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John Watson non è mai stato un santo

John Watson
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Questo articolo contiene spoiler sulla 4×01 e sulla 4×02 di Sherlock. Se non avete visto le puntate, non proseguite nella lettura.

 

John Watson è un mostro. Questo è il responso di buona parte del fandom – che già aveva criticato il tradimento del medico nei confronti di sua moglie nella 4×01 – dopo aver visto l’ultima puntata di Sherlock. Un mostro perché protagonista di un episodio molto brutto di violenza nei confronti di Sherlock Holmes. In una scena, infatti, lo vediamo prendere a pugni e a calci Sherlock, nonostante quest’ultimo sia drogato, allucinato e soprattutto indifeso (indifeso più nel senso che non si difende, permettendo a John di picchiarlo, perché – ricordiamolo sempre – Sherlock è esperto di arti marziali e, sia pur debilitato, sarebbe più che in grado di restituire all’amico ogni colpo, se solo volesse).

John Watson
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Ora, questa scena ha giustamente turbato buona parte degli spettatori. E dico giustamente non in maniera ironica – perché il comportamento violento di John, per quanto possa essere comprensibile, non può essere giustificato. Nessun comportamento violento può mai essere giustificato e questo voglio che sia ben chiaro perché il mio scopo non è difendere John per quello che ha fatto, bensì mostrare che John non è passato da essere un uomo retto e pio nelle precedenti tre serie a un violento fedifrago. Insomma, Moffat e Gatiss non sono improvvisamente impazziti, rendendo OOC (out of character) il personaggio per il puro gusto di inserire una scena forte e violenta, che scuotesse gli spettatori.

John Watson, infatti, pure avendo molte qualità positive – è coraggioso, leale, in una certa misura anche paziente, intelligente – non è mai stato né un eroe né un santo. E Sherlock Holmes non è certo un povero bambino innocente e indifeso, non dimentichiamocelo mai. Sherlock ha tenuto dei comportamenti nei confronti di John che posso essere letti come abusi psicologi: lo umilia in continuazione facendolo sentire un idiota e/o comunque non alla sua altezza, gli offre del caffè che crede essere drogato per un esperimento (The Hound of Baskerville), gli fa assistere al suo finto suicidio, gli fa credere per due anni di essere morto, ecc.

Ora, è vero che il finto suicidio Sherlock l’ha messo in atto per salvare John, tenuto sotto tiro da un cecchino. Però bisogna ricordare che sotto tiro non c’era solo John, ma anche Mrs. Hudson e Lestrade. Quindi non l’ha fatto solo per John, come si tende a credere. E inoltre, una volta che ha finto la sua morte, una volta che i cecchini sono stati neutralizzati, fare una telefonata a John, chiedendogli di mantenere il riserbo e di continuare a far credere agli altri che fosse morto? Oppure farsi vedere al cimitero, prima di partire?

Eppure erano in molti a sapere che Sherlock non era morto davvero: i suoi genitori, Mycroft, Anthea e un po’ di gente del governo (che li ha aiutati a mettere in atto il piano), Molly, 25 barboni… Insomma, Sherlock magari non ha avuto scelta nel momento in cui si è ‘buttato’ dal tetto, ma ha scelto dopo e ha scelto di lasciare che John credesse di essere morto.

Tornando a John, fin dal primo episodio, lo vediamo come un uomo disastrato, pieno di traumi e complessi. Un uomo solo, che ha tagliato i ponti con la famiglia, che non ha amici, che si tiene tutto dentro (non parla neppure con la propria terapista) e che plausibilmente sta pensando di suicidarsi. Ha una zoppia psicosomatica che non vuole affrontare e non sembra stia cercando un lavoro, nonostante la pensione militare non gli consenta di restare a Londra e pagarsi un appartamento. Senza contare che risponde male sia alla psicologa che a Stamford, suo collega all’università.

È proprio Stamford a parlargli di Sherlock quando John afferma che nessuno lo vorrebbe come coinquilino. Ecco, se John fosse l’eroe che si pensava prima della 4×02, perché avrebbe faticato a trovare un coinquilino? È un militare e in quanto tale abituato all’ordine e alla pulizia (qualità che – sono certa concorderete con me – sono decisamente gradite quando si convive con qualcuno), è un medico, la sua zoppia non è molesta per gli altri, non è un invalido quindi nessuno deve occuparsi di lui…

Certo la sua sindrome post-traumatica potrebbe essere forse un problema, ma già prima di metà puntata veniamo a sapere da Mycroft (interpretato peraltro da uno dei due autori della serie e per questo usato spesso per esprimere il loro pensiero) che John non ha nessuna sindrome post-traumatica: a John, infatti, la guerra manca e Sherlock Holmes gli permette di tornare a combattere.

Comunque, stavo parlando di Stamford. L’uomo dice a John che conosce un’altra persona che nessuno vorrebbe come coinquilino. E il nostro invece di preoccuparsi perché, insomma, se nessuno vuole Sherlock come coinquilino un motivo ci sarà, è tutto: “oh, che bello, andiamo a conoscerlo!”

E, una volta incontratolo, si sente sciorinare da Sherlock un sacco di dettagli intimi e imbarazzanti sulla sua vita privata e invece di esserne giustamente spaventato, ne è affascinato. E accetta di andare a vivere con lui nonostante l’uomo parli di ‘frustini lasciati nell’obitorio’.

Senza soffermarci troppo sul fatto che neanche ventiquattrore dopo uccide a sangue freddo un uomo per salvare il suddetto neo-coinquilino (fidandosi delle sue deduzioni, nonostante praticamente non lo conosca) e dopo ne ride, vediamo che John ha diversi episodi di violenza nel corso della serie. Non parlo di quando stanno lottando con dei criminali, ma di altri momenti.

In A Scandal in Belgravia Sherlock gli chiede di tirargli un pugno. John inizialmente si tira indietro, ma quando l’amico lo colpisce, inizia a menarlo e non si ferma quando Sherlock glielo chiede.

In The Reichenbach Fall tira un pugno al capo della polizia, reo soltanto di aver fatto il suo lavoro, arrestando un uomo su cui pendevano delle accuse gravissime.

In The Empty Hearse lo vediamo prendere a pugni e a testate uno Sherlock redivivo. A causa di questo comportamento violento, viene sbattuto fuori da almeno tre locali diversi.

In His Last Vow sloga il polso a Billy (che non avrebbe mai usato il coltello che ha in mano, lo si capisce chiaramente) in un modo totalmente gratuito.

Quindi, sì, John Watson non è un santo. È un uomo spesso violento, che reagisce in modo violento quando è ferito, frustrato, ecc. E qui abbiamo un John Watson con alle spalle molti più traumi rispetto alla prima stagione: la finta morte di Sherlock, la scoperta che la moglie è un’assassina e ha sparato a Sherlock, la morte di Mary dopo averla tradita, anche se solo con dei messaggi…

Concludo dicendo che in Sherlock tutti i personaggi sono esseri umani che nella realtà non vorremmo incontrare:

  • Sherlock è un assassino (oltre a tutto il resto);
  • Hudson è la vedova del capo di un cartello che gestiva lo spaccio di droga, di cui conosceva le attività e di cui ancora gode i frutti (le case al centro di Londra, la macchina) e che a un certo punto ha fatto giustiziare dalle autorità con l’aiuto di Sherlock;
  • Mycroft Holmes è assetato di potere (di cui abusa a più non posso), maniaco del controllo, stalker;
  • Molly Hooper ha problemi con l’alcool ed è attratta da uomini pericolosi (Sherlock, Jim).

Forse l’unico che si salva è Greg Lestrade e dico forse perché di lui sappiamo ancora troppo poco per avere un quadro completo.

Written by Olimpia Petruzzella

Tra un'indagine con Sherlock Holmes e un viaggio e l'altro col Dottore, sono anche riuscita a laurearmi in Archeologia (River, grazie ancora per quella dritta... e per avermi presentato Euripide!) e fare un master in sceneggiatura alla Silvio D'Amico. Perché siamo tutti storie, alla fine. Ed è meglio farne una buona, no?

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