita a una serie come questa? E se avesse scelto un improbabile cast di attori italiani per fare parte della sua innovativa produzione e li avesse selezionati appositamente per dare un tono diverso agli episodi? Avrebbe probabilmente intitolato la serie I binari della vita, dando un’anticipazione della drammaticità di una vicenda che trae ispirazione da una storia vera e contrastando poi tale tragicità con una sceneggiatura che predilige una patina di black comedy, essenziale in tutte le critiche sociali che si rispettino.

daveed diggs

Avrebbe prodotto una serie impossibile da trasmettere in prima serata sulla Rai, e non avrebbe rinunciato a tutti quegli elementi che, come abbiamo visto, hanno contribuito al successo di Snowpiercer.

Partiamo con il dire che questo regista nostrano avrebbe sicuramente avuto la lungimiranza di scegliere uno di quei lunghissimi e affollatissimi treni parcheggiati a Roma Termini e diretti a Napoli Centrale. Proprio uno di quelli che, nell’orario di punta, assomigliano più a un carro bestiame che a un convoglio ferroviario. Uno di quelli appena partiti dalla stazione in piena estate con i suoi classici 35 minuti di ritardo e 50° all’interno, strapieno di persone di tutte le età e nazionalità che, pur di trovare uno spazietto a bordo e non perdere un’altra volta l’ultima coincidenza, si sarebbero venduti anche la nonna. Nella carrozza di testa, girovagando tranquillo in uno degli unici vagoni con l’aria condizionata funzionante, ci sarebbe stato anche il suo fiero ideatore, la versione italiana del signor Wilford (il signor Carmine), interpretato per l’occasione da un elegante ma appositamente kitsch Biaggio Izzo.

Vestito di tutto punto per dare l’idea di un magnate orgoglioso delle sue doti lavorative, nel suo magniloquente napoletano si sarebbe vantato con gli altri passeggeri della carrozza refrigerata, di aver fatto realizzare un treno incredibile come quello, così lungo da riuscire a trasportare migliaia di passeggeri anche oltre la capienza massima di un normale regionale. Avrebbe osservato gli altri passeggeri venerarlo e ritenersi davvero fortunati per aver avuto l’opportunità di trovare un posto a sedere in mezzo a tutto quel marasma di persone, bagagli e sedili sporchi, e di averlo per di più trovato senza sudare anche l’acqua del battesimo.

Ma nel frattempo, visto il degrado comune in cui versano tutti gli altri ospiti della locomotiva, considerata ormai un “unico grande Fondo“, la situazione sta sfuggendo di mano ai controllori. Una spaventata e trafelata Carolina Crescentini, nei panni dell’operatrice di Trenitalia Mafalda, percorrerebbe tutta la lunghezza del treno avanti e indietro tentando di reprimere risse tra giovanissimi con musica a tutto volume nelle casse e signori di mezza età che gli gridano di indossare delle stramaledette cuffie. Si ritroverebbe disgustata a guardare alcuni passeggeri pulirsi le unghie dei piedi a bordo come se nulla fosse, e ad ascoltare osservare di donne dalla voce acuta schiamazzare e spettegolare le une con le altre in preda a colpi di calore dovuti alla mancanza di aria condizionata. Perché non lanciare loro del mangime? Penserebbe. Ma poi si fermerebbe subito per trarre un respiro profondo. Vergogna. Non posso macchiare l’onore della carica che ricopro.

Snowpiercer

E come gestirebbe la voce, sparsa da un rapidissimo passaparola, che in due delle carrozze di testa invece sono presenti condizionatori funzionanti, bagni non intasati e tendine non strappate per ripararsi dal sole cocente del pomeriggio?

A scoprire l’ingiustizia e mettere in giro la voce per far appositamente arrabbiare i passeggeri, spingendoli a ribellarsi contro i limiti di un sistema che li vuole sudati e privi delle energie necessarie per pensare, ci sarebbe un carichissimo Luca Bizzarri (il nostro Layton italiano). Anche qui, visto l’amore che nutre ancora per il personaggi di Luca Nervi in Camera Café, avrebbe lo stesso nome e tenterebbe di fomentare le masse al grido di “romperemo i m****i al capotreno!

Ma dopo aver messo in subbuglio tutti i vagoni in cerca di qualcuno con cui prendersela per il disordine, il disagio e il caldo, si troverebbe davanti una Paola Cortellesi in tuta da lavoro, nei panni del capo del dipartimento di pulizia Melania, pronta a qualsiasi cosa pur di mantenere l’ordine su un treno che, nel frattempo, per l’incapacità di due macchinisti appena assunti su raccomandazione, sta accumulando altro ritardo. In Melania, Luca troverebbe una temporanea alleata contro le ingiustizie di Trenitalia. Lei, con il suo sguardo determinato e convinto, il suo sturalavandini di ultima generazione e i suoi guanti ruvidi come carta vetrata, inizierebbe a sturare i gabinetti, attirandosi le simpatie dei Fondai e, dunque, della maggior parte dei passeggeri del treno. Questi inizierebbero a dirigere il loro odio contro il signor Carmine in testa alla locomotiva.

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Dopo tutto il tempo passato in piedi o seduti scomodi su un treno che sembra non arrivare mai a destinazione, uno o due bagni agibili in più sarebbero un’ottima conquista per i passeggeri, per quanto dovrebbero tentare di raggiungerli senza giocare ad “Acchiappa la talpa” con i piedi delle altre persone. 

I binari della vita sarebbe una produzione con un budget davvero basso, facile da realizzare e perfetta per lo spettatore medio che ha voglia di qualcosa di realistico ma non troppo, che vuole provare il brivido di sapere cosa significhi viaggiare su un regionale affollato ma che poi potrà facilmente tornare a muoversi nei suoi comodi e ariosi treni ad alta velocità. 

Se si considera l’eterno ritardo dei treni regionali sulla tratta Roma-Napoli, ecco qui che appare decisamente credibile, infatti, che l’agonia affrontata dai nostri protagonisti italiani possa in realtà durare per anni come quella dei passeggeri dello Snowpiercer. E se fosse così?

Forse tornare al mulo come mezzo primario di locomozione non sarebbe poi tanto una pessima idea.

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