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Springfitaly: i bulli gialli di Springfield e quelli “neri” di Milano

I bulli sono dappertutto. Ci piacerebbe dire che “i belli sono dappertutto”, ma mentiremmo. Magari mentiamo anche un po’ a dire che i bulli sono dappertutto, perché magari non sono proprio dappertutto-dappertutto, intendo dire che potrebbe esistere qualche metro quadro, che so, in Siberia o nel deserto, che ha la fortuna di non conoscere questo tipo sociale smargiasso e mutante. Tuttavia, penso di poter affermare con una certa cognizione di causa (e chiunque abbia mai frequentato una scuola, un bar, o anche solo l’oratorio può farlo) che in ogni società esiste almeno una manifestazione concreta e contingente della rivisitazione violenta di Arthur Fonzarelli. Questo avviene nella realtà, come nella finzione. Non vi ho convinto? Posso portarvi qualche esempio corroborante.

SPRINGFIELD (parliamo di quello de I Simpson, non del capoluogo della contea di Hampden nel Massachussetts, e, quindi, di un luogo immaginario): diciamocelo pure, ne I Simpson ci sono i meglio bulli di sempre. Andiamo in ordine. Innegabile che il nostro Bartolomeo Jojo Simpson (Bart, per gli amici) sia il tipico bulletto: ce lo denuncia già il suo nome, infatti Bart non è altro che l’anagramma di “brat”, “monello” in inglese. La sigla ce lo mostra sempre intento a scrivere una nuova frase di punizione sulla lavagna, a ricordarci che ogni giorno ne combina una. Per non parlare di tutte quelle che fa al povero preside Skinner e all’altrettanto povera maestra Caprapal. Anche il suo slogan è emblematico del suo essere bullo (benché riconosciamo che “CIUCCIATI IL CALZINO” sia molto più elegante di “MINCHIA OH, DIAMO FUOCO A QUELLA BANCA!”). A quanto pare, qui non si sta parlando di un bulletto qualsiasi, ma di uno che è stato inserito nell’elenco dei Cento personaggi più influenti del XX secolo dal TIME. C’è addirittura chi avanza l’ipotesi che innalzerebbe Bart dalla sua comoda posizione di bulletto a quella dell’ Ubermensch nietzschiano: («È possibile che Bart Simpson rappresenti la perfetta incarnazione dell’ideale nichilista di Friedrich Nietzsche?») bah, noi dubitiamo che Matt Groening avesse in mente l’Oltreuomo mentre disegnava Bart e Nietzsche non avrebbe mai potuto concepire un essere tanto spassoso, ma questo rimarrà tra i misteri della fede. Il nostro beneamato skater non è di certo l’unico bullo della serie, anzi, è forse anche il meno preoccupante. Ecco subito Secco Jones, Patata e Spada. Due parole di presentazione, anche se i loro nomi basterebbero da sé. Secco ha sempre in testa una berretta viola, indossa una maglietta con un teschio, jeans e converse. Mr Jones non fa altro che bulleggiare secchioni. Ha diciotto anni, ma frequenta la quinta elementare – succede così a chi ama tanto l’istruzione, dalla scuola non ci esce mai. In realtà, non è duro per nulla e si commuove guardando Soap opera messicane. Con le ragazze non se la cava bene e la perspicacia non è il suo forte. Basti una battuta «Cacchio! Hai baciato una ragazza! Ma quella è roba da effemminati!» (capita spesso che il bullo sia un pirla!). Un elogio, tuttavia, dobbiamo farglielo: nel momento della totale delusione, sa abbracciare il giusto cinismo e camminare verso l’unica soluzione possibile: deluso, dichiara di non credere più a nulla, per questo si iscriverà a Giurisprudenza! (e non venite a dirmi che I Simpson non sono geniali).

 I suoi scagnozzi non sono da meno: Patata è pluriripetente, possiede una Hyundai ed è un padre divorziato – «…lo dico sia come teenager che come genitore di un teenager» lo sentiamo dire in una puntata (si veda parentesi precedente) e se la fa con la madre di Secco Jones. Poi c’è Spada che serve giusto a far numero. Infine, il re dei bulli di Springfield: Nelson Muntz, il vero capobanda. Famoso per i suoi smutandamenti e i suoi «Ah-ah!», ha una situazione famigliare molto difficile: sua madre fa la spogliarellista, suo padre è uscito a comprare le sigarette senza mai tornare e casa. Ora, Nelson e la madre vivono in una roulotte.

ITALIA (parliamo di quello staterello europeo a forma di stivale che ha vantato per anni il primato culturale e artistico mondiale, e ora può vantare un evidente primato in “arresto del processo evolutivo” che persino Darwin si zittirebbe esausto. In alcuni casi ci piacerebbe dire che questo luogo è immaginario, ma non è così): nel Bel Paese ci sono tanti bulli che potrebbe addirittura chiamarsi Bul Paese. Solo qualche esempio (anche se si potrebbe riempire la Biblioteca di Alessandria di esempi). I bulli del mondo vero sono di gran lunga peggiori di quelli del mondo immaginario, già anche solo per il fatto di essere veri, ma mica solo per quello. Qualcuno di loro avrà una storia triste quanto o peggio di quella di Nelson, è fuori discussione, ma una smutandata durante la pubertà la si perdona, altre cose no. Ad esempio, c’è questa gang di pischelli tra i 15 e i 17 anni che qualche anno fa si è divertita a trascorrere la serata dando fuoco a un senzatetto (e ci piacerebbe molto dire che è stato un evento isolato). Alcuni individui decisamente più che maggiorenni (per l’anagrafe, s’intende!) hanno deciso di prendere in giro un ragazzino di dieci anni più giovane perché sovrappeso, arrivando a lesionargli l’intestino con un compressore. Poi ci sono anche quelli che trovano qualsiasi occasione per andare a fare un macello e spaccano le vetrine dei negozi, danno fuoco alle macchine, ma tutto ammattanti del coraggio del proprio volto – sì, coperto e col casco.

Come spesso accade, tuttavia, ecco che il mondo immaginario, anche se si tratta di un mondo che  solitamente irride quello reale, cerca di salvare la situazione raccontandoci un finale diverso, proponendoci un’alternativa.

Nella puntata La redenzione del bullo (stagione 24 de I Simpson) accade questo: a Springfield c’è un avvenimento importante, di risonanza mondiale, ma non tutti sono d’accordo con lo svolgimento dell’evento e quindi organizzano una manifestazione per esprimere il proprio dissenso. Tra i dissidenti ci sono anche personalità bizzarre: Telespalla Bob che in realtà spera solo di sgamare Bart e ucciderlo, il reverendo Lovejoy che considera questi eventi mondani la massima espressione della blasfemia, Krusty il Clown che sfrutta la manifestazione come trovata pubblicitaria e altri. Poi, dalla folla informe, se ne escono quattro tizi tutti in nero, coperti in viso, che imbrattano tutti i muri, sfasciano ogni vetrina – il bar di Boe, il supermarket di Apu -, incendiano macchine, fanno persino un gran casino con la centrale nucleare. Ovviamente il commissario Winchester sta mangiando ciambelle e i suoi scagnozzi, senza i suoi ordini, non sanno che fare. Ve la taglio un po’ . I quattro non vengono presi né riconosciuti, ma noi scopriamo che si tratta di Nelson, Secco, Patata e Spada. Insomma, succede che il giorno dopo i quattro bulli si rendono conto da soli di aver fatto una cavolata, tornano in strada, vestiti colorati, a viso scoperto, chiedono scusa, pagano i danni e puliscono strade e muri. E poi, svuotati di ideali e sogni, si iscrivono tutti a Giurisprudenza!

Ok, ok, questa puntata non esiste, ma ci piacerebbe esistesse… fosse anche solo perché, a quanto pare, ai Simpson retta la si dà sempre.

Matt Groening, io ci penserei su, se fossi in te…

Elisa Belotti

Written by Elisa Belotti

Siamo qui per parlare di questo mondo e di mille altri, per ridere, riflettere e immaginare. “Sono un idiota, io sono un pazzo, lo so... ma sono stato una buona lettura, giusto?”, vorrei dirvi che è mia, ma mentirei: è di un tale Hunter S. Thompson. Sperando di poterla dire anche io, un giorno.

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