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La classifica delle 10 Serie Tv più sopravvalutate presenti attualmente su Netflix

Serie Tv sopravvalutate Netflix

Sono tante le serie tv sopravvalutate su Netflix che hanno goduto di un seguito e di una visibilità immeritate. Vuoi per una campagna marketing aggressiva, vuoi per un intrattenimento che attira i giovanissimi o i nostalgici di ogni età ci sono show che proprio non meriterebbero tanta attenzione, soprattutto se pensiamo a tanti altri gioielli ingiustamente trascurati se non addirittura cancellati.

Le serie tv sopravvalutate di Netflix sono in massima parte produzioni originali.

Ma sono presenti anche show acquisiti a suon di milioni. In ogni caso il risultato è lo stesso, scadente, o comunque molto al di sotto rispetto a quello che sarebbe stato lecito attendersi per l’attenzione mediatica rivolta loro. Non mancano tanti teen drama ma anche commedie e perfino una serie italiana che ci ha davvero ingannato tutti: tra le serie sopravvalutate di Netflix questa è una delle più deludenti. Ma tra scandali e presunta corruzione, seconde stagioni nate solo a furor di popolo e serie cult con protagonisti raccapriccianti c’è davvero molto da scoprire. Iniziamo, allora!

10) 13 Reasons Why

Serie Tv sopravvalutate Netflix

Una serie che aveva diviso il pubblico già nella sua prima stagione ma che aveva comunque avuto una risonanza eccezionale. Nella rappresentazione delle vessazioni più o meno gravi che in 13 Reasons Why portano al suicidio di Hannah una buona fetta di pubblico ha rivisto le proprie. Ha riconosciuto un sistema, quello scolastico, malato e incapace di rispondere ai bisogni dei giovani ma soprattutto una società e un’educazione familiare deficitarie: il successo, l’apparire, la perfezione emergono come valori assoluti, divinità a cui tutti, non solo i giovani tendono. E così gli studenti, gli amici/nemici di Hannah diventano semplicemente l’espressione in piccola scala di tutte le brutture dei nostri tempi, di noi stessi.

Non giudichiamo, perciò, sopravvalutata la prima stagione, nonostante qualche naturale passo passo e giro a vuoto. Non c’è esagerazione come taluni hanno detto e neanche patetismo ma crudezza e realismo. Il successo, perciò, è senza dubbio meritato e la serie si colloca tra le punte di diamante del genere teen drama. Ma poi tutto è cambiato con la seconda stagione: il seguito di pubblico si conferma ma stavolta è ampiamente immeritato perché 13 Reasons Why perde potenza, diventa ridondante, a tratti stucchevole e posticcia. Una stagione nata, pare evidente, da esigenze d’ascolti e che non ha saputo aggiungere nulla -anzi, ha tolto- alla serie. Insomma, tra le serie tv sopravvalutate su Netflix non può mancare 13 Reasons Why anche se le colpe vanno tutte, o quasi, al suo infausto rinnovo.

9) Riverdale

Serie Tv sopravvalutate Netflix

Rispetto a The Society (che vedremo tra qualche posizione), Riverdale non ha l’ardire di uscire dal seminato, da quel genere teen drama per cui è stata pensata. Eppure, anche in questo caso c’è un’evidente sopravvalutazione: è evidente che il teen drama goda di un successo particolare, facilmente raggiungibile e che spinge a molte produzioni di questo tipo. A farne le spese nel caso di Riverdale sono gli Archie Comics da cui solo formalmente prende le mosse la serie. I tratti in comune con i fumetti sono davvero limitati ma non hanno provocato le critiche che ci si poteva attendere. Le ragioni? Riverdale non ha mai avuto l’ardire di indirizzarsi agli amanti dei fumetti mantenendone integrità e coerenza costitutiva. Fin da subito ha fatto sì che il suo pubblico fosse quello di giovani, in gran parte del tutto a digiuno di Archie Comics. Giovani, anzi giovanissimi desiderosi di un intrattenimento leggero ma con intreccio ben congeniato e continui rivolgimenti di trama.

Il successo di cui Riverdale gode, seppur dovuto a spettatori molto giovani, è ingiustificato. Una serie che tutti abbiamo sentito nominare e che forse siamo stati perfino tentati di iniziare ma che, se avete avuto l’ardire e la sfortuna di guardare, si rivela in tutta la sua tragica inconsistenza tra momenti di trash (voluti), tanta superficialità, qualche picco erotico e un mondo di figure stereotipate. Insomma, vuoto, vuotissimo intrattenimento con una trama, però, che può risultare intrigante. Troppo poco per giustificarne il successo quanto mai immeritato.

8) Élite

Elite

Sono numerosi i teen drama in questa rassegna ma non fatevi ingannare: non critichiamo il genere in sé capace di regalare anche prodotti di buona se non eccellente qualità (Skins, Skam, Euphoria, …) ma il suo utilizzo per serie di scarso o nullo valore. È il caso tra gli altri di Élite che definire trash è fare un clamoroso complimento. Non c’è solo questa voluta esasperazione di scene e personaggi che potrebbe anche risultare accettabile perché intenzionale ma una totale incoerenza in tutto lo show. I personaggi sono macchiette inconsistenti, assurde, senza senso. Le trame appaiono per nulla credibili con situazioni forzate fino all’inverosimile in cui la sospensione dell’incredulità lascia il passo a un fastidio irrefrenabile.

La scuola in cui si muovono i diversi personaggi è il solito luogo di perfezione formale che dovrebbe nascondere alle spalle tutte le ipocrisie e magagne ma l’ambiente risulta a dir poco irrealistico e gli stessi insegnanti sembrano figurine trovatesi a passare per caso in quell’ambiente edulcorato. Ovviamente non mancano sesso a profusione, droghe e drammi di ogni tipo per mettere un po’ di pepe e rendere il tutto un bel calderone di spazzatura pronta all’uso. Ma qual è l’uso? Un vuoto intrattenimento per ragazzi che li modella ancor di più nelle dinamiche malate e superficiali che già si trovano a dover affrontare nei loro ambienti scolastici. Una serie non solo inutile ma anche dannosa, fatta di nulla e profondamente distorta. Eppure ne sentite parlare ogni giorno quasi fosse un imperdibile appuntamento seriale. Pietà.

7) Freud

Freud

Al momento dell’uscita (2020) Freud ha fatto registrare numeri clamorosi in termini di visualizzazioni ed è rimasta in cima alla classifica delle più viste per interi mesi. Tutti amanti della psicanalisi? Non proprio. La serie mescola storia e fantasia con esoterismo, casi investigativi e mistery di vario genere. Insomma, una bella accozzaglia che trasforma la figura del fondatore della psicanalisi in tutt’altro.

Una follia vera e propria più che una serie che ha anche l’ardire di darsi come titolo quello del personaggio storico che tradisce completamente nel racconto. Non c’è nulla di Freud, non ce ne voglia l’interprete, in questo individuo né nelle situazioni strampalate, al limite dell’assurdo che si trova ad affrontare. Non c’è nulla di psicanalitico nella serie ma solo un tentativo sbilenco di rivisitazione totale della storia modellata a uso e consumo di un pubblico sempre propenso a misteri, thriller e atmosfere seducenti. Si spiega così il grande seguito di pubblico a cui non corrisponde il parere positivo della critica tesa a sottolineare, giustamente, tutte le debolezze di una serie che appare sensazionalistica e vuota. Al quindi posto tra le serie tv sopravvalutate di Netflix.

6) The Ranch

Serie Tv sopravvalutate Netflix

A Netflix devono aver pensato che costasse meno produrre una serie vecchia di trent’anni che acquisirne una già fatta. Nasce così The Ranch, una comedy nata vecchia, con risate registrate, sketch impostati, telecamere statiche, ambientazoni confortanti. No, non siamo più nell’epoca d’oro della commedia classica ma nessuno pare averlo detto ai produttori. In un mondo che ha ormai visto mutare la risata piatta e leggera in qualcosa di più, nella generazione delle dramedy sempre pronte a far ridere con una smorfia, Netflix prova ad andare in controtendenza con The Ranch. Saranno forse spariti gli amanti della comedy old style? Certo che no, e allora perché non riproporla tale e quale?

Se non fosse per il faccione di Ashton Kutcher e la qualità di ripresa video priva di quelle luci calde sparate a mille faremmo fatica a contestualizzare questa serie. Non c’è nulla che contenutisticamente si discosti dal modo di fare tv di trent’anni fa. Un padre burbero, due fratelli molto diversi, qualche ragazza a corredo e un ambiente country con musica… country. Gli elementi di modernità sono contenutissimi e si legano soprattutto a espedienti comici che mettono in risalto il contrasto generazionale tra padre e figli. Niente che non fosse già presente nelle vecchie comedy seppur con altre tematiche.

Insomma, The Ranch è una comedy classica, e allora? E allora non è neanche così male se vuoi un intrattenimento vacuo e fine a se stesso e se ti fa ridere certa comicità stantia e tradizionale. Il problema è l’incredibile favore di critica che questa serie ha ricevuto, totalmente ingiustificato e a tratti ridicolo. Non può certo essere una patina nostalgica, qualche sketch vecchio stile e personaggi che interagiscono bene tra di loro a renderla degna di attenzione: una serie che semplicemente non sorprende mai, che ti dà esattamente quello che ti aspetti e che va esattamente dove ti aspetti che vada. Rassicurante, certo, ma niente di più. Degnamente perciò tra le serie tv sopravvalutate di Netflix.

5) Una mamma per amica

Una mamma per amica

Longeva, iconica, amatissima: Una mamma per amica è uno dei misteri seriali più grandi di sempre. E no, non perché sia un mistery ma perché non si comprendono neanche lontanamente i motivi che ne hanno decretato la fortuna. Non è solo la totale inconsistenza delle trame e dei personaggi ma anche il piattume registico e il vuoto contenutistico a elevarla a regina del nulla. Il rapporto madre-figlia, un rapporto edulcorato, scenico, fittizio ha rappresentato forse una proiezione dei desideri di tante madri e ragazze (forse più madri) bramose di rivedersi nel rapporto tra grandi amiche che Rory e Lorelai intrattengono sulla scena.

Paradossalmente i momenti migliori per la serie vengono da figure di contorno (i nonni della ragazza, ad esempio) che garantiscono alcuni passaggi più piacevoli e riusciti allo show. Ma in massima parte siamo di fronte a una serie il cui successo appare eccessivo. Anche la figura di Rory, tanto più dopo il disastroso revival, risulta un esempio negativo tanto a livello relazionale quanto morale. Una ragazza costantemente proiettata su se stessa, carina quanto basta per non aver mai dovuto affrontare le difficoltà di altri adolescenti, sempre pronta a passare da un amore all’altro con la naturalezza con cui affronta svogliatamente i problemi degli altri.

Ipocrita ed egoista (come abbiamo sottolineato in questo articolo) Rory è forse uno dei personaggi televisivi involontariamente più negativi di sempre. Non si tratta di un character costruito per essere tale, un villain complesso e sfaccettato ma semplicemente una ragazza che non meriterebbe il ruolo di protagonsta che le è stato assegnato. Si fatica a trovare in Una mamma per amica qualcosa di positivo: di certo una delle serie più sopravvalutate della storia.

4) The Politician

Serie Tv sopravvalutate Netflix

Ryan Murphy, si sa, è una garanzia: Glee, American Horror Story, American Crime Story. Tutto quello che tocca sembra proprio diventare oro. Non sorprende dunque che Netflix abbia messo in gioco una cifra altissima (300 milioni) per garantirsi l’esclusiva di questa ennesima produzione a firma di Murphy. E non possiamo neanche dire che la serie sia del tutto negativa: la storia è quella di giovane aristocratico che ha l’obiettivo di diventare presidente degli Stati Uniti. Per farlo, naturalmente, deve farsi amare: tra impegno sociale, difesa degli ultimi, attenzione alle minoranze, tutto fa brodo per guadagnarsi le simpatie degli elettori.

The Politician è una comedy scansonata che a tratti riesce a rendere bene le ipocrisie della politica. Lo fa con leggerezza e gusto, esasperando a tratti la narrazione e i suoi personaggi. E così scade a volte nell’assurdo, nel dissonante, facendo storcere la bocca per una rappresentazione non sempre pregnante e ben centrata. The Politician, insomma, si perde a volte in soluzioni troppo iperboliche e non si inquadra chiaramente in un genere confondendo ironia, serietà, drama e satira. Non un male a priori ma lo diventa se gli elementi si mescolano male o non risultano perfettamente comprensibili. E questo a volte accade in questa serie. Ma a pesare è soprattutto, non potrebbe essere diversamente, l’alto costo per l’esclusiva che Netflix ha speso.

La potente campagna marketing messa in gioco ha garantito alla serie una fama notevole, soprattutto negli Stati Uniti che non ha però comportato una fortuna assoluta. Fosse stata una serie tra le altre non avrebbe certo sfigurato ma presentata come punta di diamante del palinsesto non può che apparirci del tutto sopravvalutata. Se non altro da certa critica a cui non ha fatto da contraltare un uguale amore da parte del pubblico. Pretenziosa? Forse un pochino. Di certo tra le serie tv sopravvalute di Netflix.

3) The Society

The Society

Presentatosi come la trasposizione su piccolo schermo del capolavoro di William Golding, Il signore delle mosche, The Society si è presto guadagnata la sua fetta di pubblico grazie a tematiche teen e misteri carichi di tensione. Un successo, o quasi, a livello di pubblico ma che rappresenta una sconfessione totale del romanzo con cui non ha la benché minima attinenza. Non c’è la critica goldingana alla società, anzi all’uomo, malato fin dalla nascita di una cattiveria animalesca ancestrale. Non c’è l’immaginifica rappresentazione di una comunità di bambini a costante cavallo tra religiosità e furia animalesca. Quello che appare in The Society sono un gruppo di adolescenti che si barcamenano tra lotte di quartiere, amori caduchi, sentimentalismo a buon mercato, patetismo insensato.

Una serie di cui è difficile trovare un pregio e che trova una minima giustificazione alla sua inutilità soltanto nel genere, teen drama, che spiega la presenza di tematiche così infantili e di emotività adolescenziale. Un serie da giovani e per giovani che non ha forse alcuna altra pretesa e che non sarebbe stata certo giudicata sopravvalutata se non si fosse presentata (e fosse stata elevata da taluni) a trasposizione del romanzo. Così facendo, invece, il pubblico e gli autori l’hanno esposta a un infausto confronto che la vede soccombere malamente. Non ha ragione di godere della pubblicità e del seguito di pubblico che certa sponsorizzazione gli ha garantito. E intanto altre serie, ben più meritevoli, finiscono nell’oblio…

2) Emily in Paris

Emily in Paris

Tra le serie tv sopravvalutate d Netflix è una delle uscite più recenti di questa rassegna. Pensate che la serie ha perfino ottenuto perfino due candidature ai Golden Globes come miglior serie comica e miglior musical televisivo (ma sembra che dietro ci sia un vero e proprio scandalo fatto di corruzione). Emily in Paris gode di una fama consolidata e il tam-tam mediatico insieme a una buona campagna pubblicitaria le ha garantito vasto seguito di pubblico. Eppure non sono mancate le fondatissime polemiche per una serie che vorrebbe presentarsi come ironica, leggera e frizzantina ma risulta solo vuota, arrogante e fastidiosa. Esattamente come la sua protagonista, un’americana trapiantata a Parigi che guarda tutti dall’altro della sua supposta superiorità, imponendo i suoi modi e il suo modo di vedere le cose agli altri.

Questo visione egocentrica viene a influenzare perfino l’immagine che la serie restituisce di Parigi, totalmente anacronistica e irreale basata su stereotipi tutti americani. Una città fiabesca in cui domina una patinata raffinatezza e un’aura magica. La bella, bianca, statunitense protagonista fluttua in questa casa di bambole tra luci d’atmosfera, misticismo consumistico, sfilate per le vie degne delle migliore influencer. Un sogno, insomma, se non fosse per quei francesi sporchi, brutti e cattivi, nel vero senso della parola. Per fortuna c’è Emily a portare a Parigi le sue competenze, il suo stakanovismo, la sua raffinata arguzia e a combattere contro la pigrizia, l’arretratezza e l’inferiorità culturale di questo indegno popolo!

E non regge neanche la giustificazione che la serie si presenti volutamente caricaturale: non c’è ironia, non c’è sarcasmo salace. C’è la grettezza mentale in una rappresentazione dei francesi e della Francia che è l’emblema della più tipica ignoranza statunitense. Per esserci ironia dovrebbe esserci una qualche aderenza alla realtà, un’esasperazione di effetti difetti: qui non c’è niente di tutto questo. C’è solo una ragazzina viziata, snob, a cui la vita arride costantemente, mai chiamata a confrontarsi con la realtà, chiusa in un mondo patinato di lustrini e paillettes che sinceramente non solo non ci interessa osservare ma ci infastidisce perfino. Via, via! Perché ne stiamo ancora parlando?

1) Curon

Curon

Tra le serie tv sopravvalutate di Netflix quella più sorprendente (in negativo). Ci ha illuso tutti, anche se alcuni sono ancora reticenti ad ammetterlo. L’abbiamo sopravvalutata ancora prima di vederla all’opera: un thriller dalle tinte noir che prometteva di tenerci incollati allo schermo grazie anche ad atmosfere uniche e dal fascino irresistibile. Ci siamo cascati in pieno, siamo letteralmente impazziti per mesi per una serie di cui sapevamo troppo poco. Era tutto quello che avevamo sempre desiderato ma d’improvviso la realtà ci ha riportato con i piedi per terra.

Curon è una serie che è stata venduta benissimo, che ci ha garantito di mostrarci qualità, tensione, pathos. Il Twin Peaks italiano! Il Dark italiano! Ma la verità è stata tristemente un’altra. Curon è un’accozzaglia di elementi malposti, confusi e confusionari, incerti, balbettanti, fragili e inconsistenti presi a solo e inseriti in una trama generale a dir poco deficitaria. Manca la visione d’insieme, la grandiosa coerenza narrativa di un Dark, serie progettata minuziosamente da cima a fondo. Manca attenzione ai dettagli, anzi, mancano i dettagli ma viene meno anche tutto il resto che crolla come un grandioso castello di sabbia. Anche la recitazione non appare di livello, spesso accademica o eccessivamente enfatica. Un fallimento, insomma, di una delle serie che abbiamo colpevolmente sopravvalutato anzitempo.

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Scritto da Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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