3) Billions

Quando Billions debutta nel 2016, entra nel panorama delle serie tv con un’identità chiarissima: raccontare il potere contemporaneo attraverso la finanza. Ma ridurla a una serie su hedge fund e procure federali sarebbe un errore clamoroso. Billions è, prima di tutto, una guerra psicologica travestita da drama economico.
La serie ruota attorno allo scontro tra Bobby Axelrod, magnate della finanza autodidatta e aggressivo, e Chuck Rhoades, procuratore federale deciso a colpire l’élite economica corrotta. Due uomini diversi, ma speculari. Entrambi convinti di essere nel giusto. Entrambi disposti a oltrepassare ogni limite pur di vincere.
La forza di Billions sta nella scrittura dei personaggi. Axelrod non è un villain classico: è un uomo cresciuto dal nulla, che si è costruito da solo e che considera il denaro una forma di legittimazione personale. Chuck non è un eroe puro: è ossessionato dal controllo, dal potere morale, dalla necessità di dimostrare la propria superiorità etica. Il conflitto tra i due non è solo legale: è ideologico.
La serie tv utilizza il mondo della finanza come metafora di un sistema più ampio, dove tutto è negoziabile, tutto è manipolabile, tutto è strategia. Le battaglie non si combattono con armi, ma con informazioni, alleanze, ricatti e intuizioni psicologiche. Ogni episodio è una partita a scacchi.
Serie tv e potere contemporaneo
Uno degli elementi più interessanti è il modo in cui Billions rappresenta il capitalismo estremo. Non lo demonizza in modo superficiale, ma lo mostra come un ecosistema dove la moralità è flessibile e la sopravvivenza dipende dalla capacità di anticipare l’avversario. Anche il ritmo è parte del suo fascino. Dialoghi serrati, riferimenti culturali continui, battute intelligenti che richiedono attenzione. Billions non semplifica. Ti costringe a stare al passo.
Nel contesto delle serie tv degli ultimi dieci anni, Billions ha avuto un ruolo preciso: portare il conflitto politico-economico al centro della narrazione mainstream. Ha dimostrato che una serie tv può parlare di hedge fund, manipolazione di mercato e insider trading senza risultare fredda o distante. Il denaro diventa linguaggio, arma e ossessione.
Ma soprattutto Billions ha intercettato un sentimento diffuso: la sfiducia verso le istituzioni e verso l’élite economica. In un’epoca segnata da crisi finanziarie e disuguaglianze crescenti, la serie ha offerto uno sguardo lucido e spesso spietato su chi detiene davvero il potere. Non è stata una rivoluzione stilistica come Atlanta, né un fenomeno pop come Stranger Things. È stata una serie tv intelligente, cinica e profondamente figlia del suo tempo. E proprio per questo, dieci anni dopo, resta una fotografia potentissima del mondo che abbiamo vissuto.
4) The Crown

Quando The Crown debutta nel 2016, la sensazione è immediata: non è solo una serie biografica sulla monarchia britannica, è un’opera che vuole ridefinire il modo in cui la televisione racconta il potere. Peter Morgan prende la figura di Elisabetta II e la trasforma in un prisma emotivo attraverso cui osservare mezzo secolo di storia occidentale. Ma il vero colpo di genio della serie non è nella ricostruzione storica, bensì nella sua capacità di umanizzare l’istituzione più rigida e distante del mondo moderno.
Elisabetta non è mai rappresentata come una semplice icona. È una donna costretta a sacrificare ogni frammento di spontaneità sull’altare del dovere. Il conflitto centrale della serie non è politico, ma intimo: la tensione costante tra ruolo pubblico e desiderio privato. Ogni stagione scava in questa frattura. Il matrimonio con Filippo, il rapporto con Margaret, le crisi istituzionali, l’evoluzione della monarchia nel mondo contemporaneo. Tutto viene filtrato attraverso una lente emotiva che trasforma eventi storici in drammi personali.
La produzione è monumentale, ma non è mai puro sfoggio estetico. La fotografia, i costumi, le scenografie servono a sottolineare la solitudine di un trono che non ammette fragilità. Il cambio di cast ogni due stagioni, scelta rischiosa, si rivela invece coerente con il passare del tempo e con la trasformazione interiore dei personaggi.
Serie tv e potere istituzionale
Nel panorama delle serie tv, The Crown ha dimostrato che il racconto del potere può essere sottile, introspettivo e quasi silenzioso. Non c’è bisogno di esplosioni o colpi di scena forzati: basta uno sguardo trattenuto, una parola non detta, una decisione che pesa come una condanna.
A dieci anni dal debutto, The Crown resta una delle produzioni più influenti dell’era streaming. Ha elevato lo standard qualitativo delle serie storiche e ha dimostrato che la televisione può affrontare la Storia senza trasformarla in spettacolo superficiale.
5) Dirk Gently’s Holistic Detective Agency

Se c’è una serie del 2016 che ha incarnato la libertà narrativa più pura, quella è Dirk Gently’s Holistic Detective Agency. Basata sui romanzi di Douglas Adams, la serie non si limita ad adattare il materiale originale: lo destruttura, lo reinterpreta e lo trasforma in un’esperienza audiovisiva completamente imprevedibile.
Dirk non è un detective nel senso classico del termine. È un personaggio convinto che tutto sia collegato in un grande schema cosmico. E la serie segue esattamente questa filosofia: eventi apparentemente casuali si intrecciano fino a comporre un mosaico surreale. Il risultato è una narrazione che sembra caotica, ma che trova sempre una sua logica interna.
L’alchimia tra Dirk e Todd è il cuore pulsante della storia. Todd è scettico, razionale, ancorato alla realtà. Dirk è entusiasta, folle, visionario. Il loro rapporto è ciò che permette allo spettatore di orientarsi in un universo narrativo che continuamente ribalta le aspettative.
Visivamente, la serie è un trip psichedelico: colori saturi, scenografie eccentriche, ritmo frenetico. Ma sotto la superficie assurda si nasconde una riflessione sulla casualità, sul destino e sull’idea che ogni evento, per quanto insignificante, possa avere un peso nel grande disegno delle cose.
Serie tv e sperimentazione pura
Tra le serie tv del decennio, Dirk Gently è stata una delle più coraggiose. Non cercava il consenso di massa, non inseguiva formule consolidate. Era consapevolmente eccentrica. La sua cancellazione prematura non ha impedito alla serie di diventare un cult. Anzi, ne ha amplificato il fascino. Dieci anni dopo, è ancora un esempio di quanto la televisione possa essere creativa quando decide di rischiare davvero.







