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I teen drama stanno cambiando profondamente. E Gen V ne è l’ennesima dimostrazione

Mettiamo subito in chiaro una cosa: un teen drama ambientato all’interno dell’universo di The Boys è, inevitabilmente, unico rispetto a ogni altro prodotto dello stesso genere. Gli anni ’90 e i primi anni 2000 furono quelli che conobbero l’esplosione di questo genere nonostante, è opportuno sottolinearlo, vi siano ancora oggi definizioni differenti di teen drama. Da un lato infatti c’è chi inserisce nel genere solamente serie come The O.C., Dawson’s Creek o Sex Education, soltanto storie dunque che mostrano prettamente ed esclusivamente la vita, le relazioni e i problemi di adolescenti in contesti verosimili; altri invece preferiscono una definizione più ampia, allargando lo spettro e coinvolgendo anche narrazioni ben diverse, a patto che i protagonisti rientrino nella fascia d’età adolescenziale (la stessa fascia d’età, talvolta, va oltre l’adolescenza). Oramai però la scelta prevalente è la seconda, motivo per cui Gen V viene considerato un teen drama a tutti gli effetti.

Con la seconda accezione, occorre dunque ammettere che il genere è sempre stato piuttosto vario. Narrazioni fantascientifiche o fantasy sono da anni una parte importante delle produzioni seriali teen. In passato ci sono già state altre serie decisamente folli: basta citare quel gioiellino di Buffy l’ammazzavampiri, prova che già nel ’97 il teen drama sul piccolo schermo poteva essere estremamente vario. Gen V però inizia ben 26 anni dopo. Durante questo tempo non solo il genere è cambiato, anche tutto il mondo delle serie tv ha attraversato molti cambiamenti mentre, nel frattempo, il pubblico mutava profondamente. Lo stesso pubblico delle serie per adolescenti è mutato profondamente in quanto, in precedenza, era principalmente composto da adolescenti (con le opportune eccezioni). Oggi invece serie come Stranger Things, Mercoledì o Sex Education vengono viste da tutti, senza la stessa disparità presente in precedenza.

Gen V, ereditando un pubblico variegato dagli appassionati di The Boys, non è stata immediatamente percepita come una serie teen drama. Invece è una grande rappresentante del genere, rivelando le nuove frontiere che questo può raggiungere

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Gen V (640×360)

Gen V aveva un compito tutt’altro che semplice. Doveva essere una storia di adolescenti e per adolescenti ma, al tempo stesso, essere una narrazione apprezzabile da tutti. Oltretutto era necessario essere in grado di inserirsi perfettamente proprio nel tessuto narrativo di The Boys. L’impresa si presentava ardua: gli amanti della serie principale, sulla carta, sembravano essere quelli più lontani da un racconto di relazioni e problemi adolescenziali. Le conseguenze del finale della terza stagione di The Boys sono rilevanti anche nello spin-off. I protagonisti stessi, per quanto giovani, sono supereroi; dunque subiscono completamente le decisioni e gli eventi della serie principale tratta dal fumetto di Garth Ennis.

Invece Gen V è riuscita sorprendentemente a convincere quasi tutti. E lo ha fatto senza rinunciare a nulla. Si tratta sia di un ottimo teen drama sia di un ottimo spin-off, in grado di proseguire la storia principale (sarà curioso vedere quali conseguenze avrà sulla quarta stagione di The Boys) inserendo intelligentemente cameo da parte di importanti personaggi della serie ammiraglia. Nessuna apparizione è forzata, non si ha mai la sensazione di seguire vicende del tutto secondarie: tutto è finalizzato ad avere conseguenze rilevanti per l’intero universo narrativo di riferimento.

Al netto del fatto di essere un ottimo spin-off, Gen V funziona ottimamente anche come teen drama a sé

Gen V (640×360)

Di fronte a un pubblico così lontano da tematiche adolescenziali, sarebbe stato molto più semplice limitarle, parlando semplicemente di ragazzi che si ritrovano a vivere vicende supereroistiche. Invece la narrazione affonda le sue radici in una scuola e lo fa in modo molto attento. Gen V descrive ragazzi che devono vivere (o convivere) con i poteri. Poteri che hanno sempre un grande influsso sullo sviluppo della loro psiche. Spesso le conseguenze possono comportare traumi terribili, come avviene con la protagonista Marie, talvolta incentiva condotte violente e crudeli come nel caso di Rufus. Traumi infantili, fobie, malattie, violenze: questi comportamenti che l’essere umano compie o subisce, vengono alimentati dai superpoteri che i personaggi possiedono. La definizione dell’identità di genere di Jordan è veicolata da un superpotere che garantisce il cambiamento. Persino la difficoltà ad accettare il proprio corpo, il peso e la bulimia sono rappresentate dal potere di Emma. Occorre fare un plauso a chi si è occupato della scrittura della serie; è evidente infatti che si tratta di persone che conoscono le maggiori patologie adolescenziali (e non solo) e hanno trovato il modo per comunicarli attraverso i poteri.
Questa caratteristica è un’idea molto fine e intelligente. Ci si può domandare se i superpoteri vengono determinati dalla persona, da caratteristiche profonde dell’animo del singolo, o se invece sono i poteri stessi ad accompagnare l’individuo verso determinati tratti. Un discorso molto attento, un interrogativo che forse verrà svelato nel futuro della serie. La Godolkin University però è una scuola assolutamente credibile nel mondo di The Boys poiché la crescita, le gioie, i sogni e i traumi dei ragazzi sono determinati dalla presenza dei poteri. La loro volontà ad ambire a essere i numeri 1 della scuola, le attività che svolgono, la ricerca di popolarità nel mondo televisivo o sui social: tutto quanto avviene esattamente come nel nostro mondo ma con un’accezione sempre diversa, sempre legata al tipo di superpotere che possiede il singolo.

Talvolta sembra essere il potere stesso a determinare il futuro dell’adolescente, a seconda dell’utilità che può avere in ogni ambito. I poteri però influenzano anche le relazioni, la cui presenza non può mancare in un teen drama

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La relazione tra Luke e Cate è la prima che ci viene mostrata. La scoperta dei poteri di Cate però rivela importanti informazioni sulla coppia. Cate, per quanto in forma non del tutto volontaria, incarna la persona manipolatrice all’interno della coppia, manipolazione fortemente incentivata dal suo potere. La seguente relazione con Andre, che nasce apparentemente da un sentimento sincero, presenta molte somiglianze. Emma invece fatica ad accettare sé stessa e, soprattutto, soffre non poco per come viene vista dagli altri compagni della Godolkin; costantemente alla ricerca di attenzione, riesce a trovare Sam che, non conoscendo la mentalità tossica scolastica, vede Emma per quello che è, accettandola e apprezzandola senza mezzi termini. Infine va citato il sentimento di Marie nei confronti di Jordan: il fatto che possa cambiare sesso, dopo un breve straniamento, non sembra essere un vero problema perché interessata a Jordan per la persona che è.

In conclusione, Gen V è l’esempio di quanto oggi il genere teen drama sia mutato. Rappresenta la prova della varietà del genere e dei tantissimi modi in cui può essere declinato. Nonostante ciò, inevitabilmente, certi pilastri restano inossidabili, ed è inevitabile che sia così. I problemi però cambiano e la difficoltà ad accettare sé stessi, a capire sé stessi, presentano nuove accezioni. Attendiamo con grande gioia la quarta stagione di The Boys e la seconda di Gen V che, forse, presenterà nuove frontiere a cui il teen drama potrà ambire. È evidente però che oggi i teen drama sono ben diversi da quelli di 20/30 anni fa. Il pubblico è cambiato, gli adolescenti sono cambiati, perciò anche le serie adolescenziali non sono più le stesse.
Possiamo dire però che vedere una serie in grado di essere, contemporaneamente, un ottimo spin-off, un’ottima (e originale) serie supereroistica e un ottimo teen drama è veramente piacere.