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Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare: eccolo qui, il mio modo di dire preferito in tutto il suo realismo. Non è necessariamente vero che i sogni son desideri, né tantomeno che si stava meglio quando si stava peggio. È però assolutamente vero che tra teoria e pratica, tra idea e realizzazione, c’è una bella differenza. In alcuni casi, con una buona dose di sforzo, il fare riesce a ricalcare bene il dire. In altri casi ciò che avrebbe potuto (o dovuto) essere lascia spazio a qualcosa di diverso, spesso deludente. Prendiamo per esempio le serie tv. Possiamo riassumere la casistica in tre macrogruppi: buona idea e conseguente buona realizzazione (esempio: Stranger Things), brutta idea e conseguente nessuna realizzazione, buona idea e meno buona realizzazione (The Last Man on Earth, ma potrei continuare).
Quest’ultima casistica spesso avviene con riferimento ai cosiddetti high concept. Con high concept intendiamo un’idea di racconto – principalmente ma non solo audiovisivo – impattante, accattivante e memorabile. Sono concept chiari e netti, basati su una situazione macro con tanti possibili sviluppi. Idee che si vanno a contrapporre ai cosiddetti low concept, storie dallo sviluppo più psicologico e introspettivo. Un high concept tende a essere più semplice da proporre e raccontare prima della sua realizzazione, grazie ad ambientazioni e situazioni specifiche e contingenti. Per intenderci, i blockbuster di solito appartengono a questa categoria. Ma, come abbiamo detto, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e non tutti i grandi pitch si rivelano poi grandi serie tv. Qualche esempio? Di nuovo The Last Man on Earth, ma stavolta è arrivato il momento di continuare la lista.
1 – Snowpiercer

Un tentativo di porre fine al riscaldamento globale rende il mondo un invivibile deserto ghiacciato i cui unici sopravvissuti vivono in un treno che si muove a moto perpetuo attorno alla Terra.
Bella premessa quella di Snowpiercer, serie tv andata in onda per quattro stagioni dal 2020 al 2024. Premessa presentata per la prima volta dal fumetto francese Le Transperceneige e condivisa dal regista coreano Bong Joon-ho, che ne ha fatto nel 2013 una delle sue opere cinematografiche più conosciute e poi ha ben pensato di articolarla in una serie tv come produttore esecutivo. Una premessa ancora migliore se pensiamo al fatto che la vita all’interno del treno sopracitato ricalca fedelmente il sistema di disuguaglianze che caratterizza notoriamente il mondo in cui viviamo. Con questo punto di partenza – e un illustre precedente cinematografico alle spalle – Snowpiercer sembrava destinata a essere un grande successo, andando a indagare attraverso il racconto post-apocalittico il mondo contemporaneo. Ma c’è un ma, perché la serie tv non ha funzionato come sperato.
A minare dalle fondamenta la serie sono stati diversi fattori separati ma in qualche modo connessi, tra nuovi personaggi non sempre convincenti e personaggi “classici” non sempre all’altezza della caratterizzazione che avevano avuto nel film. I fattori principali però sono due. Innanzitutto la difficoltà della serie Snowpiercer di reggere il confronto con un film che di successo ne aveva avuto di più. In secondo luogo – ma non meno importante – la necessità di strutturare tempistiche di narrazione nuove, da adattare al più dilatato formato seriale senza perdere il ritmo serrato che aveva avuto il film. Il risultato? Il confronto non è stato retto, e Snowpiercer ha perso l’occasione di restare memorabile. Peccato.
2 – Invasion

La Terra subisce l’invasione di una specie aliena che minaccia l’esistenza di tutta l’umanità.
Cominciamo questo punto con un’affermazione che va fatta: questo concept non è assolutamente niente di nuovo nel mondo dell’intrattenimento, cinema o serialità che siano. Proprio per questo, avendo numerosi precedenti illustri, l’idea alla base di Invasion in un primo momento ha convinto senza esitazione. Non un solo punto di vista, non il classico “tutti gli eventi catastrofici succedono a New York”, ma storie diverse tra America, Europa e Asia. Storie di persone normali, con i loro problemi quotidiani, che diventano parte di qualcosa di molto più grande. Insomma, un’idea niente male, se non fosse che qualcosa nella realizzazione è andato storto.
Buona parte della critica imputa questo Qualcosa innanzitutto alla lentezza della trama. La situazione avanza, certo. Ma lo fa in maniera meno coinvolgente e più lenta di quanto ci si aspetterebbe da una serie che fonda se stessa su un’invasione aliena. Ad accompagnare il fattore trama c’è però anche il fattore personaggi, da molti considerati poco interessanti e troppo stereotipati. Morale della favola: avere un high concept di livello è sicuramente un’arte, ma un’arte forse ancora più importante è quella di riempirlo e concretizzarlo con storie credibili e interessanti. E Invasion in questo, con buona pace delle sue tre stagioni all’attivo, ha ancora qualcosa da imparare.





