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Skam Italia 4, la recensione: un nostalgico, ultimo saluto all’adolescenza

skam italia 4

I cento giorni prima della maturità, il suono dell’ultima campanella, la promessa di rivedersi ancora. I segnali che preannunciano la fine dell’adolescenza vengono disseminati in Skam Italia 4 pian piano, episodio dopo episodio. Non ci accorgiamo nemmeno della loro presenza: sono di passaggio, affiancati da litigi e incomprensioni, compiti in classe e primi amori.

Prima di addentrarmi nella recensione di quella che – per il momento – è l’ultima stagione del teen drama italiano, vorrei fare una premessa. Di serie tv di altissima qualità in Italia ce ne sono parecchie, ma non tutte riescono a ritrarre con fedeltà e realismo le nuove generazioni. Skam Italia, tuttavia, è l’eccezione. L’ambizioso remake della versione norvegese, diretto da Ludovico Bessegato e prodotto da Cross Productions, si è rivelato ancora una volta un grandissimo successo. E non solo a livello tecnico.

Leggera e spontanea, la serie tv è intrisa di un simbolismo profondo ed è caratterizzata da una sceneggiatura impeccabile attraverso la quale si mettono in luce problematiche e temi delicati, senza mai sminuirli. È uno show eccezionale, un vanto italiano che non ha nulla da invidiare a tante serie tv straniere dai nomi più altisonanti.

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Fatta questa premessa, torniamo alla recensione della quarta stagione. Protagonista di questo nuovo capitolo è Sana, una brillante ragazza musulmana da sempre in lotta contro i pregiudizi e i luoghi comuni legati alla sua religione. Attraverso i suoi occhi viviamo la pressione sociale, il primo amore, le inimicizie e il rapporto con la famiglia, scoprendo un’adolescenza priva di eccessi ma ugualmente complessa. Giudicata e schernita per il suo credo religioso, la ragazza cerca quindi un equilibrio tra i propri valori e le passioni tipiche dell’età adolescenziale.

Attraverso la storia di Sana, Skam Italia 4 cerca così di sensibilizzare il pubblico sul tema del razzismo e della libertà di culto.

La religione, tuttavia, non diviene il tema principale della serie tv ma lo strumento per approfondire l’aspetto psicologico e sociale della protagonista e dei personaggi a lei vicini. Circondata dalla mondanità romana, dalla superficialità adolescenziale e dagli stereotipi associati alla sua fede, la ragazza prova un senso di smarrimento che non riesce a comprendere, né a giustificare. Il teen drama italiano si trasforma così in un racconto di formazione.

All’educazione sentimentale si accosta anche quella culturale. Sana matura, impara dai propri errori e cerca di rispondere ai dubbi e alle perplessità di chi non conosce gli usi e le abitudini della comunità islamica. Ribellandosi ai giudizi e alle critiche a lei rivolte unicamente perché musulmana, la protagonista dimostra cosí la propria forza e, soprattutto, la propria libertà di scelta.

Skam Italia 4 porta a termine la rivoluzione culturale iniziata due anni prima, e lo fa con eleganza e professionalità.

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Affiancato dalla scrittrice Sumaya Abdel Qader (qui le sue dichiarazioni), Bessegato scrive infatti una sceneggiatura impegnativa e toccante, capace di approfondire il personaggio di Sana e di fornire il suo punto di vista con più coerenza e realismo possibile. La voglia di indipendenza si accosta così al brivido del primo amore, mentre il cuore – bisognoso di attenzioni – mette a dura prova la spiritualità della ragazza.

La storia di Sana è fittizia, ma racconta con accuratezza l’esperienza di molte donne musulmane criticate per il loro abbigliamento o per i valori in cui credono. Attraverso Sana viene così attuata una denuncia sociale verso chi non rispetta la libertà di culto altrui, basandosi unicamente su giudizi gratuiti e stereotipi generati da ignoranza e superficialità.

Vivendo la propria fede apertamente, la protagonista scardina i pregiudizi legati all’Islam. Ciò avviene anche mediante l’uso di un capo d’abbigliamento comune tra le donne musulmane, l’hijab, che non assume soltanto un ruolo spirituale ma è usato per esprimere la propria femminilità. Diviene un simbolo femminista, del quale Sana va totalmente fiera.

L’educazione e la cultura divengono così gli strumenti privilegiati per distruggere l’ignoranza e i preconcetti.

Skam Italia 4 non si occupa soltanto della storyline della protagonista ma, abilmente, si destreggia tra le vicende degli altri personaggi ai quali è garantito un moderato approfondimento, nonché un degno lieto fine. Ogni ruolo si rivela così fondamentale per la crescita di Sana, la cui interpretazione è eccellente. Beatrice Bruschi, insieme all’intero cast, ci regala infatti un’ottima performance in cui è evidente l’impegno e l’intenso studio del personaggio.

Sebbene la storia sia quasi del tutto fedele alla versione originale norvegese, il teen drama riesce ad adattarla agli usi e alle abitudini italiane. La regia è sublime e i dettagli sono, ancora una volta, definiti con minuziosità. Non è da meno la fotografia, in cui l’architettura nostrana e le accese tonalità di colori quasi si fondono, regalandoci scene mozzafiato.

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A causa della complessa situazione attuale, sfortunatamente è venuto a mancare l’elemento social che ha sempre contraddistinto lo show. Nonostante l’assenza di un fattore così importante, la serie è tuttavia riuscita a mantenere un ritmo coinvolgente, anche grazie all’immediata distribuzione di tutti i 10 episodi da parte di Netflix.

Così la serie tv si conclude esattamente come è iniziata: con un toccante monologo sulla giovinezza trascorsa insieme agli amici di sempre, sugli errori commessi e sulle aspettative per il futuro. La quarta stagione non si limita quinci a raccontare la storia di Sana, ma ha l’arduo compito di chiudere un intenso ciclo narrativo iniziato nel 2018. E con quel nostalgico, ultimo saluto all’adolescenza nell’ultimo episodio ci riesce magistralmente.

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